Ho letto “Questa notte mi ha aperto gli occhi” di Jonathan Coe

Davanti a me avevo un cartone di plastica contenente un cheesburger mezzo rosicchiato la cui vista mi faceva venire la nausea, non perché io abbia niente contro i cheesburger, ma perché era il simbolo di una serata sprecata, di un rapporto fallito che forse non avrebbe neppure dovuto cominciare.
Si concentra in questa frase il fallimento di Bill/William, protagonsita di questo breve romanzo, sia come musicista che nei rapporti con le ragazze. Commesso in un negozio di dischi, Bill è a Londra per cercare di sfondare nella musica, come pianista e come compositore, suonando però in gruppi male assortiti e con scarse qualità. Il suo rapporto con Madeline naufraga in breve tempo per l’impossibilità di entrambi di aprirsi ai propri sentimenti. Non gli resta che la musica, ma il secondo gruppo con cui si cimenta è fatale alla sua carriera per una brutta storia di droga e di violenza. Qui il romanzo scade un po’ con colpi di scena e coincidenze stucchevoli, mentre è splendido nella descrizione del mondo della musica, delle illusioni di chi si crede un talento, del famelico mondo degli studi di registrazione e delle etichette indipendenti, del malessere giovanile. La figura di Bill poi, con le sue difficoltà a sbarcare il lunario, è tratteggiata con tenerezza e con ironia.
Coe, che ha scritto questo libro non ancora trentenne, pesca a piena mani dalla propria esperienza che lo ha visto, prima di diventare uno scrittore conosciuto e apprezzato, cimentarsi proprio nel mondo musicale. Nel romanzo sono molto citati gli Smiths e il loro leader e cantante Morrissey, da un successo dei quali (The Night Has Opened My Eyes) è tratto il titolo italiano, mentre in originale (The Dwarfes of Death) è il nome di un inesistente gruppo citato nel libro.

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