Ho letto “Mio caro serial killer” di Alicia Giménez-Bartlett

Ma la verità è che a me non piace collaborare con nessuno quando si tratta di svolgere un’indagine. L’idea che il lavoro di squadra sia meglio del lavoro individuale mi riesce del tutto incomprensibile.
E invece questa volta a Petra Delicado tocca collaborare con un membro dei Mossos d’Esquadra, il corpo di polizia della regione autonoma della Catalogna. Tal Roberto Fraile, un giovane un po’ sulle sue, formale e nello stesso tempo dall’impostazione da “scuola di polizia”, che Petra ci mette un attimo a definire un ‘bellimbusto’. L’occasione è data da una nuovo caso che l’ispettrice della Polizia nazionale con il suo vice Fermín Garzón si trova ad affrontare: l’omicidio di una donna single, avanti con gli anni, trovata accoltellata con il corpo martoriato ed evidenti segni di accanimento sul volto. Sul corpo viene trovato un messaggio scritto da un innamorato apparentemente tradito o respinto. L’indole femminista di Petra si ribella a questo nuovo femminicidio e mal sopporta l’affiancamento di un pari grado nelle indagini.  
Gli anni che ti porti sulle spalle devono servire a qualcosa: per esempio a darti il diritto di non tollerare la cretineria altrui e di protestare senza vergogna
.
Il malcapitato Fraile è dapprima indignato e scandalizzato, poi infastidito e infine si adegua agli atteggiamenti e alle modalità investigative di Alicia e Fermín, fatte di continui ‘stop & go’, laddove gli stop sono dati dalle soste alla mitica Jarra de Oro, il locale posto di fronte al commissariato, per libagioni a base di birra e tapas.
– Efficiente e coglione. Che razza di uomo è uno che che fa colazione con un succo di pesca e uno yogurt? Le sembra normale?
E’ lo scontro tra due generazioni: ricordiamo che l’ispettrice è ultracinquantenne e il vice è prossimo alla pensione, mentre il giovane dei Mossos è appena sulla trentina. La situazione si normalizza quando al primo omicidio se ne aggiunge un altro, poi un altro ancora. Tutte donne e con le medesime modalità. I tre poliziotti sono messi sotto pressione dai rispettivi capi. Si profila il serial killer. Presto diventa evidente che tutte le vittime si erano rivolte ad una agenzia matrimoniale per trovare compagnia e avevano conosciuto più o meno le stesse persone.
Barcellona dovrebbe essere proclamata capitale mondiale dei cuori solitari.
L’intuito femminile di Delicado e l’irruenza di Garzón, uniti alle capacità di Fraile, con una buona dose di fortuna dovuta alle conoscenze della famiglia acquisita di Petra portano alla soluzione.
No, mi dissi, il mio caro assassino, chiunque sia, merita un ultimo sforzo, anche se dopo dovessi cadere sfinita.
Mi querido asesino en serie (2017) è l’11° titolo della serie di Petra Delicado a cui vanno aggiunti i racconti pubblicati nelle varie antologie ‘gialle’ di Sellerio. L’inchiesta precedente, Gli onori di casa, era del 2013. Mi pare che la mano della scrittrice catalana nel frattempo si sia alquanto appesantita o che questa pubblicazione risponda alle richieste del mercato editoriale più che a una effettiva ‘vena’ letteraria di Alicia Giménez-Bartlett. La narrazione risulta ripetitiva (la vita privata di Petra, le ‘sciarratine’ – come direbbe Camilleri – tra lei e il vice, le infinite e ormai stucchevoli bevute e mangiate) tanto che la lettura a tratti diventa noiosa.
E un colpevole che non sia colpevole al cento per cento non piace al pubblico. Così come non piace una vittima che non sia vittima al cento per cento. Se ci si mette a pensare dove comincia e dove finisce la malvagità si rischia di diventare matti.

Altro di Alicia Giménez-Bartlett:
Gli onori di casa
Il silenzio dei chiostri

Exit

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