Ho visto “Pietà”

“Pietà” (ma dovrebbe intitolarsi “Vendetta”) è il più terrificante film sull’usura mai concepito nella storia del cinema. Il substrato è quello di un sistema economico poggiato su una miriade di piccoli artigiani del settore meccanico che si indebitano per comprare macchine utensili che consentano loro di progredire nel loro lavoro. Si tratta di piccole officine fuori controllo, senza alcun sistema di prevenzione infortuni. Questi artigiani si sono indebitati con un’organizzazione criminale che presta loro soldi a un tasso del mille per cento ogni tre mesi. Contestualmente al prestito viene fatta loro firmare una polizza di assicurazione contro gli infortuni che garantisce all’organizzazione il recupero del credito. Il gioco è fatto: esattori senza scrupoli passano a riscuotere e se non trovano i soldi provvedono seduta stante a mutilare o storpiare il debitore. Una pratica assurda che tuttavia è accettata dagli stessi artigiani.
Kang-do è un giovane esattore trentenne che ogni giorno ha un elenco di debitori da ‘visitare’. Nella sua vita irrompe all’improvviso la madre che non aveva mai conosciuto perché abbandonato da neonato. Per lo meno, la donna così gli fa credere. Kang-do prima di accettarla come madre la picchia e la possiede selvaggiamente. La donna nasconde un’altra verità: è la madre di un ragazzo che è stato reso paraplegico e che poi si è suicidato. Il suo piano è una vendetta studiata per bene: far credere a Kang-do di essere lei la colpa della sua crudeltà, di essere ora perseguitata dalle sue vittime e infine suicidarsi, mettendo così il ‘figlio’ di fronte al risultato delle sue attività. Sepolta quella che ritiene sua madre, a Kang-do non resta che suicidarsi a sua volta con una macabra messa in scena mentre risuonano, cantati da un soprano, l’Agnus Dei e il Kyrie.
Il coreano Kim Ki-Duk firma un film dove tutto è eccessivo, la crudeltà, la vendetta, la pietà. Forse per questo piace tanto alla critica che lo ha incensato a Venezia dove ha vinto il Leone d’Oro all’ultima Mostra. Eccellente Lee Jung-Jin, ma poco credibile anagraficamente come madre di un trentenne. “Pietà” ha pochissimi dialoghi e una fotografia sporca, quasi senza colore.
Non è un film per tutti i palati, ma conosco persone che hanno una passione smisurata per questo regista.

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Una risposta a Ho visto “Pietà”

  1. ludovico scrive:

    Si, IO ho una passione smisurata per Kim Ki Duk! 🙂

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