Ho letto “Leggende dell’arcipelago toscano” di Gianfranco Vanagolli

Non scopro certo oggi l’importanza della tradizione orale, per secoli e secoli il patrimonio culturale – miti, leggende, favole, canti – si è tramandato così. Tutto questo, piuttosto che si perda, è bene che venga impresso sulla carta. Altrimenti non avrei conosciuto queste storie. Credo che neppure il mio amico Alberto avrebbe saputo raccontarmele a voce, invece che gran regalo mi ha fatto con questo libro! Sono dodici leggende raccolte da un elbano, riese per la precisione, Gianfranco Vanagolli, in gran parte ambientate all’Elba ma anche a Montecristo, Capraia e al Giglio. E’ una seconda edizione di un librino già pubblicato nel 1995 con una preziosa prefazione di un altro illustre elbano, Gaspare Barbiellini Amidei, che allora già paventava un’Elba ...un’altra isola, quella che tanti vogliono sbranare per offrirla self-service ai continentali. E ancora lo scrittore e giornalista scomparso nel 2007 invita a “mettersi a veglia“, sperando che esista ancora un’aia risparmiata dalla tecnomusic. Si possono totanare storie e poi essiccarle come stoccafissi infine metterle in fila, come l’autore encomiabilmente ha fatto con le sue.
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Ho visto “La ruota delle meraviglie” di Woody Allen

Sia la locandina con la ruota panoramica (delle meraviglie), sia l’incipit del film con il rutilante mondo di Coney Island promettevano bene. Invece mi sono ritrovato davanti il solito film-cartolina di Woody Allen. Ci ha già spedito tante cartoline: da Barcellona, Londra, Parigi, Roma, dalla Costa Azzurra. Dentro questa cartolina ha inserito una storia traballante e alquanto scontata. Oltretutto con dialoghi convenzionali che mancano della brillantezza di un tempo. E’ da Match Point (2005) che non trovo un suo film pienamente convincente, mentre ricordo di essermi fatto le ultime sostanziali risate con Basta che funzioni (2009).
Trovo banale che un personaggio del film racconti la storia rivolgendosi direttamente al pubblico. Lo fa Mickey, il bagnino sulla spiaggia dei divertimenti a Coney Island (in realtà la location è la vicina Brighton Beach), di cui si invaghisce Ginny, un passato da mediocre attricetta e ora cameriera in un oyster barContinua a leggere

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Il mio 31 dicembre a Milano

Qualcuno si stupisce ancora per il fatto che il 31 dicembre di ogni anno faccio una corsa (un salto?) a Milano. Ci vado da quattro anni. Tutto in giornata, senza faticose levatacce all’alba e neppure ritorni a tarda sera. L’alta velocità lo consente (eppure ci sono molti che sono ideologicamente contrari!). Prezzi stracciati, basta guardare le offerte. Sono andato e tornato con Italotreno spendendo 19 euro. Da Porta Susa a Milano Centrale (e viceversa) in 45 minuti. Altri 10 minuti e sono in piazza Duomo.
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Mi sono divertito al “Vertigo Christmas Show”

In una città triste come questa (non Grugliasco, per carità…) ben vengano proposte che portano allegria, stupore, magìa, incanto (ce ne sono anche altre, ne scriverò). Sono contento che la proposta di Natale del Cirko Vertigo sia coronata da tanto successo e va dato merito al duo Paolo Stratta e Luisella Tamietto che hanno ideato lo spettacolo. Ho assistito all’esibizione del 30 dicembre (la seconda del pomeriggio) insieme a tanto pubblico entusiasta e mi sono liberato di tutte le sovrastrutture mentali che mi sono inevitabilmente costruito addosso nel corso di quasi sessantasette anni. E sono tornato bambino, come mi accade ogni volta che varco il cancello di via Tiziano Lanza ed entro nello chapiteau del Cirko Vertigo. Ogni volta scopro qualcosa, oltre a constatare la crescita degli artisti che compongono la compagnia stabile.
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Ho rivisto “I sogni segreti di Walter Mitty” di Ben Stiller

Ieri sera ho rivisto in tv dopo quattro anni I sogni segreti di Walter Mitty di e con Ben Stiller. Ricordo ancora nei giorni di Natale del 2013 il faraonico lancio pubblicitario che ne avevano fatto a Parigi. Non potevi entrare in metrò senza che gli occhi di Stiller/Mitty ti seguissero ovunque. Il film era uscito quasi in contemporanea in tutto il mondo, Stati Uniti compresi. Non mi pare avesse fatto grandi incassi e in ogni caso aveva funzionato di più in Europa che negli States. E’ curioso come la percezione di un film cambia con il passare del tempo. Rivedendolo, mi è parso un apologo sulla crisi dell’editoria e la fine di un rapporto di lavoro, piuttosto che una commedia fantastica, tradendo in qualche modo lo spirito del racconto di James Thurber da cui è tratto e dal quale nel 1947 era derivato il film di Norman McLeod Sogni proibiti con Danny Kaye. In origine Walter Mitty era un impiegato ‘sognatore’ di una casa editrice e la pellicola aveva una trama da commedia ‘gialla’.
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Ho letto “Bastardi in salsa rossa” di Joe R. Lansdale

Ed eccoci qui, al culmine di tutte le scelte e di tutti i nostri errori, due uomini di mezza età dalla pelle dura, ma stanchi.
Avevamo lasciato Leonard Pine piangente in ospedale al capezzale di Hap Collins, più morto che vivo. Hap, che è il narratore di queste storie, sembrava davvero dover chiudere il sipario sulla propria esistenza. Era il 2015 e l’avventura vissuta dal duo Hap&Leo in Honky Tonk Samurai era stata davvero la più tosta. Lansdale aveva lasciato poche speranze sul prosieguo della serie e noi, orfani dell’improbabile coppia di detective, ci eravamo messi il cuore in pace. Invece rieccoli qui, due anni dopo, con una nuova storia. Un po’ meno cruenta del solito perché i due sono ormai ultracinquantenni, perché si sono un po’ imborghesiti e Hap è – appunto – reduce da una ferita da coltello che lo ha lasciato in coma per un po’ di tempo. Continua a leggere

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Ho letto “Trilogia dell’altipiano” di Mario Rigoni Stern

Il mio modo di commemorare il centenario della prima guerra mondiale è stato leggere la Trilogia dell’altipiano di Mario Rigoni Stern, un volume che raccoglie tre romanzi scritti in epoche diverse dallo scrittore di Asiago – 1978, 1985, 1995 – ma che compongono un unicum di quei luoghi tra la seconda metà dell’800 e gli anni del fascismo, mettendo al centro proprio la Grande Guerra e le sue conseguenze. Per di più in novembre, nei giorni di queste letture, sono andato per qualche giorno nel Vicentino soggiornando ad Asiago, dove non ero mai stato, e ho visitato il sacrario militare. Cadeva la prima neve della stagione e ciò rendeva ancora più suggestiva l’immersione nel libro di Rigoni Stern.
Storia di Tönle
è ambientata tra la fine dell’Ottocento e la Grande Guerra. Mario Rigoni Stern la scrisse come se la stesse raccontando all’amico giornalista Gigi Ghirotti, vicentino e alpino come lui, scomparso da pochi anni. Tönle Bintarn è un contadino che vive nell’Altopiano di Asiago aggiustandosi anche a fare il contrabbandiere. Continua a leggere

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Ho visto “Al massimo ribasso” di Riccardo Jacopino

Al Tff dove era inserito nella sezione Festa Mobile l’avevo perso. Poi l’ho recuperato grazie allo streaming di MyMovies. E’ un lavoro degno di nota per le implicazioni sociali che mette in evidenza. Esaspera un concetto – il massimo ribasso appunto – che è stato ed è il tallone d’Achille delle gare d’appalto pubbliche. Come a volte accade nella realtà, organizzazioni malavitose riescono a bypassare le gare conoscendo l’offerta più bassa e aggiudicandosi appalti sostanziosi. La logica e i meccanismi del massimo ribasso vengono spiegati bene in questo film prodotto dalla Cooperativa Arcobaleno, che a Torino è nota per il Servizio Cartesio, con il supporto di Rai Cinema e il sostegno di Film Commission Torino Piemonte.
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Ho letto “Il cerchio si chiude” di John Banville

Quirke si compiacque di aver ritrovato in fretta e senza sforzo il suo tono autoritario, brusco, quella punta di insofferenza altezzosa. Per fare il capo, era necessario imparare a fare l’attore.
Ritroviamo Quirke dopo un lungo periodo di congedo per malattia dal lavoro di primario del reparto di anatomia patologica dell’ospedale della Sacra Famiglia di Dublino. Un congedo che sarebbe durato ancora più a lungo e forse fino al definitivo pensionamento se il suo assistente David Sinclair non fosse andato a cercarlo per sottoporgli un dubbio che gli era venuto. Si trattava di un morto bruciato in un incidente d’auto al quale aveva trovato un bozzo in testa non compatibile con l’impatto della vettura contro un albero. Quirke si trova d’accordo nel supporre che l’incidente e il successivo incendio siano stati provocati ad hoc. L’episodio risveglia nell’anatomopatologo l’antico interesse per il suo lavoro e così riprende l’attività. Continua a leggere

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Ho letto “Nevada Connection” di Don Winslow

Lasciate fuori un piatto di pollo fritto, e quando il negro ne sentirà l’odore sorriderà. Non sparate finché non vedete il bianco dei denti.
Sembra quasi uscito apposta, in un periodo in cui i rigurgiti nazisti – solo folkloristici o anche preoccupanti – in giro per il mondo si vanno moltiplicando. Eppure Don Winslow lo ha scritto nel 1993 e mancava ancora all’appello nella traduzione italiana come pure altre due avventure di Neal Carey. D’altra parte il prolifico scrittore di New York, che già ci ha regalato personaggi sia positivi che negativi come Frankie Machine, Frank Decker, Art Keller, Ben&Chon, è sempre stato attento ai fenomeni di criminalità che si palesano praticamente ovunque. Nevada Connection è la terza storia che ha per protagonista Neal Carey. Lo avevamo lasciato in Cina al termine di China Girl e lì è rimasto per tre anni chiuso in un monastero a meditare e ad apprendere pratiche che gli sarebbero servite in futuro.  Continua a leggere

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