Ho letto “La libertà viaggia in treno” di Federico Pace

Nessuno, o quasi nessuno, su un treno, arriva a sentirsi fuori luogo o fuori tempo.
Ho terminato di leggere questo libro esausto per il lungo viaggiare su e giù per l’Europa. Come se avessi compiuto io questi percorsi in treno. Eppure, chiudendo l’ultima pagina, viene voglia di salire su un treno e partire nuovamente, per davvero questa volta. Federico Pace, giornalista e scrittore, affronta un tema nient’affatto nuovo: la letteratura di viaggio esiste da sempre. Ognuno poi ha i suoi modelli, scommetto molti sceglierebbero Bruce Chatwin, altri Terzani o Rumiz, qualcuno sarà rimasto affezionato a Omero. A me è caro il Viaggio in Portogallo di Saramago (La felicità, che il lettore lo sappia, ha molte facce. Viaggiare probabilmente è una di queste. Affidi i fiori a chi sappia badarvi, e incominci. O ricominci).
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Ho letto “Tutto potrebbe andare molto peggio” di Richard Ford

Io sono contento di stare qui a Haddam, a sessantotto anni, a godermi la Prossima Età della vita, presumibilmente l’ultima: come dato statistico della classe che non ha carte sulla scrivania ed è libera di fare tutto il bene del mondo, se dovesse scegliere di farlo.
Dopo tre romanzi che hanno seguito tutta la vita di Frank Bascombe (Sportswriter, Il giorno dell’indipendenza, Lo stato delle cose, pubblicati uno ogni decennio) Richard Ford ne mette ora in scena la vecchiaia. Frank Bascombe, è il classico “uomo qualunque” americano, vive in Connecticut e ha fatto una bella vita, migliore della media dei compatrioti, dapprima come giornalista sportivo, poi comprando e vendendo immobili, due matrimoni, due figli grandi che vivono lontani e con cui non ha un grande rapporto. Per dire, ha comprato online tutta l’opera di Aaron Copland e l’ascolta continuamente in auto (soprattutto la Fanfara per l’uomo comune, che evidentemente considera una sorta di colonna sonora dell’America del XX secolo).
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Ho letto “Bertone. La montagna come rifugio” di Guido Andruetto

Giorgio Bertone era nato a Borgosesia, dunque non era un montanaro a tutto tondo. Ma aveva nel sangue la montagna e un talento innato per l’arrampicata. Scrive Andruetto: E’ ancora un ragazzino quando comincia a farsi accompagnare dal padre alle rocce più vicine, perché vuole provare ad arrampicare. Ha già quello in testa. Molto giovane, abbandona la casa di famiglia per andare a vivere a Courmayeur. A diciannove anni è portatore, a ventitre guida alpina. Il Monte Bianco diventa la sua casa, il suo rifugio.
In questo libro Guido Andruetto ricostruisce la figura di Giorgio Bertone, morto a soli 35 anni nel 1977 sotto la cima del Mont Blanc du Tacul, paradossalmente non durante un’ascensione ma in un incidente con l’aereo che pilotava. Perché ad un punto della sua vita aveva deciso che bisognava andare più in alto e aveva preso il brevetto da pilota. Ma questa decisione non era altro che la naturale evoluzione della sua idea di soccorso alpino. Continua a leggere

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Ho visto “Dove non ho mai abitato” di Paolo Franchi

Francesca è figlia di Manfredi, un noto architetto torinese, ma si è francesizzata sposando Benoît , un facoltoso parigino. Torna in Italia alle soglie dei cinquant’anni per fare visita al padre che in quel frangente la invita a riprendere la professione (è architetto pure lei). A Torino fa la conoscenza con Massimo, un tempo ragazzo di bottega del celebre architetto e ora destinato a prendere le redini dello studio. Naturalmente tra Francesca, assillata da un padre invadente e da un marito possessivo, e Massimo, che dapprima si sono evitati, scoppia la classica scintilla, complice un lavoro che devono fare insieme, la ristrutturazione di una villa alle porte di Torino, di proprietà di una ricca coppia di giovani. Il film scorre tra le schermaglie padre e figlia, Francesca e il marito, Francesca e Massimo. Va da sé che Massimo abbia anche una amica-compagna che per ovvi motivi inizia a trascurare. Intanto passano le settimane, il vecchio architetto muore e lascia lo studio alla figlia, il lavoro alla villa è terminato, tra Massimo e Francesca quel che è stato è stato, Benoît arriva a Torino per portare la moglie a Parigi.
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Ho letto “Pulvis et umbra” di Antonio Manzini

“Allora bisogna che qui al nord cominciate a imparare l’uso esatto dei termini e delle locuzioni romane”. Paradossalmente mentre usciva in libreria questo romanzo di Antonio Manzini (agosto 2017) in un prato di Fénis veniva ritrovato un cadavere carbonizzato (reale). E’ stato il giallo dell’estate in Valle d’Aosta. Si è risolto quasi due mesi dopo senza l’intervento di un Rocco Schiavone vero perché la soluzione è arrivata dalla Francia. Questo per dire che, come sempre, la realtà supera di gran lunga la fantasia, anche quella del prolifico scrittore romano, giunto alla sesta puntata delle inchieste del vicequestore (non conteggio un volume di racconti né quelli contenuti nelle varie raccolte sui Capodanni, Carnevali, Vacanze, Natali, Ferragosti).
Il nostro scorbutico poliziotto trasferito suo malgrado ad Aosta stavolta è alle prese con un cadavere trovato sul greto della Dora Baltea in località Plan Felinaz, comune di Charvensod, proprio il luogo in cui, nella vita reale, in agosto si svolge il festival Etétrad (suggerisco agli organizzatori di invitarci Manzini nel 2018, chissà mai possa in seguito inventarsi un omicidio in ambito musicale valdostano…). E qui smetto di mescolare il fantastico con la realtà.
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Ho visto “Dunkirk” di Christopher Nolan

E’ un film epico, corale, di grande impatto visivo, come lo sono stati tanti film di guerra. Il rimando è sempre a un kolossal degli anni ’60, Il giorno più lungo (1962), basato sul libro di Cornelius Ryan e diretto a più mani da diversi registi. Produzione Darryl F. Zanuck, con un cast incredibile che mettere insieme oggi sarebbe impossibile. Era basato sugli sbarchi in Normandia del 6 giugno 1944, il famoso D-Day, durante la seconda guerra mondiale. Alcuni degli interpreti, da militari, avevano preso parte veramente allo sbarco.
La vicenda narrata in Dunkirk è altrettanto storica ed è spostata su una spiaggia più a nord, praticamente al confine con il Belgio. A Dunkerque tra il maggio e il giugno del 1940 si svolse l’operazione Dynamo che vide l’evacuazione navale su larga scala delle forze Alleate, incalzate e circondate dalle truppe corazzate tedesche. Si trattava di riportare in Inghilterra un milione di soldati inglesi, francesi e belgi, utilizzando qualsiasi tipo di imbarcazione, anche semplici unità da diporto inviate da oltre Manica. Tutto questo sotto le incursioni aeree dei caccia e dei bombardieri tedeschi. Una ritirata, non una disfatta, festeggiata a livello nazionale come una vittoria strategica.
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Ho letto “Il segreto” di Antonio Ferrari

La storia della gestazione di questo romanzo potrebbe occupare un altro romanzo intero. Antonio Ferrari la limita a poche, estremamente interessanti, pagine in postfazione. Commissionatogli nel 1981 dal suo giornale, il Corriere della Sera, a quel tempo massacrato dallo scandalo P2 come tutto il gruppo Rizzoli, Ferrari ha carta bianca e imposta un romanzo che racconta i segreti che si nascondono dietro l’uccisione di un leader politico: Non è pura fantasia: intreccerò alcune confidenze che ho ricevuto da amici magistrati, preziose notizie ignorate dai giornali e indiscrezioni davvero piccanti, con una trama parallela. Quando il libro è pronto Rizzoli Libri si rifiuta di pubblicarlo. L’autore farà altri tentativi, ma il libro esce solo nel 2017 grazie a Chiarelettere, dopo aver “dormito” in un cassetto per trentacinque anni. Scrive ancora Antonio Ferrari a chiusura della postfazione: Finirà che dovrò ringraziare chi, trentacinque anni fa, rifiutò di pubblicarlo. Oggi il mio racconto combacia quasi con la realtà.
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Ho visto “L’inganno” di Sofia Coppola

Collegio femminile in uno Stato del Sud durante la guerra di secessione americana. Dopo tre anni la situazione è confusa.  I confederati tengono ancora il territorio, ma ci sono truppe allo sbando, disertori. Un soldato dell’Unione, ferito, arriva nel bosco attorno al collegio e viene trovato da una bambina dodicenne uscita a raccogliere funghi. Tra le istitutrici e le studentesse prevale lo spirito di carità cristiana nei confronti del ferito sul dovere di denunciare alle truppe sudiste la presenza di un nemico. Il caporale John McBurney entra in casa ed è assistito e curato. L’idea di consegnarlo appena guarito viene pian piano accantonata. Tutte le donne del collegio, dalla bambina più piccola a Miss Martha, la proprietaria, sono dapprima incuriosite e poi attratte, in diverso modo, dal soldato. L’uomo flirta con questa e con quella. Poi non avrà che l’imbarazzo della scelta. Un corpo che è una tentazione per donne dalla sessualità repressa dall’educazione e dalla religione. Tutte diventano rivali, tra tentazione, cinismo, calcolo, sfrontatezza, ma anche ingenuità e innocenza. Salvo poi ricompattarsi di fronte al dramma finale.
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Ho letto “Un giorno di festa” di Enrico Pandiani

“Povera illusa. Noi siamo les italiens, la galanteria non sappiamo nemmeno dove stia di casa”.
Cerco di non mancare mai agli appuntamenti con il commissario Jean-Pierre Mordenti perché mi porta in una Parigi che conosco e amo. Il sesto appuntamento della serie les italiens è di un’attualità spaventosa. Il cuore della vicenda è un ipotetico attentato nella Capitale proprio il 14 luglio, festa nazionale, naturalmente ad opera del terrorismo islamico. Ma così come ci sono gli arabi cattivi, Pandiani ci spiega che si sono quelli buoni, ovvero i magrebini componenti della SAT la Squadra Anti Terrorismo che da un certo punto della vicenda agiscono in parallelo agli uomini di Mordenti. Hanno capacità particolari, soprattutto possono infiltrarsi tra le fila dei terroristi e cercare di prevederne i movimenti.
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Ho letto “Un mare di plastica” di Franco Borgogno

Guardo perplesso il contenitore di plastica da cui occhieggiano due tomini che ho comprato in gastronomia. Un packaging insolitamente grande per così poco cibo, tanta plastica inutile. Con questo libro Franco Borgogno ci mette in guardia dai nostri stessi comportamenti. La plastica pone in pericolo l’esistenza stessa del pianeta. Inizio dal fondo e dai suggerimenti che queso libro ci fornisce: Dobbiamo partire tenendo a mente la semplice ‘regola delle tre R’: riduci, riutilizza, ricicla. Ovvero l’ABC del nostro atteggiamento verso l’ambiente. Aggiungerei io una terza R: rifiuta. E lo farò da oggi in avanti rifiutando certi imballaggi ridondanti come quello dei tomini.
Altro principio fondamentale su cui Borgogno ci induce a riflettere è che la Terra ha un unico grande oceano con diverse caratteristiche. Non già tanti mari ma uno solo, per cui un cattivo comportamento (banalmente gettare in acqua una bottiglietta) si può ripercuotere in qualsiasi altro punto grazie al gioco delle correnti. Continua a leggere

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