Ho letto “Tempesta” di Roger Vercel

La pioggia sferzava i vetri come potenti getti di pompa e, nell’intervallo tra una raffica e l’altra, la si udiva scivolare sui tetti, correre nelle grondaie piene, colare giù a fiotti. Si sentiva che fuori la terra traboccava e che quelle violente piogge torrenziali inondavano tutto.
Se esistono libri ‘bijou’, Tempesta è uno di questi. Una vera e propria ciliegina messa sopra le mie letture estive di quest’anno. L’ho scovato nell’ultimo giro fatto al Salone del Libro 2015, proprio all’ora di chiusura. Remorques, pubblicato a Parigi nel 1935 da Roger Vercel. Tradotto dal francese da Alice Volpi e edito da Nutrimenti nel 2013. Vercel, nato a Le Mans nel 1894 e morto a Dinan nel 1957, premio Goncourt nel 1934, ha lasciato una ventina di romanzi oltre a questo, tutti inediti in Italia, alcuni sulla Grande Guerra, altri sul mare.
Dinan, dunque Bretagna dove si svolge Tempesta che narra l’epopea dei rimorchiatori che accorrono in soccorso delle navi in difficoltà. Come il Cyclone del capitano Renaud che nel corso degli anni si è costruito una fama di eroe con i suoi trecentoquarantadue salvataggi di navi incagliate o in balia delle tempeste che gli sono valsi numerose onorificenze.
Per tutto l’anno, giorno e notte, nessun giorno escluso, il Cyclone era pronto a prendere il largo dieci minuti dopo che un sos gli giungeva dal mare aperto.
E’ interessante scoprire il funzionamento dei soccorsi, la concorrenza fra i rimorchiatori che ricorda quella degli autosoccorsi stradali, le condizioni del Lloyd, i rapporti tra i rimorchiatori stessi e gli armatori delle navi aiutate, il no cure no pay: senza ormeggio nessun pagamento. E ancora i rapporti tra il comandante e il suo equipaggio, composto da rudi uomini di mare sottoposti a regole severissime: Dormivano, ma all’erta e pronti a prendere il largo, come pompieri delle grandi città o il picchetto antincendio delle caserme. Un assente durante una partenza significava una partenza ritardata, intralciata, un affare compromesso (perché i salvataggi del Cyclone erano anche affari!), in certi casi uomini in mare che affondavano insieme a un relitto.
Il romanzo si svolge su due piani. Il soccorso prestato a un cargo greco, l’Alexandros, carico di carbone, al largo di Brest durante una tempesta durata diversi giorni, e la vicenda intima, personale e dolorosa del capitano Renaud che ha a casa una moglie malata terminale di cancro. La chiave della narrazione è proprio il contrasto tra il suo eroismo sul mare e la mancanza di coraggio nella vita privata: Perché le qualità che aveva in mare lo abbandonavano appena metteva piede sulla banchina? Che ne era, a terra, della sua pazienza, della sua indulgenza per la disperazione, del suo zelo nell’aiutare e sostenere?
Tanto è vero che si rende conto di essere stato lui il relitto a rimorchio, mentre la moglie Yvonne per tutta la vita a terra aveva cercato di disincagliarlo con pazienza, poi di rimorchiarlo fino allo stremo delle forze, per le settimane, i mesi che duravano i suoi scoraggiamenti, i suoi malumori.
E’ un libro stupendo. Vi ho ritrovato molti toponimi dell’amata Bretagna…Camaret, Le Four, Ar-Men, Ouessant, Pointe Saint-Mathieu, Belle-Ile… C’è tanto oceano, tanta terminologia marina che se non si è pratici di mare conviene tenersi a portata di mano un wikipedia qualunque (scassa, osteriggio, rizze, gherlini…).
E in appendice c’è la storia raccontata da Andrea Cortellessa secondo la quale Remorques è stato il primo libro letto da Primo Levi nel lager di Auschwitz, dopo un anno senza letture, quando era ormai prossima la liberazione. Gli era stato regalato da un medico greco e lo segnò per il resto della vita.
Cinque dita per la vita, cinque dita per l’armatore: l’antica legge dei velieri per cui gli uomini, a trenta metri d’altezza, con un’oscillazione di novanta gradi, si aggrappavano con una mano alla scala di corda, mentre con l’altra serravano la vela; quell’antica leggenda di salvaguardia personale rientrava in vigore.

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