Ho letto “La rete di protezione” di Andrea Camilleri

…la virità, certe vote, è meglio tinirla allo scuro, allo scuro cchiù fitto, senza manco la luci di un fiammifiro.
Camilleri comunica in appendice al lettore che questo è il primo libro che ha non scritto ma dettato a una sua collaboratrice. La sensazione che fosse diverso dal solito Camilleri l’ho avuta fin dalle prime pagine: mi sembrava che qualcun altro ci avesse messo le mani perché il linguaggio usato era tanticchia diverso dal solito, con l’introduzione di espressioni che lo scrittore non aveva mai usato in precedenza (lo dico da assiduo frequentatore delle vicende di Montalbano di cui ho letto tutto). E’ chiaro che la sensazione resta tale, anche se un paio di incongruenze le ho poi riscontrate nel testo. Con ciò, pur in assenza di ammazzatine, La rete di protezione è uno dei libri più belli di Camilleri. Vuoi perché ci riconsegna un Salvo Montalbano sempre più umano: mi pare che per la prima volta si esprima su un pensionamento non lontano e poi è preda del digital divide, tanto è vero che deve ricorrere anche per cose banali all’aiuto di Catarella. Il quale Catarella in questo romanzo è sempre più incombente con i suoi strafalcioni sui cognomi delle persone e con le sue catastrofiche tuppiatine alla porta del commissario.
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Ho letto “Strabismo di Venere” di Paolo Chicco

Sarà paradossale ma devo a Vincenzo Consolo la scoperta di Paolo Chicco. Da un anno sono affascinato dagli scritti dell’intellettuale siciliano scomparso nel 2012 e la scorsa estate mentre ero in vacanza a Cefalù leggevo i suoi libri (alcuni lo sanno, a me piace contestualizzare le letture nei luoghi in cui sono in viaggio, o viceversa, se vogliamo). In Sicilia avevo visto numerosi annunci di presentazioni del libro precedente di Chicco, Le mura di Tramontana. Avvocato penalista di Torino, mio coscritto tra l’altro, da quarant’anni innamorato della Sicilia, evidentemente era in tournée per promuovere il suo libro. Come sempre sottovaluto e trascuro gli autori italiani contemporanei, così non ci pensai più. Poi qualche settimana fa ho visto questo volumetto appena uscito, che nel sottotitolo citava Mozia, il sito fenicio nello Stagnone di Marsala della cui esistenza, nella mia profonda ignoranza, avevo appena appreso proprio dai libri di Vincenzo Consolo. Così mi sono deciso, anche se avrei dovuto leggere prima il precedente perché i due romanzi sono collegati.
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Perché non ripensare la festa di San Giovanni?

Scrivo a poche ore dai fuochi d’artificio di stasera, ma questo pensiero mi frulla per la testa da settimane. Che senso ha ammucchiare migliaia di persone in una piazza per assistere ai fuochi d’artificio? Tanto più in una situazione blindata e (forse) di scarsa serenità. Ormai è sempre lo stesso spettacolo da anni e anni. Mi si obietterà che lo spettacolo pirotecnico è sempre diverso e allora rispondo che se non è zuppa è pan bagnato. E guardate che la mia non è una riflessione nata dopo i tragici accadimenti del 3 giugno e neppure è dettata dalla paura di attentati, che pure avrebbe ragione d’essere. In realtà io in piazza mi annoio – dopo esserci andato per tantissimi anni, più per lavoro che per diporto – ed evito accuratamente gli assembramenti di popolo proprio perché la cosa mi annoia.
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Ho visto la mostra “The Many Lives of Erik Kessels”

La retrospettiva di Erik Kessels che Camera – Centro Italiano per la Fotografia presenta fino al 30 luglio è davvero curiosa e rivaluta la bulimia fotografica di tante persone sparse nel mondo che hanno saputo dare una ripetitività quasi ossessiva ai loro scatti. Kessels è un fotografo cinquantenne olandese ma è qui non in quanto tale – o meglio non solo, poiché alcune foto sono sue – ma perché è una sorta di antropologo, come dice il titolo della mostra uno che si è impossessato delle vite degli altri attraverso le loro fotografie. Ogni capitolo della mostra, mi pare che siano una trentina, propone un’idea originale, talvolta mooolto originale (che qualcun’altro ha avuto). Continue reading

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Ho letto “La mia isola è Las Vegas” di Vincenzo Consolo

Se in Esercizi di cronaca avevo fatto la conoscenza con Vincenzo Consolo giornalista, in La mia isola non è Las Vegas ho trovato cinquantadue racconti – non prettamente di taglio giornalistico – pubblicati nell’arco di mezzo secolo su giornali di vario tipo, come L’Ora di Palermo che non esiste più, come l’Unità che si appresta a non uscire più, ma poi su Il manifesto, Il Messaggero, La Stampa, Il Corriere della Sera, Giornale di Sicilia, La Sicilia e ancora periodici di vario genere e tendenza.
Ci sono pezzi di viaggio, schegge d’infanzia, incontri con personaggi, ricordi professionali. Talvolta Consolo usa l’arma dell’ironia ma da quasi tutti gli scritti trapela una Sicilia amara per quanto sempre molto amata.
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Ho letto “Io sono Dot” di Joe R. Lansdale

Finalmente un romanzo di Lansdale che non sia splatter, né pulp, né scurrile. Non ci sono zombie e neppure omicidi. Tanto che mi sentirei di farlo tranquillamente leggere al mio nipotino di dodici anni. Il sangue che si intuisce è invece quello di qualche sbucciatura da caduta sui pattini a rotelle. Dorothy Sherman, «Dot» per parenti e amici, è una ragazza dalla battuta sempre pronta. Ha abbandonato gli studi e lavora come cameriera sui pattini in un locale aperto h24 chiamato ‘Dairy Bob’, dal nome del proprietario.
Ora ho diciassette anni, ne sono passati cinque da quando ho sentito le perle di saggezza di papà, poco prima che partisse per il giro del mondo alla ricerca delle sigarette…
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Ho visto “Song to Song” di Terrence Malick

Aspettarsi che il cinema di Terrence Malick diventi di punto in bianco intelligibile è chiedere troppo. Quattro film in trent’anni, poi nella seconda decade del nuovo millennio è diventato improvvisamente prolifico, sfornando quasi un film all’anno. Ma a mio parere si sono fatti sempre più criptici.
Trattando di musica, artisti, cantanti e produttori, Austin (Texas) la Live Music Capital of the World, avevo pensato ad un bel film musicale. Invece la storia gira attorno ai rapporti tra un quartetto di persone, pur sempre nell’ambiente dei musicisti. Il non meglio identificato BV (Ryan Gosling), cantautore e musicista, partecipa ad un festa di un ricco produttore discografico, il magnate del settore, Cook (Michael Fassbender). Lì conosce Faye (Rooney Mara), un’aspirante cantante e flirta con lei, senza sapere che è la ragazza di Cook.
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L’universo di Charlot nel Museo Chaplin di Vevey

Al Manoir de Ban mi sono accostato con un po’ di trepidazione. Una volta si chiamava così ed era la casa di famiglia di Charlie Chaplin, fin da quando, espulso dagli Stati Uniti, nel 1952 è approdato in Svizzera, appunto a Corsier-sur-Vevey. Oggi si chiama Chaplin’s World.
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Il pianeta disastrato di Edward Burtynsky

Sarà la mostra dell’estate ad Aosta, che non bisogna perdere. Magari portandoci i bambini per far vedere loro come abbiamo ridotto il pianeta.
Edward Burtynsky, L’uomo e la terra è il titolo dell’esposizione al Centro Saint-Bénin di Aosta che resterà aperta fino al 1 settembre. Burtynsky è un fotografo canadese di grande fama che da oltre trent’anni focalizza la propria ricerca artistica sul rapporto uomo e natura documentando la trasformazione del paesaggio “a servizio” del progresso. Una sua frase, riprodotta sui muri del Centro, spiega subito da che parte sta nel suo atteggiamento verso il pianeta: Possiamo guardare alla città come ad un’alta espressione della creatività e della civiltà umana, ma è inevitabile pensare che a ogni atto di creazione corrisponda un atto di distruzione.
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“L’anno del Gallo” su Sky: un’intervista da 6 meno meno

Ieri sera, anzi dovrei dire ieri notte, ho visto lo speciale che Sky ha dedicato ad Andrea Belotti. L’Anno del Gallo, il 2017, come nel  calendario cinese. Noi naturalmente auspichiamo che non sia solo il 2017 l’anno di Belotti, ma anche il 2018, 2019, 2020, 2021… E ancora, lo zodiaco cinese (non sono un esperto, ma ho letto così) dice che il segno del Gallo è molto compatibile con il segno del Toro. Ergo…
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