Ho letto “I buoni” di Luca Rastello

“Perché, come disse Calvino, la violenza contro il linguaggio è un preludio alla violenza contro gli umani”.
Ci sono due modi per leggere I buoni di Luca Rastello, un libro che ho sottovalutato all’uscita impedendomi di seguire l’aspro dibattito che ne è seguito e a cui sono arrivato grazie al consiglio-insistenza-obbligo da parte di un amico. Il primo è lasciarsi trasportare dal romanzo con la storia Aza-Azalea-Lea che cresce nei cunicoli di Bucarest insieme a centinaia di altri bambini e ragazzi sniffatori di colla.
Aza nelle fogne è arrivata bambina, in fuga da un villaggio del Nord, uscita di casa perché mamma ha un altro uomo e lei che ci sta a fare?   Continue reading

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Ho letto “Il falsario sognatore” di Benito Mazzi

Ho comprato questo libro durante una passeggiata estiva a Santa Maria Maggiore, stupendo paese della Val Vigezzo, andando proprio nella libreria di Benito Mazzi memore di quel La formica rossa che mi aveva incantato qualche anno fa. Guarda che storia si è inventato il Mazzi, mi sono detto (il libraio-scrittore è stato anche direttore del Risveglio Ossolano per trent’anni). E invece è una biografia autentica, così autentica che uno dice: non può essere, ha esagerato, sembra un film.
Solo al pensiero di trascorrere le giornate dietro una scrivania o di fossilizzarmi qui al paese tra casa, bar e piazza, mi manca l’ossigeno…  Continue reading

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Ho visto “Barbecue” di Eric Lavaine

E’ il filmetto giusto per riprendere confidenza con la stagione cinematografica, magari portandosi in sala i postumi delle vacanze. Il cinema francese ci ha abituati a pellicole di questo genere, in cui gruppi di amici si ritrovano, mangiano, bevono, litigano, ridono, le coppie si tradiscono e scoppiano. Questo è un gruppo di lionesi – come al solito della middle class, dove il cazzeggio è di alto livello e poi perché i film sui bassi strati sociali non fanno ridere – che condivide la passione calcistica per l’OL (Olympique Lyonnais) e per le corse podistiche, alternandole alle cene postpartita e alle mangiate domenicali, meglio se si tratta di barbecue nel giardino della bella casa di qualcuno. Continue reading

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Ho letto “L’enigma di Flatey” di Viktor Arnar Ingolfsson

Il mare tra un’isola e l’altra era blu e piatto come uno specchio, tranne nei punti in cui le correnti formavano mulinelli, nei brevi tratti fra le coste e i fondali bassi.
Flatey è la seconda isola per dimensioni nella baia del Breiðafjörður, nell’Islanda nord-occidentale. Misura 2 km di lunghezza per uno di larghezza ed è completamente piatta (flat, da cui il nome). Da wikipedia apprendo che gli abitanti permanenti sono solo 5. Nel romanzo, scritto nel 2002 e ambientato nel 1960, sono diverse decine. Altra particolarità è il Flateyjarbók (il Libro di Flatey), un importante manoscritto islandese medievale. E’ composto  da 225 fogli di pergamena scritti ed illustrati e contiene soprattutto saghe di re, storie di viaggiatori, leggende nordiche, testi sacri. Nel corso dei secoli il Libro di Flatey è stato conteso tra la Danimarca e l’Islanda, fino a trovare definitiva collocazione in un museo di Reykjavík. Continue reading

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Ho visto “Somos Mari Pepa” di Samuel Kishi Leopo (Milano Film Festival)

Presentato al Milano Film Festival che si conclude in queste ore, è l’opera prima di un trentenne messicano.
Dico subito del titolo. Somos Mari Pepa è il modo di presentarsi di un gruppo di adolescenti che vorrebbero essere una punk band, avendo come modelli Iggy Pop, i Ramones ecc. Richiesti di una spiegazione circa il nome che si sono scelti, Mari ovviamente sta per marijuana, Pepa se fossero italiani e non messicani sarebbe Topa…
Sono sedicenni con poca voglia di studiare, tanto meno di lavorare, ma tutti consci di essere a un bivio delle loro vite. La morale è che è difficile uscire dall’adolescenza e passare all’età adulta. Tutto il mondo è paese: in Italia come a Guadalajara. Continue reading

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Ho visto “Nabat” di Elchin Musaoglu (Venezia 71)

Un’altra toccante storia di donna nella rassegna Orizzonti. Nabat è un personaggio unico, vive con il marito malato terminale in una casetta sperduta in montagna collegata con una mulattiera ad un villaggio azero all’epoca del distacco dall’Unione Sovietica. Un luogo che avrebbe un suo fascino se il contesto fosse un altro: qui invece la povertà è assoluta e per di più è ai margini di una guerra civile che sembra non finire mai. La donna vive della vendita del latte della sua unica mucca macilenta, reddito che viene a mancare quando il villaggio viene sgomberato dalle milizie. Nabat si trova inoltre a seppellire da sola il marito in una giornata di pioggia, accanto alla tomba del figlio morto in guerra con l’Armata Rossa. Continue reading

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Ho letto “Andorra” di Peter Cameron

E’ incredibile la facilità con cui, volendo o avendone la necessità, si può cambiare vita.
Partendo da questo assunto iniziale giunge ad Andorra Alex Fox, un misterioso passato da dimenticare. Per rifarsi una  vita ha scelto il piccolo staterello tra i mondi, paradiso fiscale (Cameron per licenza letteraria lo colloca tra i monti sì, ma anche sul mare…). Fox arriva da Parigi in treno e subito ci fa capire perché: Come regola generale – e temo di essere il tipo di persona che crede in tali regole – mi piace arrivare in treno nei posti nuovi.
Si sistema nel miglior albergo della città di La Plata, l’Excelsior, andando a occupare una sublime stanza in cima alla torretta, da cui domina buona parte del paesaggio. Continue reading

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Ho visto “Line of Credit” di Salomé Alexi (Venezia 71)

Interessante debutto per la regista georgiana Salomé Alexi. E’ un film intenso, declinato tutto al femminile, con la storia personale di Nina e della sua famiglia nel contesto di un Paese che attraversa una profonda crisi economica (continuo a dire che questo è il denominatore comune a quasi tutti i film apparsi nella rassegna Orizzonti) e che, dopo più di vent’anni di indipendenza, forse non ha mai cessato di rimpiangere il regime comunista sovietico. O almeno questo è ciò che si respira a casa di Nina, dove si sono vissuti sicuramente tempi migliori. L’abitazione porta ancora i segni di un passato benessere, ma gli oggetti che lo caratterizzavano stanno via via scomparendo: gioielli, un quadro di valore, il servizio da tè, il lampadario della sala, l’anello della nonna. Continue reading

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Ho visto “Bypass” di Duane Hopkins (Venezia 71)

Pesanti incombenze gravano sul giovane Tim: il papà se n’è andato da tempo, la mamma è morta, la sorella Helen non va a scuola e forse fa di peggio, il fratello maggiore Greg entra ed esce dal carcere. Lui fa da capofamiglia e manda avanti la casa trafficando roba rubata per conto di un boss della zona che si tiene quasi tutto il ricavato. Tim naviga a vista, sempre sul filo del rasoio, controllato da vicino dai servizi sociali. Unica consolazione è la giovane fidanzata Lily che non fa nulla per tenerlo fuori dai guai, anzi gli procura un’ulteriore fonte di preoccupazione rimanendo incinta. Tenta però di indirizzarlo verso una cura quando si manifestano in lui i sintomi di una brutta malattia. Continue reading

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Ho visto “Io sto con la sposa” di Antonio Augugliaro, Gabriele Del Grande, Khaled Soliman Al Nassiry (Venezia 71)

E’ un docu-fiction che interpreta perfettamente lo spirito della sezione Orizzonti del Festival di Venezia. Un gruppo di italiani che si occupano di profughi organizza un matrimonio finto per far espatriare cinque siriani che vogliono raggiungere la Svezia, qui indicata come meta in cima ai desideri di tutti i clandestini che transitano in Italia. Naturalmente il film sfiora il dramma di Lampedusa, ma soprattutto tratta l’impossibilità di raggiungere, dopo essere sbarcati in Italia, le destinazioni desiderate se non affidandosi letteralmente a nuovi contrabbandieri di vite umane. La disobbedienza civile messa in atto dagli italiani (temo che una mezza dozzina di reati siano stati commessi) consente invece, attraverso una organizzazione che è come una divertente favola, di bypassare le leggi di vari Paesi e far giungere i siriani a Malmö e a Stoccolma. Continue reading

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