Ho letto “La misteriosa fiamma della Regina Loana” di Umberto Eco

Ho già raccontato in uno scritto precedente di come sono venuto a conoscenza di questo libro. Ne aveva parlato a lungo durante un concerto il fisarmonicista Gianni Coscia che di Umberto Eco è stato amico di gioventù e poi sodale per una vita. Lo stesso Coscia un paio d’anni fa aveva sostituito la parola ‘fiamma’ con ‘fisarmonica’ e avviato una fortunata tournée con il collega Gianluigi Trovesi, sempre nel ricordo dello scrittore alessandrino.
Questo prezioso romanzo mi ha impegnato per un mese intero, perché non lo si può leggere senza soffermarsi sull’infinità di ricordi, citazioni e stimoli che Eco infligge al lettore e che lo costringono a confrontarsi a sua volta con i propri. A me, che sono di un ventennio dopo, è accaduto proprio così.
Il protagonista, che narra in prima persona, si risveglia in un letto d’ospedale  sospeso in un grigio lattiginoso. Ha avuto un ictus o qualcosa di simile, ritiene, che gli ha fatto perdere completamente la memoria. No, non completamente, ha perso la memoria personale, quella ‘episodica’, ma conserva perfettamente la memoria ‘semantica’. In sostanza non ricorda nulla di sé, moglie, figli, parenti e neppure come si chiama. Gli sono rimaste però tutte le nozioni apprese in anni e anni di studio. Ad esempio cita a memoria pagine intere di opere letterarie di ogni epoca. E sì che è stato un uomo di lettere, dopo anni di insegnamento ha avviato uno studio bibliografico, compra e vende libri antichi. Significativamente il suo nome è Giambattista Bodoni, per tutti Yambo. Questo lo apprende al suo risveglio, prima dal medico Gratarolo che lo giudica pronto a rientrare nel mondo e poi dalla moglie Paola che si premura di ricostruirgli attorno l’identità perduta. La aiutano Gianni Laivelli, il suo amico d’infanzia (Coscia nel concerto lascia intendere di essere lui stesso) e l’avvenente polacca Sibilla Jasnorzewska, assistente allo studio bibliografico che durante la malattia ha portato avanti la bottega. Malgrado la parziale ripresa del lavoro, la memoria di Yambo non fa progressi. Ma certi sensi si sono risvegliati: che rapporti aveva con questa ragazza, era solo una dipendente o c’era altro? Neppure le passeggiate per Milano gli servono a raccapezzarsi sulla propria vita. Ha proprio nella testa un buco di decenni, tanto che si stupisce perché attraversando largo Cairoli incontro ogni due passi un negro che vuole vendermi un accendino.
Così la moglie, d’accordo con le figlie Carla e Nicoletta, lo spedisce nella loro casa di campagna, tra Langhe e Monferrato, dove Yambo è cresciuto, ha fatto le esperienze giovanili ad ogni estate, ha vissuto il dramma dell’occupazione nazista durante lo sfollamento della famiglia. La casa è retta da Amalia un’anziana governante che di lui conosce tutto e conserva i segreti e le storie della famiglia Bodoni. Solara è il paese (immaginario) dove si rifugia. In quella vecchia casa sono ancora conservati i libri letti da ragazzo, i fumetti, i quaderni di scuola, i dischi che ascoltava allora. Un solaio pieno di cianfrusaglie, le cose che appartenevano al nonno gli dischiudono poco alla volta pezzi della sua infanzia. Ma sono solo brandelli ancora avvolti nella nebbia che non riesce a collegare tra loro e a ricavarne un senso compiuto. Intanto Amalia ingozza “il signorino” dei cibi che gli piacevano.
Ma quando Yambo riesce finalmente a riallacciare ricordi di esperienze vissute durante la Resistenza e addirittura l’immagine di una ragazza amata quando aveva sedici anni, sopravviene un nuovo insulto cerebrale che lo riduce in uno stato di incoscienza. Proprio in quella condizione finisce di recuperare tutti i ricordi che ancora gli mancavano. Resta però il dubbio se quei fatti siano stati reali o solo un sogno.
Il libro è illustrato a colori ed è una goduria ritrovare riproduzioni di copertine, ritagli di giornale, strisce di fumetti, Flash Gordon, Cino e Franco, i Salgari, Topolino, Il Vittorioso, le pubblicità dell’epoca, testi di canzoni in voga. A proposito, il titolo è dato da una delle tante avventure di Cino e Franco, La misteriosa fiamma della Regina Loana. Con questo espediente narrativo e senza ricorrere a un’autobiografia, Umberto Eco ci delizia e ci diverte con i ricordi di giovinezza, perché è indubbio che quelli siano in gran parte i ‘suoi’ ricordi, e nel contempo discetta dei fatti del XX secolo. Con leggerezza e umorismo. Grande libro!
Tra le sue opere, La misteriosa fiamma della regina Loana (2004), segue di qualche anno Baudolino (2000) e precede Il cimitero di Praga (2010).

Share this nice post:
Questa voce è stata pubblicata in Libri e contrassegnata con , . Contrassegna il permalink.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*