Ho letto “Turbine” di Juli Zeh

Il diabolico nell’uomo consiste nel volere eternamente il Bene e praticare eternamente il Male.
Questo romanzo è uno straordinario spaccato delle società contemporanee, alle prese con problemi ecologici di non difficilissima soluzione ma per i quali occorre una larga convergenza da parte degli appartenenti alle comunità interessate. Ecco allora che le turbine del titolo assumono un significato simbolico assai vasto. Sullo sfondo c’è la Germania post caduta del muro di Berlino e il paese fittizio di Unterleuten che dopo vent’anni risente ancora delle incrostazioni del regime comunista. Alcuni abitanti sono nostalgici e male hanno accettato il passaggio al capitalismo. Come effetto collaterale c’è il problema dell’inurbamento con masse di popolazione che, stanche di una vita contadina di stenti, si sono spostate in città. Per contro ci sono quelli che hanno sposato un sistema di vita più ecologico, alla ricerca di verde e aria pulita, in genere professionisti, e si sono insediati in campagna. Ma è tempo di cambiamenti, anche a Unterleuten è in arrivo il progresso, sottoforma di un parco eolico che dovrebbe arricchire tutta la comunità, in particolare chi deve cedere i propri terreni per ospitare le turbine.  Continua a leggere

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Ho letto “Cosa loro” di Vincenzo Consolo

“Un intero popolo che paga il pizzo è un popolo senza dignità.”
Questo libro raccoglie una selezione degli articoli scritti dal giornalista e scrittore Vincenzo Consolo sulla Mafia. Lo scrivo con la M maiuscola perché è subito lui che ci indirizza scrivendo che le mafie sono tante, antiche e moderne, europee e americane, del nord e del sud.
Ma se diciamo Mafia, con la emme maiuscola, ci riferiamo subito a quel tipico fenomeno sociale che è nato in Sicilia più di un secolo fa. E se di mafie in genere non sappiamo neppure quante ce ne siano o ce ne siano state, della Mafia siciliana si sa molto. È lo scritto iniziale del volume, un dattiloscritto di nove pagine, probabilmente del 1969, destinato a qualche giornale non precisato e mai pubblicato, illuminante perché Consolo cerca di spiegare cos’è la Mafia, nascita (ben prima del 1860 diversamente da quanto asserisce la maggior parte degli storici) ed etimologia (deriva dal francese, dal fiorentino, dall’arabo?) e infine prendendo a prestito una citazione di Leonardo Sciascia: “un’associazione a delinquere, con fini di illecito arricchimento per i propri associati e che si pone come elemento di mediazione tra la proprietà e il lavoro: mediazione si capisce parassitaria e imposta con mezzi violenti”.
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Les Rois Vagabonds e un concerto per due clown

Quando la clownerie incontra la musica siamo ai livelli più elevati del mondo dello spettacolo. Lo si comprende al Café Müller di Torino dove in questi giorni sono di scena Les Rois Vagabonds con il loro Concerto pour deux clowns. Mi sono ripromesso di non usare la parola magia per quanto ho visto oggi pomeriggio, ma non posso esimermi dal definire questo spettacolo vera poesia. Julia Moa Caprez e Igor Sellem vengono da esperienze artistiche diverse e si sono  incontrati undici anni fa dando vita a questo sodalizio artistico e a uno spettacolo che ha superato le 700 repliche.
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Non c’è “Cuore” senza “Testa”, direbbe il Mantegazza

Dopo aver letto L’anno 3000, romanzo fantascientifico ma non troppo di Paolo Mantegazza (Monza 1831 – Lerici 1910), medico fisiologo, antropologo, divulgatore scientifico e culturale, scrittore, mi ero ripromesso di leggere Testa, l’altro suo unico scritto letterario e non scientifico. Amico di lunga data di Edmondo De Amicis, il Mantegazza aveva voluto dare una risposta al libro Cuore, ad un anno di distanza dalla sua pubblicazione (1987), senza tuttavia alcun intento polemico. Protagonista è sempre Enrico Bottini, ormai adolescente e passato al ginnasio. Senonché l’eccessivo studio porta il ragazzo alla prostrazione fisica e psichica e quindi i genitori, dietro consiglio medico, gli fanno sospendere l’anno scolastico inviandolo in Liguria presso uno zio che gli fa anche da precettore e lo mantiene al passo con i compiti.
Enrico ha bisogno di aria pura, di mare e la soluzione di affidarlo allo zio Baciccia, vecchio marinaio a riposo che vive a San Terenzo, frazione di Lerici, dove hanno soggiornato scrittori e artisti famosi, risulta efficace: la nostra aria è buona e non vi si muore che ad ottanta o a novant’anni!
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Serata speciale con i Trouveur Valdotèn

Il meglio che la Valle d’Aosta in questo momento può offrire – nel senso del bello e del buono – era ieri sera in trasferta a Torino, grazie ai Trouveur Valdotèn che hanno continuato nella tradizione di proporre un concerto di fine anno al FolkClub di via Perrone. Omaggio commosso al suo fondatore, il compianto Franco Lucà, e un rapporto affettuoso che da sempre li lega anche al figlio Paolo. Questi trovatori valdostani hanno festeggiato nel 2019 i 40 anni di attività, mamma Liliana Bertolo e papà Sandro Boniface, qualche anno meno i figli Rémy e Vincent che pure sono entrati in ditta quando erano ancora infanti e da più grandicelli sono diventati insegnanti di organetto diatonico proprio al FolkClub. Il mese di dicembre di solito vede i Trouveur Valdotèn infaticabili protagonisti in chiese e frazioni valdostane con il loro repertorio natalizio. Proposta che ieri ha convinto anche il pubblico torinese che ha applaudito a lungo la loro esibizione.    Continua a leggere

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Ho letto “Quando il mondo si fermò ad ascoltare” di Stuart Isacoff

Una pagina importante della storia politica del XX secolo è raccontata in questo libro del musicologo Stuart Isacoff. Correva l’aprile 1958 quando a Mosca si svolse la prima edizione del concorso pianistico e violinistico intitolato a Pëtr Il’ič Čajkovskij. Si era in piena guerra fredda e USA e URSS si contendevano la supremazia mondiale in tutti i settori, dallo sport al nucleare, dalla conquista dello spazio alla cultura. Il blocco sovietico attraverso il concorso voleva dare al mondo segnali di apertura ma nello stesso tempo voleva affermare la propria superiorità anche in campo musicale, soprattutto pianistico. Invece il pubblico russo, come mentalità assai più avanti dei suoi politici, e la stessa giuria composta da grandi musicisti e presieduta da Dmítrij Šostakóvič, per una volta non asservita al volere del ministro della cultura, andarono in un’altra direzione, decretando la vittoria del giovane pianista americano Van Cliburn che si impose nettamente sulle promesse del pianoforte giunte da ogni parte del mondo. Le vicende politiche degli anni Cinquanta si intrecciano così con quella personale dell’allampanato pianista (era alto 1,93) giunto da Kilgore, Texas, in un libro a dir poco affascinante.
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37° TFF, roba da cinema!

Il mio tortuoso percorso tra i film del Torino Film Festival. Scrivo per fare memoria a me stesso e per aiutarmi a non dimenticare ciò che ho visto. Da tempo ho abbandonato ogni velleità mondana e il mio TFF è costituito soltanto da entrate e uscite al cinema Classico che ospita le proiezioni per i giornalisti. Quest’anno è stato più forte il rammarico per i film che mi sono perso piuttosto che la gioia per quelli visti. Mi conforta però il primo premio al film nordico A White White Day e quello femminile alle attrici interpreti di Dylda.  Filo rosso tra i film che ho visto è la presenza del vino (anche bianco…) bevuto un po’ in tutti i film. Un segno dei tempi o una banalizzazione del buon bere?  Continua a leggere

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Ho letto “Il silenzio dei larici” di Lars Koppelstätter

Gli abitanti della val d’Ultimo sono persone timorate di Dio e ancora di più lo erano le donne del rosario di Santa Gertrude.
Mesi fa cercavo qualcosa da leggere mentre mi trovavo a Merano, non conoscevo ancora quest’autore e avevo ripiegato su altro. Questo libro invece era proprio quello che mi ci voleva, si svolge infatti tra Merano e la Val d’Ultimo, con qualche necessaria puntata a Bolzano, sede degli uffici giudiziari. Lenz Koppelstätter è autore interessante, bolzanino di nascita, scrive ovviamente in tedesco e i suoi libri arrivano tradotti in italiano con tre anni di ritardo, pubblicati da Corbaccio. Il titolo originale infatti è Die Stille der Lärchen. Ein Fall für Commissario Grauner (2016), secondo dopo Der Tote am Gletscher (2015) – Omicidio sul ghiacciaio (2018). Ma altri due sono pronti per essere tradotti.
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Ho letto “La passeggiata” di Robert Walser

Al diavolo la miserabile frenesia di voler apparire più di quel che si è! È un’autentica catastrofe. Cose come queste diffondono nel mondo pericoli di guerra, morte, miseria, odio e vilipendio, e impongono a tutto ciò che esiste una deprecanda maschera di cattiveria, di egoismo abominevole.
Sono arrivato a Robert Walser grazie agli stimoli forniti (per l’ennesima volta) da W.G. Sebald e per la precisione attraverso il volumetto Il passeggiatore solitario che Sebald dedica alla figura del grande scrittore svizzero, uno dei massimi autori di lingua tedesca del Novecento. Ho già avuto modo di scrivere nei miei commenti alle opere di Sebald quanto gli sia debitore nell’intendere la passeggiata come particolare frammento del viaggio e come modo di guardare alle cose che si incontrano. Dunque Sebald e Robert Walser sono stati grandi passeggiatori e quindi osservatori di cose, natura, opere, persone. Altro grande passeggiatore, anche lui trattato in un libro da W.G. Sebald (Soggiorno in una casa di campagna) è stato Jean-Jacques Rousseau che con Walser aveva in comune la nazionalità svizzera e il lago di Bienne (nello Seeland bernese): il filosofo vi aveva soggiornato, lo scrittore vi era nato.
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Ho letto “Il Grande Torino” di Alberto Manassero

Credo che occupandoci di letteratura granata d’ora in avanti occorrerà fare i conti con un “prima” e con un “dopo” Manassero. Infatti Alberto ha messo un punto fermo nelle storie sugli Immortali con un  libro che si staglia per competenza, accuratezza, cura maniacale dei dettagli (la passione, quella, non era neanche da mettere in dubbio). Non parlo tanto dell’idea, per quanto geniale, di far raccontare il Grande Torino da un Filadelfia fattosi quasi antropomorfo (questa, niente meno, viene molto apprezzata da Franco Ossola nella prefazione), ma della forza narrativa che il libro ha in sé.
Manassero si rivela un fine narratore e così dalla sua penna la vicenda degli Immortali si dipana più intrigante di un romanzo d’avventure. Finalmente un libro sul Grande Torino che non sia una semplice compilazione di eventi e di fotografie! Certo anche lui si avvale di materiale giornalistico, ma i brani scelti e pubblicati sono opera dei vari Cavallero, Casalbore, Tosatti, Ettore Berra, Carlin Bergoglio, grandi firme del giornalismo sportivo di allora. Una stampa pronta a esaltare le gesta della squadra, ma non scevra dal criticare quando le cose andavano meno bene. Dalle loro cronache Bacigalupo, Ballarin, Maroso… prendono forma, balzano fuori dalle pagine e ci paiono vivi, qui con noi, tanto in campo che nel privato. Tante storie in una Storia.
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