Ho letto “Sottomissione” di Michel Houellebecq

E’ il romanzo di fantapolitica che ha scombussolato la Francia proprio nei giorni della strage di Charlie Hebdo.
Houellebecq ipotizza in un prossimo futuro, collocato tra il 2020 e il 2025, una Francia a presidenza islamica. Questo avviene sotto gli occhi di François, single, docente universitario in carriera, studioso al limite del maniacale dello scrittore Joris Karl Huysmans.
Per diversi anni, gli ultimi resti di una socialdemocrazia agonizzante mi avevano permesso (…) di dedicare per intero le mie giornate a un’attività che avevo scelto: la libera frequentazione intellettuale di un amico.
Huysmans ritorna più volte nelle pagine del romanzo, soprattutto nei momenti di particolare crisi interiore di François. L’altra sua passione sono le relazioni con le studentesse …nascevano all’inizio dell’anno accademico in occasione di un’esercitazione pratica …proseguivano per tutta la durata dell’anno …alla fine delle vacanze estive la relazione si concludeva, quasi sempre per iniziativa delle ragazze. E’ dunque un intellettuale bon vivant (ama anche il cibo e le buone bottiglie), con in media una relazione nuova all’anno, salvo i revival, salvo le serate davanti a YouPorn, salvo i pomeriggi trascorsi con le professioniste. Unica relazione di un certo respiro – sopravvive all’anno accademico – è con Myriam, ventiduenne ebrea che un giorno gli annuncia che la sua famiglia si trasferirà in Israele per sempre. Accade infatti che la Francia è politicamente in subbuglio. C’è una forte spinta verso l’estrema destra, il Fronte Nazionale è il primo partito e va al ballottaggio per le presidenziali contro la Fratellanza Musulmana di Mohammed Ben Abbes che ha inaspettatamente superato i socialisti, i quali decidono di convogliare i loro voti, con quelli dei democratici residuali, sul partito islamico pur di non far vincere la destra. Il gioco è fatto. Ben Abbes è presidente della Francia, la sinistra collabora al governo, ma gli islamici si tengono saldamente in mano il dicastero dell’Istruzione. E’ da lì che comincia il processo di “sottomissione”, a cui peraltro gli intellettuali francesi si adeguano docilmente. Viene attuata una sharia moderata, nelle scuole, nelle università: inizia ad apparire il velo tra le studentesse parigine, i professori sono licenziati e riassunti solo nel caso si convertano all’islam.
Per loro l’essenziale è la demografia, e l’istruzione; il sottogruppo demografico che dispone del miglior tasso riproduttivo, e che riesce a trasmettere i propri valori, trionfa; per loro è tutto qua, l’economia e la stessa geopolitica non sono che fumo negli occhi: chi controlla i bambini controlla il futuro, stop.
François viene congedato con vent’anni d’anticipo e con l’emolumento che avrebbe ottenuto se fosse andato in pensione a 65 anni. Per lui si apre una vita nuova, stabilità economica, tempo per viaggiare e leggere. Riprende a studiare Huysmans, in particolare il momento in cui ha abbracciato la fede cattolica. Si reca nei luoghi della sua conversione, ne ripercorre il cammino spirituale, va in pellegrinaggio a Rocamadour.
La società intorno a lui è cambiata, i cattolici sono praticamente scomparsi, Ben Abbes è andato tre volte in Vaticano, si è ingraziato tutti i moderati, i conservatori, i terzomondisti. Insomma è una Francia sottomessa.
Rientrato a Parigi, François torna in contatto con il mondo accademico, gli viene proposto di scrivere la prefazione a una nuova edizione di Huysmans. Le università ora sono floride perché affluiscono fondi dall’Arabia Saudita e da tutti i paesi islamici. I suoi colleghi sono nuovamente sistemati, solo François resiste. Però come intellettuale di valore è corteggiato dal nuovo regime. Legge qualche pamphlet sull’islam e infine, al culmine di una profonda depressione, capitola: cerimonia di conversione e una cattedra alla prestigiosa università Sorbona IV.
Il grottesco del romanzo è nel motivo della conversione di François: non già l’ambizione o l’opportunismo cattedratico, ma semplicemente il sesso. Ha visto infatti colleghi, anche sessantenni, per cui nutriva una profonda disistima vivere felicemente con due o più giovani mogli. Questo, gli viene spiegato, si può con l’islam. E allora avanti, più che lo spirito potè il pelo.
Le donne musulmane erano devote e sottomesse, potevo contarci, venivano allevate in tal senso, e in fondo questo basta per dare piacere.
A parte questo scadimento finale – ma ho tralasciato tutte le descrizioni di sesso esplicito da parte del professore – il romanzo è da leggere con attenzione perché prefigura o potrebbe prefigurare un mondo da cui non siamo troppo lontani. E’ ovvio che faccia discutere e anche arrabbiare.

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Una risposta a Ho letto “Sottomissione” di Michel Houellebecq

  1. cristina scrive:

    insomma, ti è piaciuto 😉

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