Jakob Mendel, il cittadino dei libri, un’altra perla di Stefan Zweig

E gli esperti di libri conoscevano tutti Jakob Mendel. Così come, quando si voleva un parere su uno spartito, si andava alla società filarmonica da Eusebius Mandyczewski.
Bellissimo racconto di Stefan Zweig che mette al centro il mondo e la passione dei libri. Ambientazione viennese a metà degli anni Venti (lo scritto è stato pubblicato nel 1929, nel 2008 la prima edizione italiana). Il narratore capita in un famoso locale per ripararsi da un temporale e si ricorda di esserci già stato prima della guerra: Per fortuna a Vienna c’è un caffè in attesa a ogni angolo, e io mi rifugiai in quello proprio lì di fronte, con il cappello già gocciolante e le spalle bagnate fradice.
Gli sovviene che in quel luogo trascorreva le sue ore un personaggio curioso, un venditore di libri usati che possedeva una cultura sterminata ed era in grado di scovare libri in tutto il mondo, qualsiasi opera, recente o risalente a due secoli prima, conosceva date e luoghi di pubblicazione, autori, prezzi (nuovi e usati), riconosceva la veste tipografica da lontano, amava i frontespizi. Per questo era molto consultato dai bibliofili e i titolari del caffè sostenevano la sua attività che comunque portava clienti al locale: Per la sua professione e agli occhi dei profani, Jakob Mendel era naturalmente soltanto un piccolo trafficante di libri. Era prodigo di consigli per tutti, i soldi non trovavano posto nel suo mondo, era pervaso da una passione unica e autentica: i libri. Perché lui leggeva come altri pregano, come i giocatori giocano e gli ubriachi tengono lo sguardo fisso nel vuoto, storditi; il suo rapimento quando leggeva era così commovente che, da allora, il modo in cui gli altri leggono mi è sempre parso profano.
Quella volta il narratore non lo trova. In effetti erano passati tanti anni, c’era stata di mezzo la prima guerra mondiale, il caffè aveva cambiato titolari un paio di volte. Prova a chiedere che fine avesse fatto Jakob Mendel, ma nessuno se ne ricordava. Unica testimone di quell’epoca è la signora Sporschil, la custode dei bagni. L’anziana signora ricordava perfettamente Mendel e in breve racconta al narratore la sua triste storia.
Allo scoppio della guerra Jakob Mendel aveva continuato il suo lavoro al Caffè Gluck, intrattenendo normalmente rapporti epistolari con bibliofili e librai di mezza Europa. Ma la censura militare austriaca aveva intercettato alcune cartoline da lui indirizzate in Francia e Inghilterra. Quanto bastava per indagare e scoprire che Mendel era un ebreo di Petrikau, cittadina della Galizia polacca, che non aveva chiesto la cittadinanza austriaca e che quindi risultava ancora cittadino russo, cioè un nemico. Viene spedito in un campo di internamento per civili russi. Anni duri, maltrattato, senza i suoi amati libri. Tornato a Vienna dopo la guerra il mondo è cambiato, per qualche tempo i nuovi proprietari lo tollerano ma ormai la sua memoria è andata in tilt e nessuno passa più a consultarlo.
perché il nostro cervello, questo commutatore fatto della sostanza più impalpabile, questo raffinato strumento di precisione del sapere ha ricevuto un’accordatura talmente delicata che basta una piccola arteria ostruita, un nervo scosso, una cellula stanca, basta insomma una sola molecola fuori posto per ridurre al silenzio l’armonia celeste di uno spirito che tutto quanto, in sommo grado, magnificamente abbraccia.
La donna della toilette è l’unica persona che gli è rimasta affezionata e che sostiene il povero Mendel fino all’ultimo. Una donna umile a cui rimane il ricordo di un volume dimenticato da Mendel e gelosamente custodito. Ironia della sorte, un libro scabroso, Bibliotheca Germanorum erotica et curiosa di Hugo Hayn.
Ripeto, Mendel dei libri è un racconto umano e toccante. Un apologo sull’importanza dei libri e della memoria, come dice il narratore in chiusura i libri si fanno solo per legarsi agli uomini al di là del nostro breve respiro e difendersi così dall’inesorabile avversario di ogni vita: la caducità e l’oblio. Zweig in tutto ciò aveva avvertito il degrado della cultura, i segni dell’antisemitismo e i prodromi del nazionalsocialismo nascente.

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