Ho letto “Il salvataggio” di Joseph Conrad

La notte e quel luogo erano pieni di contraddizioni. Era impossibile dire chi, in questa guerriglia così vaga,  fosse il vero nemico, e chi gli alleati.
Il salvataggio è il terzo capitolo della trilogia aperta da La follia di Almayer (1895) e Un reietto delle isole (1896). Ancorché veda il protagonista in età più giovanile rispetto ai precedenti, è stato pubblicato solo nel 1920 dopo essere rimasto per più di vent’anni solo abbozzato e chiuso in un cassetto. Si può dire che racchiuda e concluda tutti i temi dell’opera letteraria di Joseph Conrad: il rito di passaggio, il confine, la linea d’ombra, lo scontro fra civiltà. Al centro c’è il capitano Lingard con il suo brigantino inglese Lightning con il quale si identifica quasi fisicamente. Una nave così non si è mai mai vista nei mari della Malesia. Il nome stesso del vascello ci introduce nel tema principale, l’eterno scontro tra giorno e notte, tra luce e oscurità.
Sono Tom Lingard, e non c’è uomo bianco tra queste isole, che non abbia sentito parlare di me.
Dei commerci e delle attività del comandante Lingard non sapremo molto. La sua base è la sabbiosa Costa del Rifugio dove tempo prima si è incagliata la goletta Emma su cui vive e dove lo attende il fedele Jorgenson con il suo arsenale. Sappiamo però che è un uomo molto rispettato dalle popolazioni del Borneo e delle isole, siano essi pacifici abitanti stanziali oppure pirati islamici che si inseriscono nei traffici commerciali alleandosi ora con gli inglesi, ora con gli olandesi. Lingard è atteso lì da Hassim e dalla sorella Immada, due giovani amici di stirpe nobile che hanno perso il loro regno e che l’inglese vuole aiutare a riconquistare.
Quel giramondo aveva soltanto un’idea confusa del fatto di essere ormai sulla soglia di una grande avventura. C’era una qualche impresa da compiere, ed egli cominciava a pensare di essere stato chiamato ad affrontarla. O almeno, ci si aspettava questo da lui. Se lo aspettavano i mari, se lo aspettava la terra. E se lo aspettavano persino gli uomini.
Ma in un momento di bonaccia, mentre Lingard prepara la sua impresa, giunge la richiesta di soccorso di uno yacht inglese, l’Hermit, incagliatosi a sua volta e incapace di uscire dalle secche. Lo abitano una facoltosa coppia inglese, i Travers, e un loro amico spagnolo, d’Alcacer. L’imprevisto fa derogare Lingard dalla sua missione, dovendo prima difendere i compatrioti dai possibili assalti degli abitanti della costa. Inizia così una complicata partita tra i tanti soggetti, in cui ‘Re Tom’, come viene chiamato dagli indigeni, deve mettere in campo tutto il suo prestigio costruito in vent’anni di navigazione in quei luoghi e la sua diplomazia.
Non c’era alcuna stella nel cielo e nemmeno il loro riflesso nell’acqua; non c’era l’orizzonte, nessuna linea di confine, nessuna forma sulla quale l’occhio potesse posarsi, non c’era nulla da afferrare. Un’oscurità che sembrava senza limiti nello spazio e nel tempo aveva sommerso l’universo come un diluvio devastante.
Ulteriore complicazione per il valoroso capitano è la presenza dell’affascinante Edith Travers, un’aristocratica annoiata dal viaggio e dal marito: “Ma ti assicuro che, tra tutti i mostri che spuntano in quella che chiameresti un’esistenza normale, io temo sopra ogni altra cosa, la noia. Un mostro spietato senza testa né artigli”. Tra il rude marinaio e la bella signora nasce un complicato rapporto che mette a repentaglio la promessa fatta ad Hassim. Far prevalere il giuramento d’onore oppure l’inatteso scompiglio del suo cuore?
Intanto, in un caldo opprimente e in una estenuante attesa di fatti nuovi, si susseguono interminabili bonacce e improvvisi temporali.
A settentrione, come prova dell’incommensurabile, un’area incredibilmente più nera delineava, sulla tremenda oscurità del cielo, il cuore della prossima burrasca. I barlumi nell’acqua se ne erano ormai andati e il mare tutt’intorno, divenuto invisibile, giaceva muto e immobile come se fosse improvvisamente morto, per la paura.
Il salvataggio (The Rescue) non è un semplice romanzo d’avventure nei Mari del Sud. Senza nulla togliere ai momenti d’azione o a quelli dedicati alla navigazione, alle descrizioni quasi pittoriche dei paesaggi, il piatto forte del romanzo è rappresentato dalle introspezioni dei personaggi, dai loro caratteri e dai dialoghi tra di essi. Ovviamente molto approfonditi quelli tra occidentali, più scarni quelli con i vari malesi Belarab, Hassim, Tengga, Daman, Wasub o la bellissima figura di Jaffir, il fedele messaggero.
E’ un romanzo poderoso, che riporta alla voglia di evasione dell’adolescenza, ai sogni di gioventù che poi sono il motore dell’animo umano e che rimangono per tutta la vita.
“Dov’era rivolta la prua dello yacht quando l’ha perso di vista?”, chiese.
“Era più vicina possibile al sud”, rispose Carter. “Mi dà la rotta per governare stanotte, signore?”.
Le labbra di Lingard tremarono, prima che parlasse di nuovo, ma la sua voce era calma.
“Governi verso nord”, disse.

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Una risposta a Ho letto “Il salvataggio” di Joseph Conrad

  1. Roberto scrive:

    Ho trovato questa analisi interessante e acuta. Sto leggendo il romanzo e questo approfondimento attento e accurato mi è senz’altro di aiuto, a me che non sono un “esperto” nel capire e interpretare le introspezioni dei personaggi del grande scrittore polacco.

    A Riccardo:
    “Avete lo stile, avete il temperamento; perché non scriverne un altro?”
    :-)))

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