Ho letto “Il gioco del panino” di Alan Bennett

Avevo conosciuto Bennett con Signore e signori, una raccolta di sette monologhi concepiti per la televisione e portati in video dalla BBC negli anni ’80’, con attori importanti, tra cui Maggie Smith. Da allora avevo letto praticamente tutto del perfido commediografo di Leeds. Proprio in questi giorni è uscita, sempre da Adelphi, una nuova raccolta di quei monologhi, meno divertente e più cupa dei precedenti. E’ lo stesso Bennett a metterci sull’avviso: La cupezza non è voluta: sono solo venuti così. Non dipende dal fatto che, invecchiando, la mia visione del mondo sia diventata più deprimente. Magari mi metto a scrivere con l’intenzione di far ridere, ma ormai è raro che che il risultato sia comico. (oggi Bennett va per gli 82). Forse il più divertente dei monologhi (la serie prodotta dalla BBC ha per titolo Talking Heads, come il famoso gruppo musicale americano fondato da David Byrne) è La mano di Dio in cui una rigattiera – ma guai chiamarla così – che ha comprato per cinque sterline un pacco di carabattole tra cui un quadretto con lo schizzo di un dito, poi lo ha rivenduto a un giovane intraprendente per il solo prezzo della cornice. Dalla televisione ha poi appreso che si trattava di un disegno di Michelangelo di immenso valore. A ben vedere si tratta comunque di comicità alquanto amara.
Nel secondo monologo, Mrs Fozzard a piede libero, una donna che ha il marito colpito da un primo ictus: “Se sai come si usa il telecomando, è ora che ti ricordi anche come si fa a pulirsi il didietro”, intraprende una relazione con il suo podologo a cui piace farsi camminare sulla schiena. Dopo il secondo ictus del marito, Mrs Fozzard ha definitivamente via libera: E’ curioso, ma chi ci è andato di mezzo in questa storia sono i miei piedi, perché la podologia ormai è passata in secondo piano. Devo insistere se voglio un po’ di manutenzione.
Il gioco del panino è l’unico monologo al maschile. Un inserviente di mezza età in servizio nei parchi molesta una bimba di sette anni che la mamma improvvidamente gli ha affidato. Il giudice mi ha detto che mi avrebbero messo in cura, ma in realtà mi hanno messo in isolamento per impedire che me la facessero gli altri, la cura.
Di macabro umorismo sono conditi anche Il cane deve stare fuori e Notti nei giardini di Spagna. Nel primo si racconta la moglie di un addetto al macello che ha ucciso una ragazza ma poi è stato assolto. Nel secondo una donna di mezza età viene chiamata nel villino della vicina che ha appena ucciso il marito. “Ha le mutande al contrario” le ho detto. “Oh, è colpa mia. Ho pensato che fosse meglio mettergliele, prima di far venire qualcuno”. E come commenterà un’altra vicina di casa: “Fai i cestini per un paio d’anni, dopodiché torni padrona del letto. E’ un affarone. Quanto vorrei avere una pistola! Invece mi tocca puntare tutto sulla prostata”. Quindi attenzione mariti!
L’ultima protagonista è Violet, una vecchietta in carrozzella in Aspettando il telegramma.
Vive in un ospizio dove uno a uno gli ospiti se ne vanno. Non c’è con la testa e i suoi soliloqui dovrebbero far sorridere. Siamo noi gli animali. Ci danno da mangiare e ci puliscono tutti. E’ un canile, questo. Amaro Alan Bennett!

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