“Il signor Cardinaud” di Simenon, pacifico e ostinato eroe

Dietro si stipava la folla di quelli che venivano a Les Sables-d’Olonne solo d’estate, quelli per i quali la messa è un diversivo: donne con abiti fantasia, le unghie laccate  e i piedi nudi infilati nei sandali, o giovani in maniche di camicia...
Con questo romanzo Simenon ci porta in Vandea, terra di maree, di spiagge atlantiche e di storiche tradizioni cattoliche. Le Sables-d’Olonne è a 120 chilometri a nord di Fouras, un’ora di macchina, bisogna giusto girare attorno a La Rochelle, dove arriva il protagonista per le sue ricerche. Dico questo perché a Fouras inizia la storia di Marie la strabica (1951), sempre di Georges Simenon, che ho letto da poco. Anche la geografia in letteratura vuole la sua parte, anzi, il turismo, visto che sono luoghi piacevoli da visitare. I due romanzi sono separati da dieci anni, questo è stato scritto nel 1941. Non vi è però nessuna traccia del fatto che da un anno la Francia era sotto il gioco nazista.
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Quel giorno in cui Tobagi…

Con un brivido lungo la schiena mi sono reso conto che sono passati quarant’anni da quel 28 maggio 1980, giorno dell’uccisione del giornalista Walter Tobagi, inviato del Corriere della Sera e presidente dell’Associazione Lombarda dei giornalisti. Una pagina molto dolorosa per il giornalismo nostrano (purtroppo ce ne sono state altre) sviscerata da indagini e processi ma mai chiarita nei suoi aspetti più nascosti. C’erano ispiratori, fiancheggiatori o anche solo semplici simpatizzanti di quel brutale mondo dei terroristi all’interno della stampa italiana, nel mondo dei giornali?
Ho il mio personalissimo ricordo di quel giorno. Da pochi mesi avevo iniziato a lavorare, dopo una breve gavetta in altro settore della società di gestione, all’Ufficio stampa e Manifestazioni del Casino di Saint-Vincent. Mi sembrava di toccare il cielo con un dito. Ero piuttosto giovane, forse ambizioso il giusto e non sapevo che il giornalismo sarebbe diventato la mia professione e ancora meno che un giorno mi sarei occupato anche di politica. Continua a leggere

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“Il gatto striato miagola tre volte” e Flavia de Luce otto

Il raccapriccio è il mio capriccio.
Che bello avere sempre undici anni (dodici in questo libro, ma sono ormai passati due lustri dalla prima avventura di Flavia de Luce). Sono i miracoli dei libri seriali o delle serie libresche, se preferite. Fatto sta che questa ragazzina esuberante e ficcanaso non invecchia mai, buon per lei e per noi che leggiamo le sue storie. Dopo Aringhe rosse senza mostarda  e Il Natale di Flavia De Luce avevo saltato qualche puntata. Thrice the Brinded Cat Hath Mew’d: a Flavia de Luce Novel, l’ottavo della serie, risale al 2016 ma è uscito da noi lo scorso dicembre, con la traduzione di Alfonso Geraci e sempre nell’elegante volumetto di Sellerio. Mi chiedo quale età media abbia il lettore-tipo di questa serie ambientata negli Anni Cinquanta del secolo scorso nella località fittizia inglese di Bishop’s Lacey. Immagino che siano adolescenti dell’età di Flavia ad essersi appassionati a questa saga. Così come, una sessantina di anni fa, io mi ero appassionato alla saga del maggiordomo Jeeves e del suo datore di lavoro Bertie Wooster nei libri di P.G. Wodehouse (passione poi trasmessa ai miei figli e spero ora ai miei nipoti).
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“Una giornata nera”, il commiato letterario di Aldo Costa

Ormai si è spezzato il sordido legame che unisce prevaricatore e vittime.
Come sarebbe bello se Aldo Costa fosse ancora tra noi a godersi questo suo successo editoriale (spero fortemente che sia tale, il libro è uscito ai primi di maggio, pubblicato da Marsilio), purtroppo la sorte ha deciso per lui in altro modo. In ogni caso con Una giornata nera ha fatto un grande regalo a tutti noi che lo abbiamo conosciuto.
Aldo Costa vi racconta una di quelle brutte vicende che potrebbero capitare a chiunque di noi, quando è sufficiente abbandonare per un istante la razionalità, rispondere a una provocazione – pensiamo a quanto può accadere in un parcheggio o per una precedenza non data, le cronache sono piene di questi fatti -, trascendere e rovinare la vita a sé e ad altri, per sempre. È quanto accade ad una giovane coppia della media borghesia, istruiti, benestanti. Stanno insieme da sei anni. I loro problemi sono l’atto notarile per la nuova casa, l’elettricista, l’idraulico, il muratore… Poi c’è la bella auto e i weekend da organizzare. Nel presentarceli, a mio parere, Costa esagera un po’ nell’approfondire le prestazioni sessuali di coppia, ma forse questo serve per capire su quali basi poggia la loro unione: Sono una coppia, hanno una storia. Sono in due, ma insieme sono unoContinua a leggere

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“Necropoli” di Boris Pahor, testimonianza dell’orrore

Approfittammo di una di quelle soste per seppellire in mezzo a un prato, per un pomeriggio e una notte interi, centosessanta cadaveri.
Tempo fa ho assistito a una intervista a Boris Pahor in cui lo scrittore di lingua slovena non si è sottratto alle domande che per oltre un’ora l’intervistatore gli ha sottoposto. Pahor, già 106enne, ha ripercorso nelle risposte il “suo” Novecento, partendo dall’incendio del Narodni dom (la casa di cultura slovena) del 13 luglio 1920, un evento che segnò il battesimo a Trieste dello squadrismo fascista e l’inizio delle persecuzioni contro la minoranza slava. Oggi è l’unico testimone vivente di quel fatto, allora aveva sette anni, con cui si cercava di sopprimere una lingua, una cultura, un’identità. Sto rileggendo a ritroso la sua vita attraverso le opere: Dentro il labirinto, con il ritorno a Trieste dopo la drammatica esperienza dei lager e la degenza nel sanatorio francese, di cui dà conto nel romanzo Una primavera difficile. Continua a leggere

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“Ombre” di Lawrence Block, Joe R. Lansdale, Stephen King e altri, originale lettura dei quadri di Edward Hopper

Che idea geniale ha avuto Lawrence Block! Radunare tredici scrittori americani, tra cui se stesso, e affidare loro un quadro di Edward Hopper, l’artista che meglio ha rappresentato l’America del XX secolo, da cui estrarre un racconto. Chi conosce Hopper sa che ogni suo dipinto evoca delle storie. Basta osservarli e perdersi in quelle figure e quei colori. Vi sono ritratti uomini e donne in piena solitudine, anche quando sono rappresentati insieme. Block, che non ha dovuto faticare molto per convincere gli autori (e vedremo che nomi!) ad aderire al progetto, scrive in prefazione: Alcuni dei racconti appartengono a un genere preciso, altri sfuggono a qualsiasi definizione. Alcuni emergono direttamente dalla tela, plasmando una vicenda che s’incastra nella cornice. Altri scelgono un approccio piú obliquo, raccogliendo lo spunto proposto dall’immagine. Mi sono sottoposto volentieri all’esercizio di osservazione di ciascuna tela di Hopper e alla contemporanea lettura del racconto. A mio parere il risultato è entusiasmante, con punte di eccellenza per alcune narrazioni, non solo noir, come si potrebbe evincere dai nomi dei loro autori. Per inciso, Lawrence Block è un giallista pazzesco. Chi ha frequentato i Gialli Mondadori lo conoscerà dagli anni Settanta per la serie dell’investigatore alcolista Matthew Scudder, di cui Sellerio ha ripubblicato L’ottavo passo e Un’altra notte a Brooklynaltri sono usciti da Fanucci, cito per tutti Le colpe dei padri, proprio perché si avvale in copertina di uno dei dipinti di Hopper. L’altra sua serie più celebre è quella del ladro gentiluomo Bernie Rhodenbarr. Continua a leggere

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“I baffi” e “L’amore sospetto” di Carrère, un romanzo e la sua trasposizione in film

Voltare pagina, ripartire da zero, vecchio e vano ritornello di tutti gli esacerbati del pianeta, pensò, salvo che nel suo caso era un po’ diverso.
Non capisco le dinamiche per cui questo libro del 1986, già pubblicato nel 1987 e nel 2000 da due diversi editori, è stato ripubblicato ora. O meglio, capisco che Emmanuel Carrère è ormai un scrittore-cult per cui si recupera tutto. In ogni caso senza questa nuova edizione mi sarei perso un romanzo davvero intrigante. Credo che per il parigino Carrère sia stato un divertissement letterario con una vicenda che, iniziata con uno scherzo, prosegue sul versante surreale. Lo stesso autore ne ha realizzato un film nel 2005, titolo originale come il libro, La Moustache, in Italia uscito come L’amore sospetto. Aveva come interpreti Vincent Lindon, Emmanuelle Devos, Mathieu Amalric, Hippolyte Girardot. La critica, sia cinematografica che letteraria, ha avvicinato l’opera a quella di Franz Kafka. Più modestamente, io mi permetto di lasciar riposare lo scrittore boemo, avvicinando I baffi più ai Racconti di Pietroburgo di Gogol’ e all’inquietante antologia buzzatiana La boutique del mistero. Del film, dirò dopo.
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Vita effervescente di “Jakob von Gunten”, antieroe di Robert Walser

Qui non c’è che un’unica lezione, sempre ripetuta: “Come deve comportarsi un ragazzo?”. E tutto l’insegnamento gira, in sostanza, intorno a questa domanda.
Sono arrivato a Robert Walser indirettamente attraverso W.G. Sebald (Il passeggiatore solitario) e direttamente con La passeggiata. A questo punto si imponeva la lettura di qualche opera più importante dello scrittore svizzero. Jakob von Gunten (pubblicato nel 1909) appartiene al periodo berlinese, insieme ad altri due romanzi con richiami autobiografici, I fratelli Tanner (1907) e L’assistente (1908). In quel periodo Walser era molto interessato alle figure dei servitori: lui stesso – era già ventisettenne –  si iscrisse ad una scuola per diventarlo. La sua vita e le sue opere letterarie hanno affascinato schiere di critici: dal già citato Sebald a Walter Benjamin e a J.M. Coetzee, agli italiani Fortini, Cacciari, Magris.
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Ho letto “Il vecchio che leggeva romanzi d’amore” di Luis Sepúlveda

Antonio José Bolivar sapeva leggere, ma non scrivere. Al massimo sapeva scarabocchiare il suo nome quando doveva firmare qualche documento… leggeva lentamente, mettendo insieme le sillabe, mormorandole a mezza voce come se le assaporasse.
Celebro anch’io il ricordo di Luis Sepúlveda, leggendo un libro che mi mancava e che Repubblica ha distribuito tempestivamente dopo la sua morte. Un viejo que leía novelas de amor (1989) è il romanzo che ha fatto conoscere lo scrittore cileno nel mondo. È perfetto nella sua brevità (Sepúlveda non ha mai scritto cose troppo ponderose) ed è una valida chiave di accesso nella sua produzione letteraria.
In un paesino dell’Amazzonia ecuadoriana, attraversato da un fiume che in quelle regioni è sia fonte di nutrimento che via di comunicazione, vive il vecchio Antonio José Bolívar Proaño. Abita in una povera capanna di canne e come uniche ricchezze possiede un piccolo quadro che lo ritrae con la moglie, morta molto giovane per le febbri malariche, e la sua dentiera. Bolívar è un grande conoscitore della foresta ed è per questo che viene spesso ingaggiato per accompagnare cacciatori, escursionisti alla ricerca di emozioni forti. Sepúlveda ne racconta la vita in un breve capitolo. Continua a leggere

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Ho letto “Cambio di rotta” di Elizabeth Jane Howard

Mi è parso anzi di sperimentare la paura vera per la prima volta: la differenza che c’è tra perdere la strada e non avere nessuna strada da perdere.
Non avrei mai letto questo libro e conosciuto la scrittrice britannica che lo ha scritto, morta novantenne nel 2014, se non avessi saputo incidentalmente che su questo titolo stava lavorando la mia attrice da sempre prediletta, Kristin Scott Thomas. Ne fa (ne ha fatto? ne farà? non ho notizie fresche, annunciato nel 2017, le ultime risalgono al 2019) un film, attribuendosi il ruolo di regista e di principale interprete femminile. Ho subito pensato che la figura di Lillian Joyce, tormentata moglie dello scrittore teatrale Emmanuel, sembra scritta apposta per lei. Il romanzo è invece del 1959, trent’anni prima che Elizabeth Jane Howard iniziasse a scrivere i cinque volumi della Saga dei Cazalet (poi pubblicata con successo da Fazi in Italia tra il 2015 e il 2017) e che io ho erroneamente catalogato come letteratura rosa e quindi trascurato.  Continua a leggere

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