Ho letto “Sete” di Jo Nesbø

“Otello. Oleg aveva ragione. Non si tratta soprattutto di gelosia ma di ambizione”.
Non avevo più letto Jo Nesbø dai tempi di Il pettirosso e peraltro era rimasta la mia unica lettura delle avventure del poliziotto norvegese Harry Hole. Non oso pensare cosa sia accaduto nei sette libri intercorsi (e nei due precedenti). Di sicuro in questi tomoni ci sono trame incalzanti che non consentono al lettore di abbandonare la lettura. A me è capitato così: 636 pagine divorate a cavallo di Ferragosto. Però se in un giallo si cerca la verosimiglianza è meglio rivolgersi da altre parti, qui c’è troppa fantasia. Così Nesbø si avvicina di più alla fantasmogorica scrittura di un Dan Brown o di un Faletti prima maniera. Niente a che vedere con i classici del giallo scandinavo di cui Henning Mankell è stato un maestro o, tanto per rimanere al freddo, con le cupe atmosfere dell’islandese Arnaldur Indriđason.
Sete mi rimarrà nella memoria per la scoperta di Tinder, la app per il ‘dating’ (gli incontri online) su cui si basa la parte iniziale del romanzo. Giuro che non la conoscevo e alla mia età non è proprio il caso di sperimentarla! Mi rimarrà impresso l’uso esasperato delle nuove tecnologie, non tanto quelle maneggiate dalle forze dell’ordine (dovrebbe sempre essere così) quanto per il fatto che il crimine è molto più avanti nel loro uso. Duplicare le chiavi con un rapido calco e con una stampante 3d mi sembra ancora fantascienza.
La ricerca spasmodica degli effetti a sorpresa nelle ultime pagine, a parer mio, invalida quanto di buono Jo Nesbø ha disseminato in precedenza. Sconfitto il cattivo, l’autore non si accontenta e cerca il cattivo anche tra i buoni. E così allunga il brodo. Ribalta situazioni, inserisce agnizioni e alla fine lascia uno spiraglio anzi un portone aperto per agganciarci una nuova storia. Colpisce nella storia la molteplicità di rapporti irrisolti padre-figlio o madre-figlio che si evolvono nel bene o nel male.
La sete del titolo è quella di sangue praticata da un vampirista. Ma esistono i vampiristi o sono solo ipotesi di studio? Il sangue è quello di donne agganciate con il ‘dating’.
Harry Hole, dopo il suo passato burrascoso come detective, ora ha una vita tranquilla e insegna alla scuola di polizia. Ma viene richiamato ‘ufficiosamente’ in servizio perché sembra esser l’unico che possa mettere fine a quella scia di sangue. Naturalmente i suoi metodi sono ancora quelli di un tempo e la sua diventa una sfida personale al vampirista. E alla fine sarà costretto a conoscere quella stessa sete che aveva combattuto.
In altre parole ci troviamo in una situazione senza vie d’uscita. Quindi, ridotta all’osso, la domanda è: sei disposto a sacrificare la tua spia per catturarmi adesso?”

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