Ho letto “La città dei ladri” di David Benioff

Il segreto per conquistare una donna è il disinteresse calibrato

L’ambientazione russa di questo romanzo di Benioff – troppo distante dal precedente “La venticinquesima ora” che è così ‘americano’ – non si comprenderebbe se non con le radici russe da parte di madre dell’autore. Il cognome originale sarebbe Beniov. Un po’ come l’altro, ormai affermato, giovane statunitense, Jonathan Safran Foer, che in “Ogni cosa è illuminata” attinge a piene mani dalle sue origini ucraine. L’autore ha preso lo spunto da alcune vicende vissute dal nonno materno, si è documentato molto sulla battaglia di Leningrado e ha scritto un romanzo gradevole, drammatico ma disseminato di tenero umorismo.

Siamo nella Leningrado del 1941 assediata dai tedeschi e affamata. La lotta per la sopravvivenza è durissima e c’è chi si arrangia con ogni mezzo. Una coppia di amici ‘per forza’ per aver salva la vita deve portare a termine una ‘mission impossible’: trovare dodici uova. Messa così potrebbe sembrare una storia demenziale (lo spunto in effetti lo è…..) mentre invece è alquanto drammatica. I due, Lev, un ragazzino con addosso mille paure, e Kolja, un giovane disertore che gioca a fare il gradasso e ha ambizioni letterarie, si imbarcano nella rischiosa avventura, dapprima setacciando la città e poi spingendosi sempre più fuori, oltre le linee tedesche. L’obiettivo della dozzina di uova – peraltro alla fine raggiunto – passa in secondo piano rispetto alle peripezie che i due novelli picari devono affrontare. Per Lev – che è l’io narrante – l’incontro con Kolja rappresenterà il passaggio all’età adulta.
PS. La frase iniziale in corsivo è di Kolja che prova ad educare l’imberbe Lev nei rapporti con l’altro sesso….

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