Ho letto “Leggende dell’arcipelago toscano” di Gianfranco Vanagolli

Non scopro certo oggi l’importanza della tradizione orale, per secoli e secoli il patrimonio culturale – miti, leggende, favole, canti – si è tramandato così. Tutto questo, piuttosto che si perda, è bene che venga impresso sulla carta. Altrimenti non avrei conosciuto queste storie. Credo che neppure il mio amico Alberto avrebbe saputo raccontarmele a voce, invece che gran regalo mi ha fatto con questo libro! Sono dodici leggende raccolte da un elbano, riese per la precisione, Gianfranco Vanagolli, in gran parte ambientate all’Elba ma anche a Montecristo, Capraia e al Giglio. E’ una seconda edizione di un librino già pubblicato nel 1995 con una preziosa prefazione di un altro illustre elbano, Gaspare Barbiellini Amidei, che allora già paventava un’Elba ...un’altra isola, quella che tanti vogliono sbranare per offrirla self-service ai continentali. E ancora lo scrittore e giornalista scomparso nel 2007 invita a “mettersi a veglia“, sperando che esista ancora un’aia risparmiata dalla tecnomusic. Si possono totanare storie e poi essiccarle come stoccafissi infine metterle in fila, come l’autore encomiabilmente ha fatto con le sue.
Vanagolli ha riscritto le dodici leggende rispettando gli specifici linguistici locali, dopo aver compiuto approfondite indagini filologiche. Tanto che la lettura potrebbe sembrare difficoltosa per i termini usati se non ci fosse un glossario a soccorrere. Sicché diventa piacevole scoprire che accia sta per filo di lana, arembapàmpane sta per vento di tramontana, bafògna è l’afa, chiorba è la testa, erbìno il muschio e così via.
Direi che sono tre gli ambiti da cui attinge la narrazione. Il principale, e non può essere diversamente, sono le invasioni dei saraceni, talvolta semplici razzie sulle isole ‘mordi e fuggi’ a cui può opporsi soltanto la scaltrezza contadina, come Marcovecchio che al Giglio riesce a spaventare gli assalitori dopo aver messo una zucca e una fiocina a ogni finestra. Altre leggende narrano di santi e diavoli. A Rio Castello Santa Caterina riesce a far ruotare su se stessa una chiesa, a Montecristo gli abitanti dell’Elba e di Capraia si contendono le spoglie di San Mamiliano, venerato perché aveva sconfitto il drago. Le reliquie finiranno in mare. Le più divertenti sono due leggende che riguardano Napoleone. In una il generale corso si fa beffe della marina inglese, nell’altra un contadino si trova all’improvviso Napoleone davanti in cerca di qualcosa da bere. Vino, naturalmente, che il corso, schioccando la lingua sul palato, trova buono.
Oltre a raccogliere le leggende Vanagolli, con mano felice, le illustra con alcuni disegni.

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