Evviva la fisa ! (5)

Musicanti in festa
Devo fare ancora una salto temporale per concludere il ricordo del maestro Bocca. Qualche anno fa all’inaugurazione della riqualificazione di una parte della via Di Nanni a Torino – io lavoravo in Comune – era prevista l’esibizione di una banda musicale. Non ricordo se quella del GTT oppure formata da pensionati di Borgo San Paolo. Al termine della parte ufficiale – inno di Mameli, discorso del sindaco, taglio del nastro – il direttore della banda fece attaccare un brano che riconobbi fin dalle prime note. Era “Musicanti in festa”, marcia del M° Piero Bocca, un pezzo particolarmente allegro che non ascoltavo da una vita. A parer mio, una delle musiche per banda tra le più belle che siano mai state scritte. Un groppo mi salì alla gola e quando l’ultima nota si spense andai dal direttore della banda e gli dissi: “Musicanti in festa, del maestro Piero Bocca”. Mi guardò come si guarda un matto.
Tornato a casa, cercai lo spartito. Frontespizio stampato in blu su carta povera, una fisarmonica aperta e un vaso di fiori. Sul retro ‘Stamperia musicale fratelli Amprimo – Torino 1954’, poi il timbro della Scuola di Musica Piero Bocca, via Mazzini, 48. In alto a sinistra il maestro aveva scritto di traverso con la penna stilografica ‘Natale 1964’. A centro pagina, a matita: “Perfetto”. Evidentemente ci sapevo fare.
Nascono “The Cellarmen”
Intanto il gruppo del cortile iniziava a riunirsi nelle cantine per strimpellare. Ben presto fummo in molti. Mano a mano che cresceva il gruppo, saliva l’entusiasmo e aumentavano le aspettative. Si suonava di tutto: standard americani, evergreen nazionali, successi del momento. Soprattutto non si escludeva nessuno, a costo di avere sei-sette chitarre contemporaneamente. Il gruppetto originario aveva fatto proseliti, altri ragazzi del cortile si avvicinavano alla musica.
Arrivammo così a progettare qualche concerto. Innanzitutto ci demmo un nome. Visto che avevamo iniziato in cantina, “I cantinieri” poteva andare bene. Ma siccome stava dilagando il beat, era meglio essere anglofili. Così uscì fuori “The Cellarmen”. Un pittore, mio vicino di casa, disegnò uno splendido striscione da posizionare alle spalle del gruppo (si intravede nella foto). Prendemmo accordi con il parroco di san Giuseppe Cafasso che ci diede il salone dell’oratorio per le prove e per un paio di spettacoli. E finalmente debuttammo. Amplificatori fatti in casa, pubblico di genitori e coinquilini e noi ragazzi scatenati a darci dentro con gli strumenti. Un vero successo. Alcuni concerti ‘a cappello’, si direbbe oggi, e i soldi ci servivano per le attrezzature. Poi l’ingaggio per una festa di cinquantenni a Dogliani. Concerto a parte, fu una suonata unica sul treno sia all’andata che al ritorno…..
Passata l’euforia di quell’estate – era il 1965 – si trattava di decidere che taglio dare all’impresa. I gruppi dell’epoca prevedevano chitarra solista, ritmica, basso e batteria. Al massimo era consentita una tastiera, non certo la fisarmonica. Per qualche mese mi riconvertii a suonare il basso, ma senza convinzione. Presto iniziai le superiori, andavo a scuola mattina e pomeriggio, peggio di un arruolamento. E mio padre non transigeva sugli svaghi: mollai la musica così come le giovanili del Torino che avevo appena iniziato a frequentare. Per qualche settimana mi cercarono, poi più nulla. La fisarmonica era caduta nel dimenticatoio e presto mio padre vendette i due strumenti che avevo, una Cipriani nera (che ricordo con affetto) e una Soprani rossa con la quale non avevo mai avuto feeling. Qualche mese dopo presi la mia stupenda collezione di spartiti e andai a venderla da una vecchina che aveva un chiosco a Porta Nuova: mi servivano soldi per portare a ballare una ragazza…
Da “The Cellarmen” nacque un nuovo gruppo, più alla moda, che fece una discreta trafila semiprofessionale.

(5 – continua)

Evviva la fisa – 1
Evviva la fisa – 2
Evviva la fisa – 3
Evviva la fisa – 4

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