Ho letto “La volpe dei greti” di Jean Failler

Vorrei occuparmi di recensire una storia discreta, ambientata nella mia amata Bretagna, ennesima puntata di una lunga serie (in realtà è il secondo libro che leggo) che ha per protagonista il capitano Mary Lester della polizia giudiziaria di Quimper, donna giovane e bella, nonché preparata in ogni campo e apprezzata dai superiori per la capacità di gestire e risolvere le situazioni più intricate. Invece, fatta sbollire la rabbia per ciò che ho letto, devo lamentare l’ennesimo episodio di sciatteria editoriale. Passi per la traduzione dal francese, non precisa tanto meno brillante, ma che dire della lunga messe di errori nell’impaginazione (discorsi diretti che diventano indiretti e viceversa) o degli incredibili refusi ad ogni pagina, soprattutto nei toponimi e nei nomi di persona?  Così nella stessa pagina convivono Camarat/Camaret, Brenadaouez/Brendaouez/Benadouez, griffon/giffon, Beaucaire/Beaucaurie, Breignou/Breignon, Kerlaouen/Keralouen, Brignogan/Brigognan, Gwelatz/Gweltaz… Ma nella stessa pagina! E mi fermo qui per non dire delle decine di refusi (trattene, recezione, tropo…). 500 pagine di errori! Certo, i nomi bretoni sono particolari. Ma nessuno legge i libri prima di mandarli in stampa? L’eccelso editore si chiama Robin edizioni. E’ di Roma. Edito nel 2013 (l’originale di Jean Failler è del 2003), prezzo di copertina 18 euro e nessun rispetto per il lettore/consumatore.
Sulla riva di sabbia bianca, un gruppo di uomini discuteva con veemenza. Si trattava di una quindicina di pensionati, e man mano altre macchine sopraggiungevano, altri uomini ne scendevano, con espressioni gravi sui volti.
Ma vengo alla storia. Mary Lester è inviata a Kerlaouen, nel Finistère del Nord, dove un misterioso sabotatore affonda i battelli dei pescatori, taglia le cime, introduce dello zucchero nei serbatoi del gasolio. Una escalation che arriva a far saltare in aria una barca da pesca. Tutto il paese punta il dito su un vecchio pescatore e raccoglitore di alghe, l’ultimo goémonier della zona, Fanch Brendaouez, detto “la Volpe”. E’ l’unico abitante di un villaggio abbandonato, Meznam, sul quale si addensano gli appetiti della speculazione edilizia. Strenuo difensore delle vecchie tradizioni, Fanch da anni si è inimicato tutti i compaesani. A parte un unico altro pescatore di professione, gli abitanti della zona sono diportisti: pensionati con l’hobby della barchetta o ex-incursori della marina francese riconvertiti alla pesca che sono diventati i principali accusatori della “Volpe”.
Mary non crede alla sua colpevolezza e intraprende indagini a più ampio raggio, proprio tra quegli uomini ostili che frequentano il bar del paese e la guardano con disprezzo quando vi entra. La aiuta l’ispettore Fortin, inviato dal commissario capo Fabien. Lester ha bene in mente cosa potrebbe essere successo, ma le perquisizioni per le quali è stata autorizzata non portano a risultati concreti. Finge dunque di abbandonare le indagini e far ritorno a Quimper, lasciando campo libero alla gendarmeria locale che con lei non è stata propriamente collaborativa. In realtà ha ancora un paio di cosette da controllare e la sua ostinazione viene infine premiata.
– Tutto questo per qualche aragosta? – disse il commissario con aria di disprezzo. – Non regge!
– Non si tratta solo di aragoste, capo, si tratta di capesante, orecchie di mare, cirripedi…
E’ un poliziesco senza morti, ma non per questo meno avvincente. In ogni suo romanzo Failler porta il lettore a spasso per la Bretagna, aiutandolo a capire luoghi, usanze e storia locali con diverse note a piè pagina. Numerose le citazioni e gli intrecci con le precedenti puntate della serie che sarebbe preferibile aver letto nell’ordine.

Share this nice post:
Questa voce è stata pubblicata in Bretagna, Francia, Libri, Mare. Contrassegna il permalink.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*