Ho letto “Crepuscolo” di Kent Haruf

Intanto all’esterno della casa, fuori dalla stanza silenziosa in cui erano seduti, il buio iniziò ad avvolgere le strade.
Presto i lampioni si sarebbero accesi tremolando, sfarfallando, per illuminare tutti gli angoli di Holt.
Ultimo romanzo della trilogia di Kent Haruf, Crepuscolo inizia da dove si era fermato Canto della pianura. Siamo sempre a Holt, Colorado, con gli stessi personaggi del romanzo precedente. Ritroviamo i vecchi fratelli Harold e Raymond McPheron, il cui onesto tran tran di allevatori è molto cambiato da quando hanno accolto nella fattoria, e praticamente adottato, la ragazzina incinta Victoria Roubideaux che nel frattempo ha avuto la piccola Katie. La ragazza però vuole giustamente riprendere gli studi, si è diplomata e andrà all’università a Fort Collins, lontana due ore di macchina da Holt.
Per la successiva mezz’ora rimasero in cucina, chini sul bancone a bere caffè e parlare di come stava Victoria Roubideaux a duecento chilometri da casa, nel posto in cui si occupava da sola della figlia e andava ogni giorno all’università, mentre loro due facevano la solita vita di campagna, con tante cose in meno da fare adesso che lei se n’era andata.
Ritroviamo anche l’insegnante Tom Guthrie che, abbandonato dalla moglie, ha allacciato una relazione con la collega Maggie Jones, proprio la donna che nel romanzo precedente aveva preso a cuore la vicenda di Victoria. Però si affacciano altri personaggi come DJ, un ragazzino orfano che vive con il nonno molto anziano e piuttosto malandato. La vicina di casa è una donna alcolizzata, Mary Wells, abbandonata dal marito e DJ lega con le sue figliolette, in particolare con Dena.
Di nuovo nel capanno, accesero una candela, si misero a sedere e si guardarono…
…Devo andare. Il nonno vorrà cenare.
Non andartene adesso, disse lei.
Tra poco devo proprio andare.
Nei pressi vive anche una strana famiglia di disadattati. Stanno in una roulotte e sono a carico dei servizi comunali, seguiti dall’assistente sociale Rose Tyler. I genitori Betty e Luther sono incapaci di badare a se stessi e tanto meno in grado di seguire i loro bambini, Joy Rae e Richie. Vittime di una brutta storia, gli verranno tolti e affidati a un’altra famiglia.
La Corte fa tutto il possibile perché i bambini restino con i genitori. Ma in questo caso la decisione della Corte è che la cosa migliore per loro è restare in affido.
Non accade nulla di straordinario a Holt, se non le cose normali della vita: nascere, morire, qualche increscioso incidente, conoscere qualcuno con cui condividere un pezzo di vita, che sia l’ultima parte dell’esistenza o solo un episodio intermedio. Questo curiosamente succede a tutte le età, come l’amicizia tra DJ e Dena, come l’affettuosa relazione tra Guthrie e Maggie, e altre ancora che non posso raccontare. Insomma, gioie e dolori sotto questo pezzo di cielo inventato del Colorado. Tante vite intrecciate tra loro e sempre c’è qualcuno che si prende cura di altri, senza fare troppe parole.
A proposito di parole, la prosa di Kent Haruf è scarna e non ha bisogni di molti aggettivi per emozionare.
Quando raggiunse il cancello, si fermò e rimase a guardare la scuderia e i recinti delle mucche. Poi alzò la testa per guardare le stelle. Parlò ad alta voce. Stupido vecchio figlio di puttana, disse. Stupido vecchio ignorante scemo figlio di puttana.
Vi adoro Raymond, Maggie, Victoria, Guthrie, Joy Rae, DJ… e vorrei essere lì con voi a Holt nella sterminata pianura del Colorado!

Trilogia della pianura, di Kent Haruf:
Benedizione
Canto della pianura

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