Ho visto “SmoKings” di Michele Fornasero

Presentato e premiato in vari festival SmoKings incarna pefettamente ciò che deve fare un documentario: informare e documentare. Purtroppo non c’è molto mercato in Italia per prodotti simili. La produzione è indipendente (Indyca di Simone  Catania), la distribuzione è delegata a pochi esercenti illuminati che propongono il film con modalità originali, tali da evitare i bagni di sangue (a Torino il circuito di Gaetano Renda). E’ il classico film che funziona con il passaparola. Quando l’ho visto, il cinema era strapieno, il pubblico molto giovane si è fermato anche dopo la proiezione ad ascoltare Simone Catania e il regista Michele Fornasero. Continue reading

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L’oro della memoria

Da oltre un mese non scrivo più recensioni. Leggo libri e vado al cinema con la stessa intensità di sempre. Che mi si sia inaridita la penna? Neanche questo è vero. Eppure ogni qualvolta mi avvicino alla tastiera del pc la mia attenzione è presa da qualcos’altro. Per spiegarlo devo fare qualche passo indietro.
Tempo fa avevo visto un film, uno splendido documentario, “Finding Vivian Maier” di John Maloof e Charlie Siskel, che avevo commentato su queste colonne. Agli ultimi Oscar era stato inserito nella cinquina delle nomination tra i migliori doc del 2014. Per me una scoperta sconvolgente, una di quelle visioni che ti accendono la lampadina in testa. Continue reading

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Ho letto “La fanciulla è morta” di Colin Dexter

Questa volta Morse si ammala e anche seriamente. Così è costretto a qualche settimana di ospedale, ulcera perforata! Impagabili sono i dialoghi con i medici in cui Morse tenta di nascondere il suo lato debole, quello per la bottiglia. La permanenza in ospedale, coccolato da procaci infermiere e guardato a vista da una feroce caposala soprannominata Loch Ness (ma smessa la divisa non si dimostra proprio un mostro) occupa quasi tutto il libro. E l’inchiesta con le proverbiali deduzioni dell’ispettore Morse? Tranquilli, c’è anche questa, ma riguarda un omicidio avvenuto più di un secolo prima. Accade che a Morse abbiano regalato un libello, Assassinio sul canale di Oxford, scritto da un colonnello appena spirato nello stesso ospedale. Continue reading

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Ho visto “Non sposate le mie figlie!” di Philippe de Chauveron

Che cosa abbiamo fatto al Buon Dio (Qu’est-ce qu’on a fait au Bon Dieu?) si chiedono Claude e Marie Verneuil, ricchi genitori di quattro figlie, tre delle quali sono andate in sposa a un ebreo, un arabo e un cinese. Per la quarta, la figlia minore, i due genitori, gollisti e cattolici, sperano in un matrimonio tradizionale, celebrato in chiesa, con un marito bianco e cristiano. Finalmente arriva l’attesa notizia: la più piccola della nidiata, Laure, sposerà Charles, giovane attore, di famiglia cattolica osservante. Peccato che il futuro genero sia un africano della Costa d’Avorio. Con l’entrata in scena della famiglia di Charles il film decolla e diventa scoppiettante di battute e situazioni divertenti. Il consuocero André è un ex militare, conservatore, ancora incazzato con la Francia per il suo passato colonialista e lo scontro tra i due anziani è inevitabile. Salvo poi trovare punti d’incontro che portano al lieto finale.
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Ho letto “Diari della bicicletta” di David Byrne

In bicicletta, trovandosi appena al di sopra dei pedoni e degli automobilisti, si gode di una visuale perfetta su quel che accade nella propria città.
Fan da sempre di David Byrne, fin dai tempi dei Talking Heads, mi sono avvicinato a questo libro un paio di anni fa, salvo poi lasciarlo e riprenderlo in queste settimane. Dico subito che la bicicletta è un pretesto. Byrne afferma che il modo migliore per conoscere una città è pedalare su una due ruote. Come dargli torto. La bicicletta consente di avvicinarsi e vedere le cose da una prospettiva che nessun altro mezzo può dare. Per lui è il mezzo di trasporto prediletto. Viaggia, gira il mondo, tiene concerti ovunque e dappertutto si porta dietro un secondo bagaglio con una bicicletta smontata che poi assembla nelle camere d’albergo prima di concedersi grandi pedalate nella città in cui si trova. Continue reading

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Ho visto “Cloro” di Lamberto Sanfelice

La maturazione obbligata di Jennifer, diciassette anni, passa attraverso la morte della mamma, la disoccupazione del padre e la perdita della casa a Ostia, dove andava a scuola e frequentava le piscine con il sogno neppure troppo strampalato di diventare campionessa italiana di nuoto sincronizzato. Deve invece trasferirsi, con il padre sempre più depresso e un fratellino in età scolare, sui monti dell’Abruzzo, dove uno zio le ha rimediato una casa di fortuna e un posto di lavoro come cameriera in un albergo. Jennifer diventa così capofamiglia anzitempo però non rinuncia al suo sogno. La scuola è ormai persa ma la piscina di cui è dotato l’albergo in cui lavora rappresenta una soluzione per allenarsi nottetempo e continuare a restare legata al suo mondo di prima. Continue reading

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Ho visto “The Repairman” di Paolo Mitton

Anche dopo essermi dato due giorni di tempo per pensarci su, non mi riesce di difendere un film sostanzialmente noioso, per non dire inguardabile. Neppure se mi vesto da partigiano sciovinista, per un lavoro fatto tra il Monregalese e le Langhe e sostenuto da Film Commission Torino Piemonte e da FIP Film Investimenti Piemonte. E dire che le premesse erano interessanti: The Repairman (ma che ci azzecca il titolo in inglese?) parte con intenti di ecologia e sostenibilità (Ogni riparazione è una piccola rivoluzione), peraltro rimasti sulla carta, e con il proposito di essere commedia generazionale, Perché cambiare vita, se puoi aggiustare quella che hai? Alla fine commedia non è e neppure ritratto di una generazione. Continue reading

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Ho visto “Vizio di forma” di Paul Thomas Anderson

Per cercare di capirci qualcosa conviene partire dall’omonimo romanzo del 2009 di Thomas Pynchon da cui Paul Thomas Anderson (Magnolia, Il petroliere, The Master) ha ricavato il film. Inherent vice (è il titolo originale) si riferisce a un concetto legale, un vizio intrinseco che può causare l’annullamento di un contratto, assicurativo ad esempio. Di Pynchon avevo letto il secondo romanzo, L’incanto del lotto 49 (1966), facendo molta fatica ad orientarmi. Pynchon, ritenuto uno dei massimi esponenti della letteratura postmoderna, per la figura del protagonista Doc Sportello, il più “fumato” investigatore privato che si sia mai visto al cinema, deve aver attinto alla controcultura hippie su cui si era formato negli anni giovanili. Continue reading

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Toro: nuova dimensione, nuova consapevolezza

Giovedì sera non mi era ancora passata l’eccitazione per la vittoria di Bilbao e già riflettevo sul passato. Mai più serie B, mi sono detto. Ho ripensato a Castel di Sangro, Licata, Cittadella, Gubbio, a quanti campionati abbiamo fatto in serie B, alla fatal Reggio Emilia contro il Perugia, al viaggio in auto a Brescia con il sindaco e il procuratore tifoso per il ritorno della finale play off 2010, sfortunata anche quella. Mi è venuta in mente una partita a Ravenna, tra l’altro vinta, era il 1997 e mi trovavo da quelle parti. Perché noi del Toro siamo fatti così, un po’ di autolesionismo e lo sguardo sempre girato indietro.
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Ho visto “Ida” di Paweł Pawlikowski

E’ tornato nelle sale Ida, in virtù del successo come miglior film straniero agli Oscar 2015 avendo avuto la meglio, tra gli altri, dell’argentino Storie pazzesche e del mauritano Timbuktu.
Il regista polacco Paweł Pawlikowski ha firmato un film strepitoso dal punto di vista estetico, con inquadrature molto accurate a cui ha giovato senza dubbio la fotografia in bianco e nero. Per i dialoghi scarni, i lunghi silenzi, l’austerità della storia mi ha ricordato il cinema di Robert Bresson. In effetti Pawlikowski chiede pochissima recitazione alle due attrici protagoniste, Agata Trzebuchowska (Anna/Ida, la novizia) e Agata Kulesza (Wanda, la zia). Sono sufficienti i primi piani dei loro volti per capire il lavoro di introspezione dei personaggi.
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