Ho letto “Mattatoio n.5” di Kurt Vonnegut

C’era una tale ironia, in quella storia. Un’intera città finisce in cenere, e muoiono migliaia e migliaia di persone. E poi questo soldato americano viene arrestato tra le rovine per aver preso una teiera.
Quando non si sa come collocare un romanzo si finisce sempre per catalogarlo come ‘letteratura postmoderna’ (oddio, ancora le etichette…!). Se la frammentazione e il paradosso ne sono i tratti distintivi, allora Vonnegut ci può rientrare tranquillamente. Dirò di più. Per le digressioni e i salti repentini (e cosa c’è di più repentino di un continuo salto nel tempo?) si può inserire Mattatoio n.5 nel genere letterario definito ‘realismo isterico’. Proprio per cosa ha generato quella letteratura da L’incanto del lotto 49 (1966) di Thomas Pynchon in poi – si pensi agli odierni Jonathan Franzen, David Foster Wallace e Jonathan Safran Foer – vale forse la pena di andare a rispolverare Vonnegut e il suo romanzo più famoso, Mattatoio n. 5 (1969).
Fin dalla sua prima pubblicazione è stato considerato una sorta di manifesto del pacifismo moderno. A poco meno di cinquant’anni di distanza conserva la sua forma narrativa dirompente ma forse si è un po’ stemperato il messaggio anti guerrafondaio, caratteristica  che, secondo me, invece ha mantenuto il film che ne hanno ricavato – Mattatoio 5 di George Roy Hill (1972) – e che ha la prestigiosa colonna sonora di Glenn Gould che esegue J. S. Bach.
Tra le cose che Billy non poteva cambiare c’erano il passato, il presente e il futuro.
Il romanzo è in parte la testimonianza autobiografica di Vonnegut, americano di origine tedesca, che ha partecipato alla seconda guerra mondiale in Europa. Durante la battaglia delle Ardenne il protagonista Billy Pilgrim viene fatto prigioniero e assiste al tremendo bombardamento di Dresda da un osservatorio privilegiato e fortunato, una grotta scavata nella roccia sotto un mattatoio (Schlachthof-Fünf) zeppo di carni, che lo mette al riparo da quella distruzione.
E una mattina si alzarono e scoprirono che la porta era aperta. La Seconda guerra mondiale in Europa era finita.
Dopo il bombardamento Dresda non c’era più, e da quella esperienza Billy rimane segnato. Gli spunta una sindrome singolare, quella di viaggiare nel tempo. Dal suo presente di anziano ottico benestante può regredire all’infanzia o al tempo della guerra per rivivere episodi a comando anche spiacevoli oppure proiettarsi in un mondo parallelo dove è prigioniero sul pianeta Tralfamadore.
“Prenda la vita momento per momento” dice a Billy Pilgrim l’extraterrestre che un bel giorno d’estate lo rapisce col suo disco volante “e vedrà che siamo, tutti, insetti in un blocco d’ambra”. Il pianeta è molto particolare, c’erano cinque sessi, ciascuno dei quali compiva una delle funzioni necessarie per metter al mondo un nuovo individuo.
Finita la guerra, Billy rientra negli Stati Uniti dove viene congedato e riprende la sua attività di ottico, ma dopo pochi mesi viene ricoverato per qualche tempo in una clinica psichiatrica a causa delle sue allucinazioni. Si sposa e nel 1947 nasce il primo figlio, poi la secondogenita Barbara che si prenderà cura di lui anziano. E’ durante la prima notte di nozze che Billy viene catturato da una nave spaziale aliena e portato su Tralfamadore, a miliardi di chilometri di distanza dalla Terra. Lì gli alieni gli forniscono una compagna per vedere come si accoppiano i terrestri. E’ Montana Wildhack, una pornostar che sulla terra è morta suicida. Fanno un figlio insieme, poi Billy viene rimandato sulla Terra e non la rivede più. Così va la vita, scrive decine e decine di volte Vonnegut.
La sua prima esperienza di viaggi nel tempo Billy la fece durante la Seconda guerra mondiale. Billy era l’assistente del cappellano. L’assistente del cappellano è di solito una figura comica, nell’esercito americano.
C’è molto altro in questo romanzo, come tal Kilgore Trout, immaginario scrittore di fantascienza che pubblica suoi racconti su riviste pornografiche e che ottenebra la mente di Billy, o come il coetaneo Roland Weary che fin da adolescente lo importuna per la sua mancanza di entusiasmo verso la guerra. E ancora Lazzaro, altro commilitone che giura di uccidere il pacifista Billy, anche dopo il conflitto, per vendicare la morte di Weary.
Sottotitolo del libro è La crociata dei bambini, e più che ai controversi eventi del 1212 – fanciulli attirati da falsi ideali che parteciparono ad una crociata contro i musulmani e su questo episodio sono stati scritti romanzi, libri a fumetti, perfino brani musicali e girati film – si riferisce probabilmente al fatto che nelle ultime settimane la seconda guerra mondiale fu combattuta soprattutto da adolescenti al posto di uomini più anziani.
Tra parentesi, Trout aveva scritto un libro su un albero che faceva soldi. Aveva come foglie dei biglietti da venti dollari. I suoi fiori erano titoli di stato. I suoi frutti erano diamanti. Attirava gli esseri umani, che si ammazzavano tra loro alle sue radici e così diventavano un ottimo fertilizzante.
Così va la vita.

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