Ho letto “Il cartello” di Don Winslow

Togli la fede a un fedele, il credo a un credente, e cosa avrai? Il più implacabile dei nemici.
Leggere Il cartello avendo parallelamente sotto mano le cronache di questi giorni è stata davvero un’esperienza unica. Avevo detto che la realtà supera la fantasia, ma la finzione di Don Winslow è ben ancorata alla quotidianità del Messico. Già ne avevo avuto prova leggendo Il potere del cane. Non avevo ancora posato il libro che era avvenuto l’assalto ad un casinò messicano, con modalità simili a quelle contenute nel romanzo. Questa volta il mondo ha assistito impotente all’omicidio della giovane Gisela Mota, sindaca appena eletta della cittadina di Temixco. In una nazione in cui i sindaci nominano il capo della polizia è ovvio che non può mancare il controllo da parte dei narcos.
La cosiddetta Guerra della Droga è una porta girevole. Elimini un tizio e subito un altro occupa la sedia rimasta libera a capotavola. Le cose non cambieranno mai finché esisterà questo insaziabile appetito per le droghe. Che ha origine lì, dalla loro parte del confine.
Nel romanzo di Winslow avviene praticamente la stessa cosa con Marisol Cisneros, medica guapa e coraggiosa sindaca di Valverde, nel distretto di Juarez. E’ la donna di Art Keller, l’agente americano protagonista del romanzo (e del prequel Il potere del cane), strappato dalla preghiera e dalla quiete del convento dove si è rifugiato per riprendere la lotta alla droga.
Keller è diventato un blues, uno dei perdenti di Tom Waits, uno dei santi di Kerouac, un eroe di Springsteen sotto le luci delle autostrade americane e i neon dei locali.

La figura di Marisol è però ispirata alla vicenda di Gorrostieta Salazar. Era la moglie del sindaco di Tiquicheo, sopravvissuta a un attentato nel 2009 con molti proiettili nelle gambe, nello stomaco e nel petto. Le donne sono fondamentali in questo romanzo, sia che abbiano il coraggio di resistere a tutto (sono sindache, medici, giornaliste, poliziotte), sia che si tratti di mogli o amanti (le segundere) dei capi dei vari cartelli e che abbiano velleità di comando. Le donne ricche hanno mariti troppo addomesticati, e amano sentire parole sconce che provengono dai quartieri bassi.
Altro fatto sconcertante è stato l’arresto di Joaquín Guzmán Loera “el Chapo”, capo del cartello di Sinaloa, avvenuto l’8 gennaio scorso con modalità a tutti note (la volontà di far realizzare un film sulla propria vita e l’intervista fattagli da Sean Penn). Nel libro di Winslow il capo di Sinaloa è  Adán Barrera, anche lui fuggito dal carcere in modo rocambolesco e che vive in clandestinità ma con i lussi di un satrapo: Bere, mangiare e scopare. Cosa c’è di meglio nella vita? Barrera è acerrimo nemico di Art Keller su cui ha messo una taglia di due milioni di dollari (poi diventati cinque) e tutto il romanzo è incentrato sulla lotta e la reciproca caccia tra i due. Tuttavia il personaggio che vorrebbe farsi un film è “Crazy” Eddie Ruiz, un feroce narcos che saltabecca tra un cartello e l’altro e non disdegna di collaborare con la polizia. Quale polizia, se ormai tutti sono corrotti? Questo è un vero problema, perché tutto il libro è disseminato di doppiogiochisti e traditori. E la domanda è sempre la stessa. “Plata o plomo?” ovvero prendi i soldi e ti adegui oppure ti imbottisco di piombo. E così che i vari cartelli o bande – Sinaloa, los Zetas, Ms-13, Los Negros, CdG, i Tapia, i Fuentes – riescono a reclutare i loro uomini e a formare veri e propri eserciti che si combattono per il predominio dei vari territori (molto utile è la mappa delle regioni messicane pubblicata ad inizio libro, perché torni continuamente a consultarla). Un fiume di droga – cocaina, metamfetamine, eroina, erba – si riversa negli Stati Uniti attraverso le frontiere colabrodo e un mare di dollari fa il viaggio contrario rimpinguando le casse dei trafficanti messicani. Poche volte emerge nel corso del romanzo il rovescio della medaglia. Gli Stati Uniti, con tutte le loro sigle – La rivalità tra la Dea e la Cia è forte, la tensione tra le due agenzie è tremenda, la fiducia reciproca è zero. – combattono strenuamente i trafficanti ma si pongono il problema della domanda e del consumo tra i loro cittadini?
Il libro di Winslow è imponente (quasi 900 pagine) e grande aldilà della mole. L’autore scrive che si tratta di un’opera di fantasia ma gli eventi descritti sono ispirati a fatti reali. In un suo articolo apparso su Repubblica il 10 gennaio compone una sorta di Spoon River del Messico, materiale immensamente ricco di spunti per i suoi romanzi. E se si pensa che a “el Chapo” sono imputati 23 mila omicidi…
Prenderai la pensione, affitterai un appartamento a Tucson e diventerai il tizio patetico di mezza età che si trova in tutti i bar alle due del pomeriggio? Comincerai a giocare a golf? A produrre birra artigianale?  Ti metterai a leggere i grandi libri classici? Occuperai il tempo in qualche modo fino all’arrivo della biopsia con le cattive notizie, e nel frattempo cercherai di convincerti che non hai fatto ciò che hai fatto, che non hai visto ciò che hai visto, che i tuoi incubi sono frutto di fantasia e non un’immagine appena un po’ più surreale della tua vita surreale?

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