Ho visto “The Teacher” di Jan Hřebejk

Bratislava 1983 e Bratislava 1992. Tra le due date c’è la caduta del muro di Berlino e la fine del comunismo. A scuola viene sempre insegnata la letteratura slovacca, ma la lingua straniera di riferimento non è più il russo bensì l’inglese. Per l’insegnante di liceo Maria Drazdĕchová non è cambiato molto, l’abbigliamento quello sì, si è  fatto più curato e occidentale, ma alla prima lezione dell’anno scolastico chiede sempre agli alunni che mestiere fanno i genitori. E ne prende nota, non si sa mai…
Nell’83, presidente del partito comunista cittadino nonché vedova di un ufficiale dell’esercito, Maria aveva iniziato a farsi fare lavori gratis da studenti e genitori che intortava esibendo come una medaglia la propria vedovanza e l’appartenenza al partito. Riparazioni di elettrodomestici, spese, regali, favori di ogni genere erano richiesti ai genitori in cambio di ‘soffiatine’ sulle interrogazioni ai figli del giorno dopo. Evidentemente chi non aveva merce di scambio oppure rifiutava questa vergognosa pratica vedeva i propri figli bistrattati con note di biasimo e pessimi voti che avrebbero impedito la prosecuzione degli studi.
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Questo è il mio post numero 1000 (dove non si parla di nulla)

Ho tardato alcune settimane per scrivere questo post perché non sapevo cosa avrei pubblicato e sono certo che non interessi neppure. Salvo a me. E’ il mio post numero mille, una bella cifra. Non sapevo perché l’ho cominciato qualche anno fa. Ora lo so. La memoria ogni tanto fa cilecca e il mio blog mi aiuta a tenere traccia di ciò che ho letto e dei film che ho visto. In più ho scritto di qualche spettacolo, mostre, concerti, alcuni scritti più personali, a volte qualche presa di posizione. Di tanto in tanto ricevo apprezzamenti e già questo mi appaga. Ma i complimenti per come scrivo me li faccio da solo quando rileggo cose passate o post particolarmente riusciti. Nelle mie recensioni metto quasi sempre qualche riferimento alle mie esperienze passate, a circostanze emotive che mi legano a questo libro o a quel film.
Intanto mi godo la definitiva pensione: definitiva perché dopo non ci sarà più nulla. Fine del lavoro dipendente o autonomo che sia. Ricevere puntualmente la pensione ti dà una sensazione di serenità ma soprattutto di libertà. Libertà dagli schemi mentali a cui eri obbligato quando lavoravi. Comunque non mi piace usare il termine ‘pensionato’: in Italia ha sempre un’accezione negativa. Preferirei essere ‘à la retraite’ come dicono in Francia oppure ‘retired’ come usa nei paesi anglosassoni. I giornali poi abusano di questa parola senza attenzione: di me non vorrei mai scrivessero “pensionato torinese 66enne ecc.”
In realtà non sono completamente ‘retired’, conservo diverse piccole attività giornalistiche e non, giusto per mantenere la mente in esercizio. Dunque, su questo schermo continuerete a vedermi ancora. E, se volete, a leggermi nel blog (sono troppo pigro per scrivere libri).

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Ho letto “Dentro il labirinto” di Boris Pahor

Gli venne fatto di pensare che la vita calpesta, leviga e lima le persone come il mare fa con i ciottoli, le conchiglie e i cocci di vetro.
Avevo in casa questo libro da tempo e l’ho preso per leggerlo proprio nei giorni in cui Boris Pahor compiva 104 anni (è nato a Trieste il 26 agosto 1913). Quale miglior omaggio a un personaggio straordinario, non tanto per l’età ma per le vicende che ha vissuto e per come le ha raccontate? Dentro il labirinto è un libro ponderoso (650 pagine), scritto nel 1985 ma tradotto e pubblicato in italiano soltanto nel 2011. Prima e dopo altri romanzi importanti che a volte gli hanno fatto sfiorare il Premio Nobel per la Letteratura. Tema è la questione slovena che ha attraversato gran parte del Novecento. Pahor è sloveno di cittadinanza italiana, cattolico e non comunista, e per questo ha subito l’ostilità da tutte le parti. Nelle vicende del protagonista del romanzo, Radko Suban, ci sono echi di tutte le esperienze vissute dall’autore: il militare in Libia, il ritorno a Trieste e la deportazione in diversi campi di concentramento nazista in Francia e Germania, la liberazione e il ricovero in un sanatorio in Francia, infine il definitivo ritorno a Trieste. Continua a leggere

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Ho letto “La sconosciuta” di Camilla Grebe

L’amore e la bellezza sono fugaci.
La merda è eterna

Dalla feconda fucina del noir scandinavo è uscita ora questa quasi cinquantenne svedese, al suo primo romanzo da sola dopo averne prodotti alcuni in condominio con la sorella Åsa Träff e con Paul Leander-Engström (un paio già tradotti in Italia e pubblicati da Piemme). Prima di addentrarmi nella storia, annoto che il titolo italiano è banale e poco indicativo di quanto si leggerà. Indirizzano meglio (il libro è già tradotto in venti lingue) quello inglese, The Ice Beneath Her, e quello francese, Un cri sous la glace.
La storia è ambientata a Stoccolma in dicembre, quando manca poco a Natale. Ciò significa niente sole, molto buio, ombre, tanta neve e ghiaccio dappertutto.
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Ho letto “Le torbide acque di Javel” di Léo Malet

Sempre una piacevole distrazione. I suoi seni pesanti sembravano implorare il soccorso di una mano caritatevole.
All’ultimo Salone del Libro, stand Fazi editore, ho scoperto questo autore francese di gialli, molto prolifico negli anni ’40 e ’50: Léo Malet (1909-1996) ha creato un investigatore, Nestor Burma, e già il nome è accattivante. Ha una scrittura asciutta e divertente, ben equilibrata tra dialoghi e descrizioni. Mi ha subito ricordato André Héléna (1919-1972), erano contemporanei e si sono anche frequentati. Entrambi hanno scritto molto e sotto vari pseudonimi. La saga del detective privato Burma conta oltre 30 titoli (una ventina pubblicati in Italia) più alcune raccolte tra cui una, I misteri di Parigi, composta da quindici racconti, ognuno dei quali dedicato a un diverso arrondissement di Parigi. Continua a leggere

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Ho letto “Sete” di Jo Nesbø

“Otello. Oleg aveva ragione. Non si tratta soprattutto di gelosia ma di ambizione”.
Non avevo più letto Jo Nesbø dai tempi di Il pettirosso e peraltro era rimasta la mia unica lettura delle avventure del poliziotto norvegese Harry Hole. Non oso pensare cosa sia accaduto nei sette libri intercorsi (e nei due precedenti). Di sicuro in questi tomoni ci sono trame incalzanti che non consentono al lettore di abbandonare la lettura. A me è capitato così: 636 pagine divorate a cavallo di Ferragosto. Però se in un giallo si cerca la verosimiglianza è meglio rivolgersi da altre parti, qui c’è troppa fantasia. Così Nesbø si avvicina di più alla fantasmogorica scrittura di un Dan Brown o di un Faletti prima maniera. Niente a che vedere con i classici del giallo scandinavo di cui Henning Mankell è stato un maestro o, tanto per rimanere al freddo, con le cupe atmosfere dell’islandese Arnaldur Indriđason.
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A Etétrad si rinnova l’appuntamento con le produzioni di Rox Records

Li ho conosciuti a Etétrad 2016, ma la loro attività mi era già nota da tempo. Sono Rossana e Antonio e hanno messo in piedi una casa discografica folk, la Rox Records. Una presenza abituale, con il loro gazebo e banchetto per vendere cd, in tutti i festival, fiere e sagre dove il balfolk raduna frotte di appassionati.
“Io sono ballerina folk da tantissimi anni, ho conosciuto Antonio ballando e il folk ci ha cambiato la vita, in meglio” racconta Rox, che – ça va sans dire – dà il nome all’etichetta. “Volevamo essere propositivi per questo mondo che ci appassiona e siccome uno dei sogni di Antonio era di aprire una casa discografica così è nato il nostro progetto”.
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Ho letto “Le figlie di Caino” di Colin Dexter

Morse aveva chiuso la serata precedente con quattro pinte di Best Bitter (mentre la cintura diventava sempre più stretta).
E così siamo giunti all’undicesima storia dell’ispettore capo Morse della Thames Valley Police di Oxford. La tredicesima e ultima è intitolata Sipario per l’ispettore Morse e il titolo la dice lunga sulla fine della serie. Tutti i 13 episodi sono stati pubblicati nei Gialli Mondadori tra il 1990 e il 2000 e poi ripresi da Sellerio a partire dal 2010 in rigoroso ordine cronologico. Per la verità uscirà ancora da Sellerio Il passo falso, che è il dodicesimo della serie, ma è l’unico che ho già letto nell’edizione precedente.
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La mia vacanza della ‘gola’

Nel corso della mia vacanza estiva attraverso Alto Adige, Austria, Svizzera ho tenuto traccia dei ristoranti che ho visitato e voglio condividerli nel mio blog. Non faccio recensioni gastronomiche – lungi da me, lo fanno bene tanti altri – ma scrivo di impressioni ed emozioni che certi luoghi mi hanno procurato.
Tripadvisor, di cui potrei dire tutto il male possibile, non accetta queste stesse cose che ho scritto, a cominciare dalla ventina di recensioni di alberghi e ristoranti che ho inviato dopo il mio viaggio di aprile in Bretagna – che so, forse troppo auliche e sincere rispetto ai loro standard – per cui ho deciso di iniziare a scrivere di viaggi sul mio blog. E dove se no! Continua a leggere

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Torna Etétrad e festeggia il ventennale

Occorre districarsi nel calendario europeo delle manifestazioni di ‘bal trad’ per trovare la data giusta. Gli organizzatori di Ététrad ci sono riusciti quest’anno proprio a ridosso di Ferragosto, dal 16 al 20 agosto. Il festival raggiunge così il traguardo prestigioso della ventesima edizione e rinnova il sodalizio con il comune di Charvensod che mette nuovamente a disposizione l’area di località Plan-Félinaz. Fondata dai Trouveur Valdotèn (la famiglia Boniface), la manifestazione è organizzata dall’Associazione Culturale Ététrad presieduta da Paolo Dall’Ara, direttore artistico Vincent Boniface, ed è sostenuta dall’Amministrazione Regionale.
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