Ho letto “La misteriosa fiamma della Regina Loana” di Umberto Eco

Ho già raccontato in uno scritto precedente di come sono venuto a conoscenza di questo libro. Ne aveva parlato a lungo durante un concerto il fisarmonicista Gianni Coscia che di Umberto Eco è stato amico di gioventù e poi sodale per una vita. Lo stesso Coscia un paio d’anni fa aveva sostituito la parola ‘fiamma’ con ‘fisarmonica’ e avviato una fortunata tournée con il collega Gianluigi Trovesi, sempre nel ricordo dello scrittore alessandrino.
Questo prezioso romanzo mi ha impegnato per un mese intero, perché non lo si può leggere senza soffermarsi sull’infinità di ricordi, citazioni e stimoli che Eco infligge al lettore e che lo costringono a confrontarsi a sua volta con i propri. A me, che sono di un ventennio dopo, è accaduto proprio così.
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Mercurio, un minerale per riscoprire Richi Ferrero attore

Devo qualche parola al mio coetaneo Richi Ferrero dopo aver visto la sua sorprendente performance del caporale Abrahams che governa un’isola dell’Atlantico chiamata “Desolazione” come se fosse una nave. Richi/Abrahams ammazza il tempo seduto a un desco scarno, con un pugnale tagliuzzando un pomodoro e del formaggio, mangia, tossisce, sputa, sorbisce rumorosamente minestra da una scodella e racconta. Ha la voce arrochita dall’età e dal vento dell’oceano. A poco a poco svela cosa ci fa lì. Ha una moglie, ma i veri compagni sono i maiali che alleva e i gabbiani, enormi e invadenti gabbiani. Poi arrivano due naufraghi che fuggono da chissà cosa, poi altri due, mentre una nave fa la spola a intervalli di mesi, forse anni, tra l’isola e la civiltà. Infine si profila l’elemento, il minerale, quel mercurio che spiega tutto e che dà il titolo al racconto di Primo Levi, tratto dal libro Il sistema periodico che Richi Ferrero ha trasposto per il palcoscenico e recitato.  Continua a leggere

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Tra Torino e Lione la nuova musica interterrestre

Per la prima volta tre anni fa scrivevo, in occasione di un loro concerto a Bricherasio, che di Folkestra fanno parte giovani e talentuosi musicisti affiancati da alcuni esperti professionisti. Ma la nascita del gruppo risale addirittura al 2009, seguita di poco dalla fondazione di Folkoro (2012). Due percorsi distinti, destinati a fondersi in un unico gruppo assai solido che sfiora le quaranta unità. Gente che va, gente che viene, il gruppo assorbe nuovi musicisti, altri abbandonano, i direttori artistici si avvicendano. Ma il nucleo storico rimane e anno dopo anno si susseguono i progetti, dalla ricerca nella musica di matrice tradizionale fino alle sperimentazioni più azzardate, accettando altresì la sfida delle contaminazioni, consapevoli che la musica abbatte anche i muri più solidi. Soprattutto quei musicisti sono ulteriormente cresciuti. Oggi Folkestra&Folkoro è una orchestra solida e affiatata, aperta a nuove collaborazioni, fondamentale quella con Gigi Biolcati (2017) il cui album ‘one-man-orchestra’ Da spunda era stato arrangiato per tutto il gruppo. Questo lavoro ha dato origine a una serie di apprezzati concerti che si sono protratti l’anno successivo. Continua a leggere

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Ho letto “L’eco di uno sparo” di Massimo Zamboni

L’eco di uno sparo non si quieta mai.
Mi sono tenuto le ultime cinquanta pagine per leggerle a Reggio Emilia, dove questo libro è stato vissuto, pensato, scritto. Massimo Zamboni è un personaggio molto conosciuto a livello musicale, essendo stato chitarrista e principale compositore dei CCCP e dei successivi CSI. Un musicista con i controfiocchi quindi. E sul suo orientamento politico non ci sono dubbi. Ha anche scritto delle cose e ha una bella penna. L’eco di uno sparo nasce da ricordi di famiglia, orecchiati nell’infanzia e poi inseguiti da adulto. Devo ancora premettere che ho saputo di questo libro guardando il documentario di Davide Ferrario Cento Anni in cui il regista ripercorre la storia d’Italia attraverso memorie individuali e collettive e quattro momenti significativi: 1917, 1922, 1974, oggi. Per il fascismo sceglie proprio la testimonianza di Zamboni e del suo libro, che è stato il frutto di una lunga e accurata ricerca.
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Con “Impromptu” spazio ai nuovi talenti del Cirko Vertigo

Più di un saggio di fine corso e meno di uno spettacolo compiuto. È Impromptu, titolo mutuato dal linguaggio musicale e dal francese, in senso lato improvvisazione, la nuova produzione del Cirko Vertigo di Grugliasco. Vi hanno lavorato gli allievi del primo anno dell’Accademia di circo contemporaneo della Fondazione creata da Paolo Stratta. Questi ragazzi si sono misurati su un tema, il respiro, fondamentale per qualsiasi esibizione artistica o sportiva, alla base delle quali c’è sempre una grande preparazione atletica. E su questo mi pare abbiano lavorato molto, prima ancora di mettere mano agli attrezzi.
Per Impromptu sono stati coordinati dal regista e direttore della scuola Arc en Cirque di Chambéry, Eric Angelier, ma sono stati lasciati improvvisare, ciascuno secondo le proprie capacità e aspirazioni (aspira, inspira, respira, facile sarebbe il gioco di parole). Continua a leggere

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Ho letto “Il corpo del gatto” di Davide Longo

L’avevo comprato credendolo un libro di quell’altro Davide Longo, classe 1971, di Carmagnola, autore di Così giocano le bestie giovani (2018) e Il mangiatore di pietre (2004), quest’ultimo divenuto anche un film diretto da Nicola Bellucci e interpretato da Luigi Lo Cascio lo scorso anno. Ne parlo qui nella mia recensione al TFF 2018.
Invece quest’altro Davide Longo è un giovanotto di 27 anni di Angera, sponda lombarda del lago Maggiore.
Mi perdonino entrambi i Longo per l’equivoco.
In ogni caso sono felice di avere letto questa opera prima  (Il corpo del gatto è del 2017) e invito l’autore, che ha un indubbio talento, a proseguire con la scrittura.
Longo inventa un bel personaggio, il commissario Loriano Vassalli, un toscano di origine che infarcisce i suoi discorsi di parentesi aperte senza mai chiuderle, e ambienta la storia in un paese di fantasia di nome Pontecorvi, a ridosso delle Prealpi, zona di laghi al confine con la Svizzera.  Continua a leggere

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Ho letto “Il racconto del barista” di Ivan Doig

E’ crollata la stella polare del soldato (W. Shakespeare, Antonio e Cleopatra).
L’ho trovato sotto l’albero di Natale. Chi mi conosce sa bene come solleticare le mie curiosità letterarie. Sono felice di aver fatto la scoperta di Ivan Doig (1939-2015). Americano del Montana, tredici romanzi pubblicati tra il 1982 e il 2015, questo The Bartender’s Tale si colloca verso la fine della sua produzione (2012). Grazie a Nicola Manuppelli e a Nutrimenti arriva la prima traduzione in italiano. Spero che mi facciano conoscere presto gli altri.
Doig (figlio di un cowboy e di una cuoca) è stato un cantore della sua terra così come Kent Haruf lo è stato del Colorado.
Dunque Montana, in un luogo chiamato Gros Ventre, nella  Contea Two Medicine. Toponimi insoliti ma esistenti, ho controllato. E’ una regione di laghi, cascate, pascoli. In particolare vi si allevano pecore. A Gros Ventre c’è un bar, il Medicine Lodge, gestito da Tom Harry, un luogo diventato punto di riferimento di tutta la popolazione. Si va lì soprattutto a bere e per farsi gli affari degli altri. Continua a leggere

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Ho visto “Il corriere – The Mule” di Clint Eastwood

L’ottantottenne Clint Eastwood ci sa ancora fare, sia davanti che dietro la macchina da presa. Non c’è dubbio. Questo è un bel film, molto americano. Dentro ci sono la vecchiaia (che da qualche tempo deborda dagli schermi) e la famiglia, la droga e il Dipartimento Antidroga. Clint interpreta un veterano dell’esercito, floricoltore per tutta la vita in Illinois, talmente appassionato della coltivazione dei fiori che ha trascurato la famiglia. I tempi sono cambiati, la globalizzazione e l’avvento delle vendite online ne hanno decretato la sconfitta, lui che non sa neppure usare un telefonino. Dipendenti dignitosamente licenziati, piantagione e casa pignorati. Con il suo pick-up carico di masserizie tenta di riavvicinarsi alla famiglia. L’occasione è il matrimonio della nipote. Ma viene respinto in malo modo dalla figlia e dalla ex-moglie.
Il suo mezzo e la sua immacolata driving licence (ha attraversato carico di fiori 41 stati su 50 senza prendere mai una contravvenzione) possono però ancora essere utili a chi ha necessità di trasportare di qua e di là degli Stati Uniti qualcosa che esige una guida attenta e precisa. Continua a leggere

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La mia compilation anti-Sanremo

E’ la musica di cui mi circondo e che ascolto in questi giorni. In casa o in auto con un cd sempre in funzione o fuori collegandomi a Spotify. L’importante è selezionare, cercando di restare lontano dalla musica mainstream, ogni tanto inserire delle nuove scoperte ma sempre tenendo fermi alcuni capisaldi irrinunciabili. Interesserà a pochi, ma in queste settimane ascolto questa musica. Non ho guardato un solo minuto di Sanremo. Però ne sono stato bombardato dai giornali, dai social e dai telegiornali. Mi sono rifugiato qui. Continua a leggere

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Ho visto “I nomi del Signor Sulčič” di Elisabetta Sgarbi

Mi piacciono i lavori di Elisabetta Sgarbi, che siano documentari o fiction, sono molto curati, sia nella fotografia che nel montaggio. E poi c’è quasi sempre la musica di Franco Battiato, capace come pochi di entrare nelle atmosfere di un film. Ogni anno questa eclettica signora della cultura italiana che ha inventato e dirige la Milanesiana (per dire, Torino talvolta ne importa gli eventi) propone un suo film al TFF,  che cerco di non perdermi (Colpa di comunismo 2015, La lingua dei furfanti 2016, L’altrove più vicino 2017), salvo quello presentato nell’ultima edizione che ho però avuto il piacere di vedere uscito nelle sale in questi giorni.
In un Paese che non ha fatto definitivamente i conti con il passato, la frontiera italo-slovena rappresenta ancora un nervo scoperto, tra negazionisti di ambo le parti e un fascionazismo di questi tempi incredibilmente rigurgitante. Non sempre è bene rispolverare la memoria del passato, sembra essere il messaggio di Elisabetta Sgarbi, ripetuto più volte nel corso del film, in parte fiction e in parte recitato dagli stessi protagonisti.
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