Ho letto “Il silenzio dei larici” di Lars Koppelstätter

Gli abitanti della val d’Ultimo sono persone timorate di Dio e ancora di più lo erano le donne del rosario di Santa Gertrude.
Mesi fa cercavo qualcosa da leggere mentre mi trovavo a Merano, non conoscevo ancora quest’autore e avevo ripiegato su altro. Questo libro invece era proprio quello che mi ci voleva, si svolge infatti tra Merano e la Val d’Ultimo, con qualche necessaria puntata a Bolzano, sede degli uffici giudiziari. Lenz Koppelstätter è autore interessante, bolzanino di nascita, scrive ovviamente in tedesco e i suoi libri arrivano tradotti in italiano con tre anni di ritardo, pubblicati da Corbaccio. Il titolo originale infatti è Die Stille der Lärchen. Ein Fall für Commissario Grauner (2016), secondo dopo Der Tote am Gletscher (2015) – Omicidio sul ghiacciaio (2018). Ma altri due sono pronti per essere tradotti.
Nella stucchevole e ripetitiva omogeneità delle serie poliziesche italiane, quella del commissario Grauner (è il protagonista) spicca se non altro per originalità geografica (i 40 km della Val d’Ultimo, tra prati, masi sperduti e fitti boschi, qui si trovano i famosi larici millenari, patrimonio Unesco) e storica (i Bagni di Mezzo, piccola località termale poi abbandonata e oggetto del contendere in questo romanzo, furono frequentati in diverse occasioni fino ai primi del Novecento nientemeno che da Otto von Bismarck, dalla imperatrice Sissi e dai fratelli Heinrich e Thomas Mann).
Ogni bambino in Alto Adige conosceva gli alberi millenari di Santa Gertrude: nel 1930, quando la tormenta ne aveva schiantato uno, sul suo tronco si erano contati più di duemila anelli di accrescimento.
Pure Grauner ha una sua singolarità: è ombroso, amante della musica classica, ha un rapporto conflittuale con la figlia adolescente, poca dimestichezza con le tastiere e nessuna con i social (fin qui niente di nuovo), ma abita un po’ discosto dalla scena, in un maso in Valle Isarco, ed è appassionato di mucche, le sue adorate Mitzi, Margarete, Marta, Josefine, Olga e Mara. Ecco, il commissario contadino mi mancava. Inoltre aborriva gli avvocati, non tanto per la loro professione quanto per i loro comportamenti.
Ad un personaggio tutto d’un pezzo come questo è inevitabile abbinare una sorta di gracioso, un vice dotato di una visione ironica, cinica e pragmatica rispetto al suo capo. Questa funzione è perfettamente interpretata dall’ispettore Saltapepe, un napoletano verace che poco apprezza le modalità gastronomiche sudtirolesi (i canederli, li userebbe per il tiro a segno), tifosissimo del Napoli e fanatico di Maradona, la sua esclamazione Juvè e’merda è celestiale alle mie orecchie. Saltapepe è un po’ come Fermin Garzón per Petra Delicado e John Watson per Sherlock Holmes.
Mi accorgo di non aver detto ancora nulla dell’intreccio. La storia ruota attorno alla scoperta del cadavere di una ragazza, addossato ad uno dei larici di cui sopra, vicino all’avveniristica casa di un famoso architetto, che subito si attribuisce il delitto. Tutti gli abitanti della valle sono invece concordi nel puntare il dito verso il figlio, un giovane disturbato e dedito a pratiche strane. All’intuito del commissario nessuna delle due soluzioni appare plausibile, quindi inizia a osservare prima ancora che interrogare tutti i personaggi che ruotano attorno alla vicenda. Gente silenziosa e poco disposta a parlare.
…a volte era più difficile assodare la veridicità di una confessione che provare la colpevolezza di un assassino non reo confesso.
E qui che saltano fuori i vecchi edifici dei Bagni di Mezzo, dove vengono ritrovati manoscritti risalenti forse ai primi del Novecento, forse opera di qualche personaggio importante. In essi si parla anche dell’omicidio non risolto di una ragazza di quell’epoca, scatta quindi la riesumazione di un corpo vicino ad un maso sommerso da decenni nelle acque di un lago creato per l’invaso di una diga. In Alto Adige esistono più o meno dodici laghi artificiali, molti dei quali si trovano proprio qui, in val d’Ultimo. Sono stati creati attorno agli anni cinquanta o sessanta. E il pensiero corre al bel libro di Marco Balzano, Io resto qui.
Va da sé che il caso debba incuriosire l’anatomopatologo di turno, in questo caso la dottoressa Filippi: “Che meraviglia di esemplare mi avete fatto arrivare, oggi, una vera chicca per un medico legale come me, un capolavoro” continuò Filippi felice. Tutti uguali questo medici legali!
Concludendo, la trama è appassionante, la soluzione del mistero è imprevedibile, solo un tantino contorta. Per la contestualizzazione boschiva e per la volonterosa proposta storica mi sento di avvicinare Lars Koppelstätter a Ilaria Tuti (Fiori sopra l’inferno e Ninfa dormiente). Qui il Sud Tirolo, là il Friuli, ma le suggestioni sono simili.
…da uno dei suoi rami robusti pendeva un’altalena. Dondolava spinta leggermente dal vento. Non esiste nulla di più inquietante di un’altalena vuota che oscilla, venne da pensare a Grauner.

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