“Il signore di San Francisco” e le due anime di Ivan Bunin

Quindici racconti scritti prima del 1915, per la maggior parte a Capri dove  l’autore ha soggiornato per alcuni inverni. Quello che dà il titolo alla raccolta si svolge durante il cosiddetto grand tour in nave di una famigliola americana. Il padre è un uomo ricco che dopo aver badato solo a fare soldi, per la prima volta si affaccia alla vita nonostante i suoi 58 anni. Il transatlantico si chiama Atlantide, arriva dagli Stati Uniti per far scoprire il Mediterraneo ai suoi viaggiatori, con tappa a Napoli per consentire visite anche a Capri e Sorrento.
In dicembre e gennaio sperava di godersi il sole del Sud dell’Italia, le antiche rovine, la tarantella, le serenate dei cantori raminghi, nonché ciò per cui alla sua età si ha una sottile passione: l’amore, sia pure non del tutto disinteressate, delle giovani napoletane... Stereotipi di turismo all’italiana che allignavano fin dall’Ottocento tra i viaggiatori americani e del nord Europa. Le soste nei grandi alberghi, le serate in smoking e le cene con lo champagne, fanno da contrasto con la povertà nelle strade e il puzzo di pesce marcio. Continua a leggere

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“Gli occhi dell’eterno fratello”, l’apologo sulla giustizia di Stefan Zweig

…consigliare è meglio di dar ordini, e appianare è meglio che infliggere condanne.
Dopo aver letto oltre una decina di libri, continuo nella mia scoperta di Stefan Zweig, uno dei più grandi letterati del ‘900. Ogni volta mi sorprendo per la sua facilità di cambiare continuamente registro. E la sua produzione è stata infinita! Con questo romanzo breve (le sue opere non sono mai troppo corpose) ci riporta in Oriente. Die Augen des ewigen Bruders, scritto nel 1922, era stato amato da Hermann Hesse che vi trovava una comunanza con il suo Siddharta, anch’esso pubblicato nel 1922. Tra i due era nata un’amicizia negli anni in cui l’austriaco Zweig si trovava in Svizzera, tra il 1917 e il 1919.
Gli occhi dell’eterno fratello è un apologo morale  presentato sotto la forma di una leggenda indiana. Il tema è la giustizia e la sua difficoltà, se non impossibilità, di trovare applicazione.
Prima ancora che Buddha il Sublime dimorasse sulla terra, il nobile Virata era un guerriero al servizio del suo re. Durante una rivolta, guida l’esercito contro i ribelli. Una notte penetra nel loro accampamento e nel buio di una tenda uccide i capi dei rivoltosi. Tra di essi vi era il fratello del re, ma anche il fratello di Virata.
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“L’istante presente” di Guillaume Musso e quella porta aperta sull’ignoto

Ritengo che il faro sia una metafora della vita. Una metafora del destino, più esattamente. Ebbene, non si può lottare contro il destino.
Per anni ho visto in Francia, nelle vetrine delle librerie, le copertine dei libri di Guillaume Musso, cognome di chiara origine piemontese. Sapevo che era uno degli scrittori di best-seller tra i più venduti oltralpe, al pari di Michel Bussi. Ma mi domandavo cosa avessero di speciale i suoi libri. Finalmente mi sono accostato a uno di questi, nella fattispecie proprio l’ultimo pubblicato in Italia, nel 2019 presso La Nave di Teseo, traduzione di Sergio Arecco (l’originale, L’instant présent, è del 2015). Il mio giudizio resta sospeso, certo leggerò altri romanzi di Musso per farmi un’idea più precisa. Intanto questo non è un thriller, contrariamente a come viene pubblicizzato. Non ci sono delitti, non c’è sangue. Siamo piuttosto dalle parti del racconto fantastico e surreale (che avrebbe tanti padri, ma non mi soffermo), con una componente paranormale. Sarebbe insomma un bel caso da X-Files. Tutto ruota attorno ad una casa collegata ad un faro nella baia di Cape Cod (la toponomastica di Musso lascia un po’ a desiderare).
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“Austerlitz”, il capolavoro di W.G. Sebald

Nessuno può spiegare esattamente che cosa succede in noi quando si spalanca la porta dietro cui si sono celati i terrori dell’infanzia.
Credo con questo libro di aver terminato la lettura di tutte le opere di W.G. Sebald, almeno quelle che sono state tradotte in italiano e tutte pubblicate da Adelphi. Non esito a dire che è – e rimane – uno scrittore inarrivabile, un affabulatore sontuoso, è quello che intendo per ‘intellettuale’ del ventesimo secolo. In più, ha acceso un faro sulla mia ignoranza e con le sue opere mi ha regalato un metodo di viaggio nello spazio e nel tempo. Qui sotto ho riportato i link ai miei scritti sulle sue opere.
…chi viaggia solo è in genere contento di trovare un interlocutore dopo giorni e giorni trascorsi in completo silenzio.
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“Il signor Cardinaud” di Simenon, pacifico e ostinato eroe

Dietro si stipava la folla di quelli che venivano a Les Sables-d’Olonne solo d’estate, quelli per i quali la messa è un diversivo: donne con abiti fantasia, le unghie laccate  e i piedi nudi infilati nei sandali, o giovani in maniche di camicia...
Con questo romanzo Simenon ci porta in Vandea, terra di maree, di spiagge atlantiche e di storiche tradizioni cattoliche. Le Sables-d’Olonne è a 120 chilometri a nord di Fouras, un’ora di macchina, bisogna giusto girare attorno a La Rochelle, dove arriva il protagonista per le sue ricerche. Dico questo perché a Fouras inizia la storia di Marie la strabica (1951), sempre di Georges Simenon, che ho letto da poco. Anche la geografia in letteratura vuole la sua parte, anzi, il turismo, visto che sono luoghi piacevoli da visitare. I due romanzi sono separati da dieci anni, questo è stato scritto nel 1941. Non vi è però nessuna traccia del fatto che da un anno la Francia era sotto il gioco nazista.
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Quel giorno in cui Tobagi…

Con un brivido lungo la schiena mi sono reso conto che sono passati quarant’anni da quel 28 maggio 1980, giorno dell’uccisione del giornalista Walter Tobagi, inviato del Corriere della Sera e presidente dell’Associazione Lombarda dei giornalisti. Una pagina molto dolorosa per il giornalismo nostrano (purtroppo ce ne sono state altre) sviscerata da indagini e processi ma mai chiarita nei suoi aspetti più nascosti. C’erano ispiratori, fiancheggiatori o anche solo semplici simpatizzanti di quel brutale mondo dei terroristi all’interno della stampa italiana, nel mondo dei giornali?
Ho il mio personalissimo ricordo di quel giorno. Da pochi mesi avevo iniziato a lavorare, dopo una breve gavetta in altro settore della società di gestione, all’Ufficio stampa e Manifestazioni del Casino di Saint-Vincent. Mi sembrava di toccare il cielo con un dito. Ero piuttosto giovane, forse ambizioso il giusto e non sapevo che il giornalismo sarebbe diventato la mia professione e ancora meno che un giorno mi sarei occupato anche di politica. Continua a leggere

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“Il gatto striato miagola tre volte” e Flavia de Luce otto

Il raccapriccio è il mio capriccio.
Che bello avere sempre undici anni (dodici in questo libro, ma sono ormai passati due lustri dalla prima avventura di Flavia de Luce). Sono i miracoli dei libri seriali o delle serie libresche, se preferite. Fatto sta che questa ragazzina esuberante e ficcanaso non invecchia mai, buon per lei e per noi che leggiamo le sue storie. Dopo Aringhe rosse senza mostarda  e Il Natale di Flavia De Luce avevo saltato qualche puntata. Thrice the Brinded Cat Hath Mew’d: a Flavia de Luce Novel, l’ottavo della serie, risale al 2016 ma è uscito da noi lo scorso dicembre, con la traduzione di Alfonso Geraci e sempre nell’elegante volumetto di Sellerio. Mi chiedo quale età media abbia il lettore-tipo di questa serie ambientata negli Anni Cinquanta del secolo scorso nella località fittizia inglese di Bishop’s Lacey. Immagino che siano adolescenti dell’età di Flavia ad essersi appassionati a questa saga. Così come, una sessantina di anni fa, io mi ero appassionato alla saga del maggiordomo Jeeves e del suo datore di lavoro Bertie Wooster nei libri di P.G. Wodehouse (passione poi trasmessa ai miei figli e spero ora ai miei nipoti).
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“Una giornata nera”, il commiato letterario di Aldo Costa

Ormai si è spezzato il sordido legame che unisce prevaricatore e vittime.
Come sarebbe bello se Aldo Costa fosse ancora tra noi a godersi questo suo successo editoriale (spero fortemente che sia tale, il libro è uscito ai primi di maggio, pubblicato da Marsilio), purtroppo la sorte ha deciso per lui in altro modo. In ogni caso con Una giornata nera ha fatto un grande regalo a tutti noi che lo abbiamo conosciuto.
Aldo Costa vi racconta una di quelle brutte vicende che potrebbero capitare a chiunque di noi, quando è sufficiente abbandonare per un istante la razionalità, rispondere a una provocazione – pensiamo a quanto può accadere in un parcheggio o per una precedenza non data, le cronache sono piene di questi fatti -, trascendere e rovinare la vita a sé e ad altri, per sempre. È quanto accade ad una giovane coppia della media borghesia, istruiti, benestanti. Stanno insieme da sei anni. I loro problemi sono l’atto notarile per la nuova casa, l’elettricista, l’idraulico, il muratore… Poi c’è la bella auto e i weekend da organizzare. Nel presentarceli, a mio parere, Costa esagera un po’ nell’approfondire le prestazioni sessuali di coppia, ma forse questo serve per capire su quali basi poggia la loro unione: Sono una coppia, hanno una storia. Sono in due, ma insieme sono unoContinua a leggere

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“Necropoli” di Boris Pahor, testimonianza dell’orrore

Approfittammo di una di quelle soste per seppellire in mezzo a un prato, per un pomeriggio e una notte interi, centosessanta cadaveri.
Tempo fa ho assistito a una intervista a Boris Pahor in cui lo scrittore di lingua slovena non si è sottratto alle domande che per oltre un’ora l’intervistatore gli ha sottoposto. Pahor, già 106enne, ha ripercorso nelle risposte il “suo” Novecento, partendo dall’incendio del Narodni dom (la casa di cultura slovena) del 13 luglio 1920, un evento che segnò il battesimo a Trieste dello squadrismo fascista e l’inizio delle persecuzioni contro la minoranza slava. Oggi è l’unico testimone vivente di quel fatto, allora aveva sette anni, con cui si cercava di sopprimere una lingua, una cultura, un’identità. Sto rileggendo a ritroso la sua vita attraverso le opere: Dentro il labirinto, con il ritorno a Trieste dopo la drammatica esperienza dei lager e la degenza nel sanatorio francese, di cui dà conto nel romanzo Una primavera difficile. Continua a leggere

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“Ombre” di Lawrence Block, Joe R. Lansdale, Stephen King e altri, originale lettura dei quadri di Edward Hopper

Che idea geniale ha avuto Lawrence Block! Radunare tredici scrittori americani, tra cui se stesso, e affidare loro un quadro di Edward Hopper, l’artista che meglio ha rappresentato l’America del XX secolo, da cui estrarre un racconto. Chi conosce Hopper sa che ogni suo dipinto evoca delle storie. Basta osservarli e perdersi in quelle figure e quei colori. Vi sono ritratti uomini e donne in piena solitudine, anche quando sono rappresentati insieme. Block, che non ha dovuto faticare molto per convincere gli autori (e vedremo che nomi!) ad aderire al progetto, scrive in prefazione: Alcuni dei racconti appartengono a un genere preciso, altri sfuggono a qualsiasi definizione. Alcuni emergono direttamente dalla tela, plasmando una vicenda che s’incastra nella cornice. Altri scelgono un approccio piú obliquo, raccogliendo lo spunto proposto dall’immagine. Mi sono sottoposto volentieri all’esercizio di osservazione di ciascuna tela di Hopper e alla contemporanea lettura del racconto. A mio parere il risultato è entusiasmante, con punte di eccellenza per alcune narrazioni, non solo noir, come si potrebbe evincere dai nomi dei loro autori. Per inciso, Lawrence Block è un giallista pazzesco. Chi ha frequentato i Gialli Mondadori lo conoscerà dagli anni Settanta per la serie dell’investigatore alcolista Matthew Scudder, di cui Sellerio ha ripubblicato L’ottavo passo e Un’altra notte a Brooklynaltri sono usciti da Fanucci, cito per tutti Le colpe dei padri, proprio perché si avvale in copertina di uno dei dipinti di Hopper. L’altra sua serie più celebre è quella del ladro gentiluomo Bernie Rhodenbarr. Continua a leggere

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