State pronti, arriva Ététrad 2016!

Esiste un popolo nomade appassionato di musica e di balli tradizionali che si dà appuntamento in giro per l’Europa ovunque si svolgano festival del genere. A questi si accodano vari ‘professional’: organizzatori, liutai, costruttori di organetti, manager musicali, giornalisti, perché il ‘bal trad’ è un settore particolare e di nicchia ma ha pur sempre risvolti di business. Così gli appassionati passano dal parco di Château d’Ars a La Châtre en Berry nel dipartimento dell’Indre in Francia dove in luglio si svolge Le son continu, incontro di musiche e danze che vanta anche un frequentato salone della liuteria e un’esposizione di strumenti popolari antichi al Boom Bal Festival di Lovendegem nelle Fiandre orientali, in Belgio, in programma a fine agosto. Ma sono tantissimi i festival oltralpe, basta scorrere i calendari dei diversi paesi per rendersene conto. Tutti hanno in comune l’organizzazione di stage di strumenti e corsi di danza.
In questo contesto si è inserito da tempo Ététrad, che per molti anni si è tenuto a Fenis, poi nel 2013 si è svolto ad Avise, nel 2015 a Gressan/Aymavilles e quest’anno dal 19 al 21 agosto approda a Charvensod, località Plan Felinaz, ancora più vicino ad Aosta e all’uscita dell’autostrada. Da sempre – le edizioni sono ormai diventate 19 – poggia sulle spalle dei fondatori, la famiglia Boniface (i Trouveur Valdotèn), ma ora il festival ha raggiunto una sua stabilità organizzativa con la giovane Associazione Ététrad ed è diventato una piccola Woodstock al di qua delle Alpi.
“Musiche del Mondo” è il claim scelto da Ététrad, che invita ad ascoltare e non solo sentire e lancia l’hashtag #lamusicadelnostrotempo. Scegliere e non “lasciar scegliere”, professano gli organizzatori, laddove l’industria musicale multinazionale uccide l’intelletto e la fantasia, “Ététrad scandisce la spinta di quei soggetti animati che con la loro genialità riescono a riportare la nostra sensibilità verso certi valori; quei valori che conoscevano i nostri nonni, che significavano comunità e condivisione, estro e saperi, da proteggere e celebrare. Se il nostro tempo non ci sembra più in grado, proviamo un vecchio trucco: la Musica. E andiamo a cercarla là dove sgorga libera come l’acqua, forte come la terra e calda come la pelle di chi vuole ballare, suonare, cantare e sperare ancora in un mondo migliore”.
Il programma della 19ma edizione è composto da numerosi eventi divisi in concerti, balfolk, incontri con gli artisti, stage di danza, di musica d’insieme e di strumento.
Dal mondo arrivano i Nema Problema, fanno musica balcanica e a dispetto del nome sono italianissimi. Vantano un’attività internazionale decennale e numerosi dischi all’attivo. Ugualmente italiana, con base a Genova, è l’Orchestra Bailam, che propone un repertorio di musica klezmer, greco-turca ed egiziana, contaminato con la tradizione popolare italiana.
La vivacità della musica d’Oltralpe è rappresentata dal concerto del gruppo La Chavannée – associazione culturale e storico ensemble proveniente dal Bourbonnais (Centro Francia) – che da decenni costruisce nuovi scenari musicali attorno agli strumenti tipici della loro terra quali la cornamusa e la ghironda. Di ritorno a Ététrad sono gli Astoura, provenienti dalla stessa regione, un gruppo che mescola i suoni che  scaturiscono da organetto, ghironda e cornamusa con l’elettronica. Nasce così un meticciato electrotrad tutto da ballare. Risalendo verso nord in terra francese il viaggio di Ététrad continua con i gruppi Ciac Boum, un trio – due violini e accordeon – che fa musica da ballo delle regioni del Poitou e del Limousin, e Oriaz, un quartetto bretone di musica in puro stile “fest-noz”.
C’è poi la musica popolare italiana con un personaggio d’eccezione come Lucilla Galeazzi, considerata la migliore interprete del canto popolare del centro e sud Italia. E ancora Roberto Tombesi, organettista e autore trentino, ricercatore e cultore della musica delle Alpi orientali e del nord Italia sin dagli anni ’70, che si presenta fresco del suggestivo album In ‘sta via.
Le aree delle Alpi Occidentali sono rappresentate da molti gruppi. I già citati Trouveur Valdotèn; i Baìa Trio con Gabriele Ferrero, Enrico Negro e Francesco Busso ovvero un violino, una chitarra, una ghironda e tre voci al servizio (quasi) esclusivo della musica delle Valli Occitane di cui sono i massimi esperti; Quinta Rua, vasto e spettacolare collettivo poligenerazionale (come amano definirsi) e multistrumentale di musicisti provenienti dal Biellese, capaci di abili incursioni tra le varie espressioni di danze provenienti da tutta l’Europa; Violons Volants, giovane formazione violinistica cresciuta attorno alla figura di Rémy Boniface che da anni si occupa della diffusione del violino “popolare”; Estremìa che rappresenta l’incontro inconsueto tra l’organetto, il pianoforte e la beatbox, un trio in cui confluiscono varie influenze musicali, dal jazz al rap, affondando le radici nelle molteplici sfaccettature melodiche contemporanee legate alla danza folk; i valdostani L’Orage forse il gruppo di Folk-Rock più conosciuto e affermato nel panorama italiano della canzone d’autore, noto per la sua spiccata sensibilità nel coniugare strumenti tradizionali alpini legati con i formidabili testi di Alberto Visconti. E ancora il duo di cornamuse formato da Vincent Boniface e Paolo Dall’Ara, il duo Walden di recente formazione, ghironda e pianoforte e la formazione valdostana di Cor des Alpes.
Ho citato tutto alla rinfusa, tralasciando di ricordare le tante iniziative collaterali. Si può rimediare consultando il programma alla pagina Ététrad 2016.

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