Ho visto “The Party” di Sally Potter

E’ un bel film, anche divertente, che ora mi piacerebbe vedere a teatro. Perché pare proprio fatto apposta per essere recitato su un palcoscenico. La scrittura di Sally Potter infatti si attiene perfettamente alle tre unità aristoteliche: di tempo, di azione, di spazio. Si svolge nella casa dei coniugi Bill (Timothy Spall) e Janet (sala, cucina, bagno, giardino), in poche ore (giusto la durata di un party che non ha neppure il modo di decollare) e riguarda tutti i sette personaggi presenti. Janet (Kristin Scott Thomas) ha invitato pochi amici per festeggiare la sua nomina a ministro della salute del governo ombra laburista inglese. Spignatta in cucina, mentre il marito beve vino rosso e mette vinili in continuazione sul giradischi nel salotto, in attesa dell’arrivo degli ospiti. Che sono un’altra coppia, April (Patricia Clarkson) e Gottfried (Bruno Ganz), Martha (Cherry Jones), Jinny (Emily Mortimer) e Tom (Cillian Murphy). Questi annuncia che verso la fine della festa arriverà anche la moglie Marianne, trattenuta da un’altra parte. Presto ci si chiede che cosa leghi tra loro tutta questa gente. Jinny e Tom sono i più giovani, tutti gli altri anche oltre la sessantina. Forse la cultura, forse la politica, un “party”, inteso come partito, di sinistra e liberale. E’ anche una serata di annunci (mentre i vol-au-vent preparati da Janet andranno presto carbonizzati nel forno): Jinny annuncia di essere incinta e di aspettare non uno, non due ma tre baby, e Bill annuncia di essere malato terminale. E’ il preambolo di un vero e proprio carnage, un tutti-contro-tutti come nel film di Polanski o nella commedia di Yasmina Reza. Scopriamo che Jinny ha fatto l’inseminazione artificiale ed è l’amante della vetero femminista Martha, che Tom è arrivato armato di una pistola e ha intenzione di uccidere qualcuno, che Bill e Martha, entrambi professori, hanno avuto una storia ai tempi dell’università. Invano Gottfried, uno pseudo naturalista di origine tedesca che vive facendo il life coach, cerca di riportare la calma o almeno di rimettere ordine tra tutte le cose che sono state dette. Il problema più grosso è dato poi dall’annuncio di Bill di essere innamorato di un’altra donna e di voler lasciare la moglie. A questo punto è Tom, uno yuppy e unico non intellettuale della compagnia, che si è assentato continuamente per andare a tirare di coca in bagno, ad annunciare che Marianne da un anno lo tradisce proprio con Bill che è stato il relatore della tesi della moglie. Poi il finale riserva ancora una rivelazione, la più dirompente di tutte.
Come ho già detto, il film ha dialoghi spumeggianti, tipici del cinema e del teatro inglese cui la regista Sally Potter in quanto autrice di soggetto e sceneggiatura è sicuramente debitrice. Mi viene in mente la penna graffiante di un Alan Bennett, poderoso fustigatore delle debolezze della società anglosassone nell’ultimo quarto di secolo, in particolare della classe media. Ma anche il teatro di Harold Pinter e di John Osborne. Qui tutti i valori vengono ribaltati e nessuno esce indenne. Ispirati e intensi tutti gli attori. Il film è girato in un suggestivo e accattivante bianco/nero.

Share this nice post:
Questa voce è stata pubblicata in Cinema, Politica, Teatro e contrassegnata con , , , , , , , , . Contrassegna il permalink.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*