Napoli è “Passione” – di John Turturro

Prendetevi un’ora e mezza e guardate questo film, disponibile su Rai Play (Ray Play santa subito!). Passione è un film musicale del 2010 diretto da John Turturro che era uscito nelle sale nel 2010 dopo la presentazione alla 67ª Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia. Diversamente da quel che può apparire non è un susseguirsi di videoclip. In effetti non è neppure un film musicale, ma un film su Napoli e sulla canzone, una emozionante passeggiata attraverso i decenni accompagnati dallo sguardo amorevole e nello stesso tempo disincantato di John Turturro. Non l’avevo mai visto prima e ieri sera – benedetto zapping – sono incappato su Rai 5 dove lo trasmettevano. E oggi me lo sono guardato da cima a fondo su Rai Play (certe volte sono addirittura contento di pagare il canone!).
Mi sono ri-emozionato guardando Passione. Sono stato assalito da ricordi, da tanta musica ascoltata (e anche suonata, una fortuna aver ‘imparato’ a suonare la fisarmonica da piccolo…).
Ma torniamo a Napoli, come racconta Turturro accompagnandoci: “Questa è una città ‘dipinta’ di suoni e la musica ne è una componente essenziale. Ci sono alcune zone molto povere e la musica è un veicolo emozionale, la fuga attraverso il sogno, quasi una forma di preghiera, che si creda o no in Dio”.
Ci sono 15 canzoni interpretate, reinterpretate e addirittura recitate. Più altre soltanto accennate per strada, anche dalla gente comune perché “qui si sente il bisogno di cantare. Nonostante tutto la gente continua a cantare“.
Alcuni brani sono cinematograficamente spettacolari, ad esempio Comme facette mammeta nell’esecuzione di Pietra Montecorvino, ‘danzata’ da alcune ragazze nello storico palazzo dello Spagnolo, location di tante pellicole ambientate a Napoli (Il giudizio universale, Mi manda Picone, La pelle, Questi fantasmi, Piedone lo sbirro…). Oppure Il canto delle lavandaie del Vomero, una canzone popolare napoletana del 13° secolo di protesta contro la dominazione straniera, riprese effettuate nella incredibile Piscina mirabilis a Bacoli. E ancora Dove sta Zazà? ambientata nei vicoli e nei mercatini del centro storico e cantata da Pietra Montecorvino e dall’attore statunitense Max Casella. Né poteva mancare una rilettura di Malafemmena di Totò in forma di sceneggiata, con Massimo Ranieri e Lina Sastri. Anche in questo caso dentro un palazzo storico di Napoli.
John Turturro si è divertito a interpretare uno scavatore in Caravan Petrol e un secondino nella splendida versione di Peppe Barra di Don Raffaè.
Ma l’apoteosi della napoletanità è l’arcinota Tammurriata nera, sulla nascita dei bambini neri, frutto dei rapporti tra soldati americani e donne napoletane. E’ ancora Peppe Barra a cantarla e a spiegarla. Il brano sconfina e si mescola poi in Pistol Packin’ Mama, successo americano degli anni dell’occupazione e citato dagli autori E.A.Mario e Nicolardi, dove Lay that pistol down, / babe, Lay that pistol down / Pistol packin’ mama, / Lay that pistol down diventa E levate ‘a pistuldà uè / e levate ‘a pistuldà, / e pisti pakin mama / e levate ‘a pistuldà.
Davvero un grande film, davvero siamo tutti un po’ napoletani: sfido chiunque a dire di non aver canticchiato un canzone napoletana. 

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