Ho letto “Elogio del libero” di Eugenio Fascetti

Mi aveva incuriosito vederlo in vendita abbinato alla Gazzetta dello Sport. E poi ancora di più i continui post su facebook (proseguiti anche a fine anno) per ricordare questo o quel giocatore alle sue dipendenze: Martina, Marulla, Schwoch, Protti, Cravero, Ezio Rossi, Rampulla… Tanti nomi noti e altrettanti dimenticati o sconosciuti: Lunini, Ascagni, Braghin, Savino, Mijatović, Cipriani… Mi è sembrato un bel modo di promuovere un libro. Non credo che i post siano farina del sacco dell’allenatore viareggino, oggi ottantenne, quanto piuttosto delle coautrici di Elogio del libero, la figlia Antonella e la scrittrice Morena Rossi. Tanto valeva dare uno sguardo all’autobiografia di un giocatore e un allenatore che non avrà vinto molto (qualche bella promozione sì, 5 per la precisione, quattro dalla B alla A e una dalla C) ma che ha attraversato oltre quaranta anni di calcio italiano in tante piazze, da Messina a Como, da Roma a Torino, Bari, Savona, Avellino…  Non mi ha interessato per l’aspetto tecnico, dispensato in una cinquantina di pagine in appendice con tanto di moduli, metodi e schemi, quanto per i suoi ricordi relativi a squadre, presidenti, manager, giocatori. E c’è anche il Toro, in un campionato che ricordo bene, il primo dell’avvento dell’ambizioso Borsano. La squadra era appena retrocessa in B, ultimo anno di Radice, poi Claudio Sala e Vatta. Fascetti, non un mister simpatia per inciso, riportò subito la squadra in A con un gioco divertente: 63 gol fatti e 24 subiti. C’era già in embrione quella squadra che Mondonico avrebbe portato alla finale di Coppa Uefa, con Marchegiani, Cravero, Sordo, Policano, Lentini, Bresciani, Venturin. Massimo godimento la partita con il Pescara vinta per 7 a 0, ma l’annata va ricordata anche per lo striscione Da Torino a Licata, sempre fieri di essere granata.
Fascetti ha parole positive per l’esperienza torinese, tranne che per quel matto di Luiz Müller, di cui ricorda i capricci e l’indolenza: …si era trovato ad avere risorse economiche elevate e un trattamento da privilegiato cui non aveva fatto in tempo ad abituarsi con la giusta umiltàPiù volte ho cercato di farlo crescere e rimetterlo in riga, chiedendogli di rispettare le regole del gruppo e i compagni...
Ricordo che quell’anno – come Quartarete abbiamo sempre avuto ottimi rapporti con il Torino – collaborammo alla produzione di un video sull’allenamento dei portieri con due splendide persone che erano il preparatore atletico Roberto Sassi e quello dei portieri Lido Vieri, un’icona per noi tifosi del Toro. Comunque l’anno si concluse con la fine della collaborazione: troppo iperprotetto e coccolato dalla società Müller, troppo invadente il direttore sportivo che fece di tutto per mettergli contro la stampa. Fascetti evita addirittura di nominarlo e così faccio anch’io, memore di quel campionato vissuto da vicino e di quel personaggio. Per la cronaca l’allenatore passa al Verona e ottiene subito un’altra promozione in A.
Tutto sommato è un libro leggibile e godibile, consente un bel ripasso di storia del calcio vista da un osservatorio privilegiato. Consente di scoprire o rivalutare l’allenatore Eugenio Fascetti anche sul piano privato. Ad esempio, a differenza di tanti colleghi, leggeva molto e in ogni città diventava amico di una libreria. A Torino era la (rimpianta) Fogola di piazza Carlo Felice: In ogni nuova città, appena arrivato, dopo aver scoperto quali erano i ristoranti migliori dove mangiare cercavo le librerie dove approvvigionarmene. Tra quegli scaffali mi sentivo di casa...

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