Ho letto “Un mare di plastica” di Franco Borgogno

Guardo perplesso il contenitore di plastica da cui occhieggiano due tomini che ho comprato in gastronomia. Un packaging insolitamente grande per così poco cibo, tanta plastica inutile. Con questo libro Franco Borgogno ci mette in guardia dai nostri stessi comportamenti. La plastica pone in pericolo l’esistenza stessa del pianeta. Inizio dal fondo e dai suggerimenti che queso libro ci fornisce: Dobbiamo partire tenendo a mente la semplice ‘regola delle tre R’: riduci, riutilizza, ricicla. Ovvero l’ABC del nostro atteggiamento verso l’ambiente. Aggiungerei io una terza R: rifiuta. E lo farò da oggi in avanti rifiutando certi imballaggi ridondanti come quello dei tomini.
Altro principio fondamentale su cui Borgogno ci induce a riflettere è che la Terra ha un unico grande oceano con diverse caratteristiche. Non già tanti mari ma uno solo, per cui un cattivo comportamento (banalmente gettare in acqua una bottiglietta) si può ripercuotere in qualsiasi altro punto grazie al gioco delle correnti. Il libro lo spiega bene, scientificamente, con i 5 vortici (5 gyres), Nord Atlantico, Sud Atlantico, Nord Pacifico, Sud Pacifico, Indiano, che governano il movimento delle correnti nell’intero pianeta. “5 Gyres Institute” è anche il nome dell’organizzazione internazionale che si batte contro la polluzione mondiale di plastica nel mare e che ha allestito la spedizione scientifica a cui lo scorso anno ha partecipato, unico italiano, l’autore di questo libro.
Franco Borgogno documenta perfettamente quanto effettuato in quei quindici giorni dell’estate 2016 nel mare Artico, dalla Groenlandia al Canada Occidentale attraverso il mitico Passaggio a Nord Ovest: ha scattato migliaia di foto e girato ore e ore di materiale video. Nel libro ci sono le sue considerazioni, personali e scientifiche. E tanti dati che dovrebbero far riflettere se non inquietare ciascuno di noi.
Intanto il Mare Artico è fortemente inquinato, sia a causa delle popolazioni che vi si affacciano e che non osservano principi fondamentali della conservazione dell’ambiente, sia per il gioco delle correnti di cui sopra. La spedizione aveva l’obiettivo di raccogliere campioni delle micro e delle nanoplastiche presenti nel mare. Apprendo che i rifiuti di plastica che si possono vedere a occhio nudo sono una percentuale molto minima del totale: 5250 miliardi di pezzi galleggiano nei mari di tutto il mondo, solo l’otto per cento è più grande di un chicco di riso. La stragrande maggioranza dell’inquinamento è dovuta a parti inferiori ai 4mm (microplastiche) e a 0,02 mm (nanoplastiche), particelle che finiscono nei pesci e diventano parte integrante della catena alimentare. Presenze sconfortanti riscontrate anche in un luogo che dovrebbe essere un paradiso ambientale come l’Artico. Stime inquietanti dicono che nel 2050 il peso complessivo della plastica presente in acqua supererà quello dei pesci e di tutti gli esseri viventi nell’oceano.
Da una nave appoggio, l’Akademik Sergey Vavilov, partono gli zodiac dei ricercatori ed effettuano i prelievi in dieci punti diversi del Mare Artico. Borgogno ne descrive il metodo di raccolta, per lo più a strascico. Le provette vengono poi inviate alle università partner del progetto. La ricerca prevede anche momenti di osservazione diretta di rifiuti visibili su tratti di spiaggia.
Per Franco Borgogno è un’esperienza unica. Alla scientificità della spedizione unisce la scoperta degli inuit, la popolazione nativa dell’Artide, l’emozionante incontro con gli orsi marini e gli altri abitanti di quel mare, la visione dei ghiacci dalle mille sfumature. Un mare di plastica fornisce dati e numeri circa gli sconvolgenti risultati della missione scientifica. Tuttavia l’autore non demonizza la plastica in toto, ma leva il monito per farci comprendere la gravità della situazione. Introduce però un concetto di cui potevo intuire l’esistenza ma ne ignoravo la scientificità: la citizens science. Ovvero che cosa può fare il normale cittadino se posto sotto la guida e il coordinamento di scienziati e di ricercatori. Vale la pena di approfondire. Intanto a noi non resta che prendere provvedimenti (individuali?) per iniziare a cercare di correggere le devastanti conseguenze di questo inquinamento.

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