Ho letto “Il segreto” di Antonio Ferrari

La storia della gestazione di questo romanzo potrebbe occupare un altro romanzo intero. Antonio Ferrari la limita a poche, estremamente interessanti, pagine in postfazione. Commissionatogli nel 1981 dal suo giornale, il Corriere della Sera, a quel tempo massacrato dallo scandalo P2 come tutto il gruppo Rizzoli, Ferrari ha carta bianca e imposta un romanzo che racconta i segreti che si nascondono dietro l’uccisione di un leader politico: Non è pura fantasia: intreccerò alcune confidenze che ho ricevuto da amici magistrati, preziose notizie ignorate dai giornali e indiscrezioni davvero piccanti, con una trama parallela. Quando il libro è pronto Rizzoli Libri si rifiuta di pubblicarlo. L’autore farà altri tentativi, ma il libro esce solo nel 2017 grazie a Chiarelettere, dopo aver “dormito” in un cassetto per trentacinque anni. Scrive ancora Antonio Ferrari a chiusura della postfazione: Finirà che dovrò ringraziare chi, trentacinque anni fa, rifiutò di pubblicarlo. Oggi il mio racconto combacia quasi con la realtà.
Quanto è scritto nel libro è infatti esattamente come una persona che ha vissuto quei tempi immagina siano andate le cose. Nei giorni del rapimento di Aldo Moro, marzo 1978, mi ero rinchiuso a Ospedaletti per scrivere la mia tesi di letteratura russa. Quando appresi quella notizia non riuscii a combinare più nulla e tornai a casa. Poi lessi subito l’instant book di Leonardo Sciascia, L’affaire Moro. E non ho più smesso di documentarmi e di riflettere sulla vicenda. Ma devo dire che questa pubblicazione mi ha colto di sorpresa.
Ferrari non cita mai Aldo Moro. L’uomo rapito e ucciso è il segretario della Democrazia Cristiana. Il centro della vicenda è spostato da Roma a Milano, lì avviene il rapimento, lì è la prigione, i nomi dei protagonisti sono ovviamente tutti fittizi, ma chi legge, volendo, può esercitarsi a individuare quelli veri. L’auto in cui viene ritrovato il corpo del segretario della DC è una 128 blu, ma in copertina c’è invece la foto della R4 rossa, quella vera, un’automobile tristemente famosa: ROMA N57686. Credo sia stato l’editore a volere quella foto in copertina: va bene depistare, ma è di Moro che si parla.
La trama ci porta tra Parigi, Berlino, Praga, Genova, Milano ma il racconto parte dagli Stati Uniti perché sono coinvolti sicari americani oltre a servizi segreti di mezza Europa e anche d’Israele, diplomazie troppo permeabili, sedicenti centri studi. Da Praga attraverso il muro di Berlino e grazie a compiacenti agenti americani giungono le armi alle Brigate Rosse, che faranno quel che sappiamo.
Ferrari ha il pregio di romanzare una vicenda che è stata sotto gli occhi di tutti per anni, rendendola – purtroppo aggiungo io, preso dall’affanno nella lettura – avvincente. Perché leggendo non si può fare a meno di pensare che è successo per davvero. Il nostro Paese ha coperto, mistificato, cancellato, prima di riuscire a metabolizzare quanto accaduto. E forse non ha ancora finito di farlo.
La storia che non si poteva scrivere, oggi, è persino meno traumatica di quanto sta emergendo dai lavori della commissione parlamentare. Il delitto Moro fu una grande porcheria internazionale.

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Una risposta a Ho letto “Il segreto” di Antonio Ferrari

  1. Gianluca Carpiceci scrive:

    Si può sposare o meno l’ipotesi di qualche complotto internazionale dietro il sequestro e assassinio di Aldo Moro (senza necessariamente bollare la prima posizione come “gusto per il complottismo”), ma quello che mi ha deluso del libro di Antonio Ferrari è il tradimento del contratto non scritto tra un autore e il suo lettore. Cerco di spiegarmi attraverso le domande che mi sono rimaste alla fine della lettura:
    1. è questa un’opera di fiction ispirata a fatti reali? Se così è, come peraltro la definizione di copertina “Romanzo” fa credere, onestamente si tratta di un “romanzo” che ha tantissimi, troppi riferimenti alla realtà per considerarlo come tale
    2. o è questo un lavoro di inchiesta giornalistica narrata sotto la forma di romanzo per renderlo più digeribile al lettore? Se così invece è, temo che il libro sia profondamente insufficiente nella corroborazione dei fatti e identificazione delle fonti. Questo è quello che fa la credibilità della miglior tradizione del giornalismo investigativo anglosassone, purtroppo qui assente.
    Ecco, in questo consiste per me il suddetto “contratto”, nell’essere totalmente chiari e trasparenti su quello che si offre al lettore; e questo onere diventa ancora più critico quando il libro arriva da un giornalista e quando il soggetto è una materia così complessa come il caso Moro.
    Invece qui Antonio Ferrari, confondendo le acque (come se ce ne fosse bisogno), mischiando finzione, immaginazione e non meglio specificate “rivelazioni” con i fatti reali, non chiarendo cosa è finzione romanzesca e cosa è realtà comprovata non offre un grande aiuta ai suoi lettori.

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