“Il cerchio del lupo” di Michael Connelly, un caso irrisolto per il detective Bosch

Sono arrivato a Michael Connelly, di cui non avevo ancora letto nulla, attraverso la bellissima raccolta di racconti Ombre ispirati ai dipinti di Edward Hopper e recentemente pubblicata da Einaudi. Uno di questi è scritto appunto da Connelly, Nighthawks, stesso titolo del famoso quadro che lo ha ispirato. In quelle poche pagine ho così potuto fare la conoscenza con Harry (Hieronymus) Bosch, detective della squadra omicidi alla polizia di Los Angeles. È protagonista di oltre venti romanzi. Ad un certo punto della serie si è ritirato e per un paio di libri ha fatto l’investigatore privato (in quel periodo è collocato proprio il racconto di Ombre), salvo poi rientrare in polizia constatato che il suo lavoro non funzionava. Ora è in una immaginaria squadra ‘casi irrisolti’ insieme a una nuova partner il detective Kizmin ‘Kiz’ Rider. Sono passati quasi quindici anni ma un caso mai risolto del 1993 gli frulla sempre per la testa.  Continua a leggere

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“Lettera di una sconosciuta”, un racconto da film

L’espediente della lettera ritrovata o ricevuta non è inconsueto in letteratura. Stefan Zweig lo applica per raccontare l’ossessione d’amore di una giovane donna per uno scrittore ricco e famoso. Costui, il giorno del suo compleanno, il quarantunesimo, riceve una lettera con l’intestazione “A te, che non mi hai mai conosciuta”. Più che una lettera è un lungo manoscritto-confessione di una donna che non rivela mai il proprio nome e che per anni ha accompagnato come un essere invisibile la vita dello scrittore. Il racconto è ambientato a Vienna.
La donna ha abitato da bambina con la mamma, povera vedova, nello stesso palazzo, sul medesimo pianerottolo dello scrittore, nel piccolo appartamento di fronte. Si è invaghita subito di quel giovane brillante, scrittore e amante del buon gusto e per anni lo ha  ammirato e osservato senza che lui se ne avvedesse. Rende bene il suo stato d’animo questo passaggio:  Continua a leggere

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“Ninfee nere” di Michel Bussi e l’ossessione per le ninfee di Monet

Mi piace leggere Michel Bussi e mi divertono le sue storie molto molto improbabili. Mi piace la collocazione geografica delle vicende, sia quelle ambientate in luoghi lontani e a me sconosciuti (le isole Réunion di Non lasciare la mia mano), sia in posti che conosco bene (Étretat, Yport, Fécamp di Mai dimenticare). Su Ninfee nere nutrivo molte aspettative perché, a detta di molti, è il più bel romanzo del giallista francese. La location questa volta è Giverny, a metà strada tra Parigi e Rouen, ma appena entrati in Normandia. E non poteva essere diversamente perché lì visse dal 1883 – e dal 1890 in un casolare di proprietà –  fino alla morte il pittore impressionista Claude Monet. Proprio attorno alle sue tele, al suo famoso giardino e al laghetto scavato per far crescere e poi dipingere le ninfee ruota tutta la vicenda narrata dallo scrittore francese. Continua a leggere

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“Triangoli rossi” omaggio di Boris Pahor ai deportati politici

L’unico modo che l’anima tedesca conosce per tentare di risolvere i suoi complessi irrisolti: urlando.
Vorrei leggere più libri possibile di Boris Pahor fintantoché è ancora in vita (ad agosto compirà 107 anni), pur sapendo che i suoi scritti sugli orrori del nazifascismo resteranno pagine indelebili, a imperitura memoria per tutto il genere umano. Ad agosto compirà 107 anni.
Nel corso della sua vita Boris Pahor si è rammaricato più volte che i deportati politici, a cui in genere erano riservati lager specifici, non abbiano avuto il giusto spazio nel sentire comune. Portavano sulla casacca a strisce il triangolo rosso che li distingueva dagli altri deportati con inscritta la sigla della nazione di provenienza. Nel caso di Pahor era la I di Italia, cosa che lo irritava, avendo lottato fin da giovane contro l’omologazione della cultura e della lingua slovena all’Italia. Continua a leggere

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“Il signore di San Francisco” e le due anime di Ivan Bunin

Quindici racconti scritti prima del 1915, per la maggior parte a Capri dove  l’autore ha soggiornato per alcuni inverni. Quello che dà il titolo alla raccolta si svolge durante il cosiddetto grand tour in nave di una famigliola americana. Il padre è un uomo ricco che dopo aver badato solo a fare soldi, per la prima volta si affaccia alla vita nonostante i suoi 58 anni. Il transatlantico si chiama Atlantide, arriva dagli Stati Uniti per far scoprire il Mediterraneo ai suoi viaggiatori, con tappa a Napoli per consentire visite anche a Capri e Sorrento.
In dicembre e gennaio sperava di godersi il sole del Sud dell’Italia, le antiche rovine, la tarantella, le serenate dei cantori raminghi, nonché ciò per cui alla sua età si ha una sottile passione: l’amore, sia pure non del tutto disinteressate, delle giovani napoletane... Stereotipi di turismo all’italiana che allignavano fin dall’Ottocento tra i viaggiatori americani e del nord Europa. Le soste nei grandi alberghi, le serate in smoking e le cene con lo champagne, fanno da contrasto con la povertà nelle strade e il puzzo di pesce marcio. Continua a leggere

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“Gli occhi dell’eterno fratello”, l’apologo sulla giustizia di Stefan Zweig

…consigliare è meglio di dar ordini, e appianare è meglio che infliggere condanne.
Dopo aver letto oltre una decina di libri, continuo nella mia scoperta di Stefan Zweig, uno dei più grandi letterati del ‘900. Ogni volta mi sorprendo per la sua facilità di cambiare continuamente registro. E la sua produzione è stata infinita! Con questo romanzo breve (le sue opere non sono mai troppo corpose) ci riporta in Oriente. Die Augen des ewigen Bruders, scritto nel 1922, era stato amato da Hermann Hesse che vi trovava una comunanza con il suo Siddharta, anch’esso pubblicato nel 1922. Tra i due era nata un’amicizia negli anni in cui l’austriaco Zweig si trovava in Svizzera, tra il 1917 e il 1919.
Gli occhi dell’eterno fratello è un apologo morale  presentato sotto la forma di una leggenda indiana. Il tema è la giustizia e la sua difficoltà, se non impossibilità, di trovare applicazione.
Prima ancora che Buddha il Sublime dimorasse sulla terra, il nobile Virata era un guerriero al servizio del suo re. Durante una rivolta, guida l’esercito contro i ribelli. Una notte penetra nel loro accampamento e nel buio di una tenda uccide i capi dei rivoltosi. Tra di essi vi era il fratello del re, ma anche il fratello di Virata.
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“L’istante presente” di Guillaume Musso e quella porta aperta sull’ignoto

Ritengo che il faro sia una metafora della vita. Una metafora del destino, più esattamente. Ebbene, non si può lottare contro il destino.
Per anni ho visto in Francia, nelle vetrine delle librerie, le copertine dei libri di Guillaume Musso, cognome di chiara origine piemontese. Sapevo che era uno degli scrittori di best-seller tra i più venduti oltralpe, al pari di Michel Bussi. Ma mi domandavo cosa avessero di speciale i suoi libri. Finalmente mi sono accostato a uno di questi, nella fattispecie proprio l’ultimo pubblicato in Italia, nel 2019 presso La Nave di Teseo, traduzione di Sergio Arecco (l’originale, L’instant présent, è del 2015). Il mio giudizio resta sospeso, certo leggerò altri romanzi di Musso per farmi un’idea più precisa. Intanto questo non è un thriller, contrariamente a come viene pubblicizzato. Non ci sono delitti, non c’è sangue. Siamo piuttosto dalle parti del racconto fantastico e surreale (che avrebbe tanti padri, ma non mi soffermo), con una componente paranormale. Sarebbe insomma un bel caso da X-Files. Tutto ruota attorno ad una casa collegata ad un faro nella baia di Cape Cod (la toponomastica di Musso lascia un po’ a desiderare).
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“Austerlitz”, il capolavoro di W.G. Sebald

Nessuno può spiegare esattamente che cosa succede in noi quando si spalanca la porta dietro cui si sono celati i terrori dell’infanzia.
Credo con questo libro di aver terminato la lettura di tutte le opere di W.G. Sebald, almeno quelle che sono state tradotte in italiano e tutte pubblicate da Adelphi. Non esito a dire che è – e rimane – uno scrittore inarrivabile, un affabulatore sontuoso, è quello che intendo per ‘intellettuale’ del ventesimo secolo. In più, ha acceso un faro sulla mia ignoranza e con le sue opere mi ha regalato un metodo di viaggio nello spazio e nel tempo. Qui sotto ho riportato i link ai miei scritti sulle sue opere.
…chi viaggia solo è in genere contento di trovare un interlocutore dopo giorni e giorni trascorsi in completo silenzio.
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“Il signor Cardinaud” di Simenon, pacifico e ostinato eroe

Dietro si stipava la folla di quelli che venivano a Les Sables-d’Olonne solo d’estate, quelli per i quali la messa è un diversivo: donne con abiti fantasia, le unghie laccate  e i piedi nudi infilati nei sandali, o giovani in maniche di camicia...
Con questo romanzo Simenon ci porta in Vandea, terra di maree, di spiagge atlantiche e di storiche tradizioni cattoliche. Le Sables-d’Olonne è a 120 chilometri a nord di Fouras, un’ora di macchina, bisogna giusto girare attorno a La Rochelle, dove arriva il protagonista per le sue ricerche. Dico questo perché a Fouras inizia la storia di Marie la strabica (1951), sempre di Georges Simenon, che ho letto da poco. Anche la geografia in letteratura vuole la sua parte, anzi, il turismo, visto che sono luoghi piacevoli da visitare. I due romanzi sono separati da dieci anni, questo è stato scritto nel 1941. Non vi è però nessuna traccia del fatto che da un anno la Francia era sotto il gioco nazista.
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Quel giorno in cui Tobagi…

Con un brivido lungo la schiena mi sono reso conto che sono passati quarant’anni da quel 28 maggio 1980, giorno dell’uccisione del giornalista Walter Tobagi, inviato del Corriere della Sera e presidente dell’Associazione Lombarda dei giornalisti. Una pagina molto dolorosa per il giornalismo nostrano (purtroppo ce ne sono state altre) sviscerata da indagini e processi ma mai chiarita nei suoi aspetti più nascosti. C’erano ispiratori, fiancheggiatori o anche solo semplici simpatizzanti di quel brutale mondo dei terroristi all’interno della stampa italiana, nel mondo dei giornali?
Ho il mio personalissimo ricordo di quel giorno. Da pochi mesi avevo iniziato a lavorare, dopo una breve gavetta in altro settore della società di gestione, all’Ufficio stampa e Manifestazioni del Casino di Saint-Vincent. Mi sembrava di toccare il cielo con un dito. Ero piuttosto giovane, forse ambizioso il giusto e non sapevo che il giornalismo sarebbe diventato la mia professione e ancora meno che un giorno mi sarei occupato anche di politica. Continua a leggere

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