Torna Etétrad, musica e balli dal mondo

Due anni fa, giusto in questi giorni, trasmettevo al mio blog le sensazioni dopo la full immersion vissuta tra i villaggi di pietra di Avise durante l’edizione 2013 di Etétrad, che avevo immaginificamente definito la Woodstock delle Alpi. Etétrad torna tra qualche giorno dopo un anno di interruzione e compie diciotto anni. I fondatori, i Trouveur Valdotèn, la famiglia Boniface, hanno ceduto qualcosa sul piano organizzativo alla nuova Fondazione Etétrad, ma ne mantengono saldamente le scelte artistiche. D’altra parte, in Italia, quasi nessuno come loro – tutti musicisti sopraffini – conosce a fondo la materia: la musica trad, il balfolk, la world music.
I quattro giorni di Etétrad – da giovedì 27 a domenica 30 agosto – si svolgono tra Gressan e Aymavilles, dove le amministrazioni comunali hanno puntato forte, insieme alla Regione, sulla manifestazione. Nel programma c’è musica per tutti i gusti (30 gruppi) con tanto balfolk per gli appassionati che, si prevede, arriveranno a migliaia. Organetto, cornamusa, violino, ghironda saranno i padroni del festival. Tornano Nicolò Bottasso e Riccardo Tesi, si rivede Lou Dalfin, non può mancare Vincent Venso Boniface perché è il padrone di casa. Come pure sono attesi gli Orage. Personalmente mi sono segnato diversi appuntamenti a cui non voglio mancare. Quello con il flautista Jérémie Mignotte, ad esempio, giovedì pomeriggio, che alla sera si esibirà con il suo gruppo Djal. E ancora, a notte fonda, Shantel, al secolo Stefan Hantel, che ha un grande seguito in tutta Europa con la sua ‘balkan music’ elettronica.
Venerdì è il grande giorno di Lou Dalfin, trent’anni di sfolgorante carriera: prima la presentazione di un libro dedicato al gruppo, poi un concerto aperitivo prima di cena e infine, alle 23, il concerto vero e proprio. Completano la serata i Tre Martelli, ospiti abituali di Etétrad.
Il pomeriggio di sabato alla Cave des Onze Communes di Aymavilles è ricco di proposte: il folklore di Cogne con fisarmoniche e tamburi, l’organettista musicologo canavesano Rinaldo Doro, l’originale trio Estremìa (organetto, pianoforte, beatbox) e l’intera famiglia Boniface (Trouveur Vaoldotèn) a cui si deve appunto la nascita di Etétrad. La serata/nottata poi è strepitosa con la musica bretone dei La Godinette, gli ormai famosi L’Orage, ovvero il rock delle montagne, il geniale duo Cyrille Brotto e Guillaume Lopez, autentica musica dei Pays d’Oc e infine Stygiens, gruppo di balfolk tutto italiano nato dalla creatività di Nicolò e Simone Bottasso.
Infine domenica il papà dell’organetto italiano, Riccardo Tesi, proporrà il suo recentissimo lavoro sul repertorio legato alla resistenza partigiana: non può che essere Bella Ciao il titolo dello spettacolo. Ma ci sarà ancora balfolk con il quartetto francese Mister Klof e i fratelli Christophe e Jean-Loup Sacchettini, Frères de Sac, ospiti abituali delle montagne valdostane.
Ma la vera curiosità della serata è l’esibizione del Coro Moro, formato da un gruppo di profughi africani richiedenti asilo, presi in carico da una comunità di Pessinetto, in Val di Lanzo. Cantano in piemontese! Anche questa è solidarietà e integrazione.
Ho tralasciato tutto quanto riguarda gli stages di strumenti e musica d’insieme (chissà se in una futura vita riuscirò a imparare a suonare l’organetto…), i corsi di balli folk, le presentazioni di libri, i tanti concerti aperitivi, le esposizioni e tutto il contorno gastronomico e logistico che fa di Etétrad un grande festival oltre a un progetto culturale di tutto rispetto.
Tutto quanto occorre sapere sugli appuntamenti di Etétrad 18 è sul sito.

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