Ho letto “Noah” di Sebastian Fitzek

Anno dopo anno si riunisce un parlamento non eletto che in riunioni segrete decide i destini del nostro mondo.
Tanto Dan Brown, un po’ di Faletti, un pizzico di Stieg Larsson. Ecco Noah, l’ultima fatica di Sebastian Fitzek (La terapia, Il cacciatore di occhi). Lo scrittore berlinese questa volta si cimenta con il thriller planetario. Premetto che, al pari degli scrittori citati, il libro di 530 pagine si è lasciato divorare in poco tempo. Però mentre la storia è abbastanza plausibile nella prima delle tre fasi in cui è suddivisa, procedendo diventa sempre meno credibile pur se non mancano gli agganci con situazioni reali come le Conferenze Bilderberg e il Club di Roma, con i suoi studi sui limiti dello sviluppo.
La vicenda ha molte location: dalle slum di Metro Manila ai grattacieli di Los Angeles e New York, da Amsterdam a Roma, ma è a Berlino che tutto ha inizio, nei sotterranei della metropolitana dove vivono due personaggi strani: Oscar e Noah. Il primo è un senzatetto per scelta, molto istruito, fissato con la numerologia e con i complotti internazionali. Noah invece non conosce il proprio nome, ha una ferita alla spalla ed è alla ricerca di un passato. Deve aver avuto però una certa dimestichezza con le armi, forse in passato era un killer. Scopriremo che ha una sindrome per la quale dimentica ogni cosa all’incirca ogni due settimane, come se la sua memoria si resettasse. Oscar ha trovato Noah ferito accanto ai binari e se ne è preso cura portandolo nel suo rifugio underground.
– Per qualche motivo che non saprei proprio spiegarti, in questo momento è di moda versare della benzina sui barboni addormentati e poi… – Con il pollice, Oscar fece il gesto di usare un accendino. Quindi si tolse il berretto di lana e lo piegò in due, evidentemente per usarlo come cuscino.
Insieme entreranno involontariamente dentro una cospirazione mondiale che vedrà coinvolti anche il presidente degli Stati Uniti e il Papa. Con il procedere della loro avventura Noah comincia a ricostruire alcuni tasselli del proprio passato, ma sono incomprensibili e comunque insufficienti a delineare un quadro della sua vita. Il nome Noah è tatuato sul palmo della mano sinistra. In ogni caso qualcuno, forse più d’uno, lo vuole morto. Perché?
Se conosci l’avversario, non devi temere nemmeno l’esito di mille battaglie.
La vicenda è molto complessa e come in ogni thriller che si rispetti i vari momenti narrativi a poco a poco si avvicinano fino a rendere leggibile il puzzle. Di più non è lecito raccontare, sarebbe un delitto per chi vuole leggere il romanzo.
Dato che l’uomo è per natura egoista e non cambierà il suo stile di vita, se non vogliamo estinguerci del tutto dobbiamo ridurre il numero degli esseri umani.
Sarebbe troppo facile il riferimento al virus ebola per trovare un nesso con la realtà, certo è che poche volte al termine di una lettura che vuole essere di pura evasione si è costretti a fare delle riflessioni profonde sul futuro nostro e dell’intero pianeta, riflessioni nelle quali ci accompagna Sebastian Fitzek nella postfazione.
Chi crede che una crescita esponenziale possa continuare all’infinito in un mondo finito è un folle, oppure un economista.
Che fare nel momento in cui vi ho lasciato soli con gli interrogativi e senza le risposte?

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