Propecia usa kaufenCytotec ohne mifegyne Ho letto “Il gioco del panino” di Alan Bennett

Prednisolon 5mg kaufen ohne rezeptViagra pfizer 50 mg kaufen Avevo conosciuto Bennett con Signore e signori, una raccolta di sette monologhi concepiti per la televisione e portati in video dalla BBC negli anni ’80′, con attori importanti, tra cui Maggie Smith. Da allora avevo letto praticamente tutto del perfido commediografo di Leeds. Proprio in questi giorni è uscita, sempre da Adelphi, una nuova raccolta di quei monologhi, meno divertente e più cupa dei precedenti. E’ lo stesso Bennett a metterci sull’avviso: La cupezza non è voluta: sono solo venuti così. Non dipende dal fatto che, invecchiando, la mia visione del mondo sia diventata più deprimente. Magari mi metto a scrivere con l’intenzione di far ridere, ma ormai è raro che che il risultato sia comico. (oggi Bennett va per gli 82). Continue reading

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Ho visto “Love and Mercy” di Bill Pohlad

Interessante biopic su Brian Wilson, il leader dei Beach Boys, gruppo musicale californiano che ebbe grandissima popolarità tra gli anni ’60-70 e che resistette fino ai ’90 pur passando attraverso diverse vicissitudini. Una di queste è stata la dipendenza dalla droga di Brian e la sua malattia mentale. Il regista Bill Pohlad sceglie intelligentemente di raccontare la storia su due piani temporali alternati: Brian Wilson all’apice della carriera dei Beach Boys, all’epoca dell’uscita di Good Vibrations (1966) per intenderci, quando per la sua genialità e le sue stranezze iniziava ad avere contrasti con gli altri componenti la band, tra cui due suoi fratelli e un cugino, tutti artisticamente meno dotati e quindi invidiosi; poi quasi vent’anni dopo, quando era totalmente succube, praticamente plagiato e imbottito di psicofarmaci da uno psicologo di nome Eugene Landy. Continue reading

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Ho letto “La musica segreta” di John Banville

Trascorrevano lunghe ore insieme senza parlare, senza quasi dare segno di percepire la presenza dell’altro, immersi nel conforto di una solitudine condivisa.
Nicolaus Koppernigk è destinato a ereditare l’attività commerciale del padre nella città polacca di Toruń. Ma ben presto è attratto dalle stelle e rivela doti ineguagliabili in quel campo. Dallo zio tutore, il vescovo Lucas, viene inviato con il fratello Andreas a studiare nelle università italiane. Ferrara, Bologna, Padova, Roma sono le tappe. Nicolaus detestava la capitale papale. In quella turpe città allattata dalla lupa i suoi peculiari talenti, alimentati dall’atmosfera onnipervasiva di minaccia e intrigo… Entrambi sono diventati canonici, ma mentre Andreas si dà alle dissolutezze (inarrivabili le descrizioni dei bassifondi delle città italiane, Bologna era la città del folle e del grottesco), Nicolaus studia seriamente, frequenta professori e inizia a mettere a punto le sue teorie.
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Ho visto “Race – Il colore della vittoria” di Stephen Hopkins

Nell’ambivalenza del titolo del film – Race è corsa ma anche razza – è racchiusa tutta l’essenza di questo biopic su Jesse Owens, mito universale dello sport e quindi personaggio che non ha bisogno di ulteriori presentazioni. James Cleveland Owens, detto Jesse dalle iniziali J.C., vinse quattro medaglie d’oro alle Olimpiadi di Berlino del 1936, un’edizione concepita per celebrare il nazismo e la supremazia della razza ariana nel mondo. Una festa hitleriana rovinata dalle vittorie di Owens. Sono proprio le immagini di atletica (di gara e di allenamento) a salvare quello che diversamente sarebbe un melenso fumettone all’americana. Continue reading

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Ho visto “Weekend” di Andrew Haigh

Mi incuriosiva il nuovo film di Andrew Haigh che avevo molto apprezzato per il suo 45 anni (2015). Salvo poi scoprire che Weekend è un film del 2011 che arriva colpevolmente tardi nelle sale italiane, oltretutto distribuito in poche copie. Un motivo c’è ed è l’ostracismo per essere stato catalogato come ‘sconsigliato’ dalla commissione filmica della CEI per gli argomenti trattati: omosessualità e droga. Eppure non bisognerebbe fermarsi alla superficie ma esaminare il film a fondo. La storia di due giovani amici occasionali che si incontrano in un gay club, Russell e Glen, e che finiscono con il trascorrere insieme l’intero weekend, a ben vedere, è davvero una bella storia d’amore. Continue reading

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Ho visto “Brooklyn” di John Crowley

C’è emigrazione e emigrazione. Quella di Eilis Lacey è edulcorata (a proposito avete notato che il suo nome di battesimo ricorda quello dell’isolotto – Ellis Island – dove per metà del ’900 si è consumata la gran parte dell’immigrazione negli Stati Uniti?). perché la giovane irlandese può contare su una rete di protezione importante, i connazionali già sistemati a New York da un pezzo: il prete, madame Kehoe che gestice la pensione per giovani donne perbene, il lavoro come commessa in un grande magazzino già organizzato prima del via. Se mai, dando per scontata la caparbietà irlandese e la voglia di tirarsi su le maniche per farsi strada, il problema è la nostalgia di casa: la madre che avrebbe voluto tenerla con sé, la sorella Rose che invece l’ha spinta ad abbandonare il paesello pettegolo e che non lasciava speranze per il futuro. Sono gli anni ’50 e i grandi flussi di immigrazione dall’Europa sono quasi terminati. Continue reading

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Ho visto “Ave, Cesare!” di Ethan e Joel Coen

E’ un film da prendere e da gustare a pezzi, altrimenti a giudicarlo nel suo complesso resta un lavoro così così. Intanto vi siete accorti che il personaggio principale, Eddie Mannix (strepitoso Josh Brolin), il fixer fervente cattolico, ma preferisco chiamarlo il problem solver della casa cinematografica Capitol, ha lo stesso cognome di uno dei personaggi principali di The Hateful Eight di Tarantino? Cioè quel Chris Mannix (Walton Goggins) che pretende di essere il nuovo sceriffo di Red Rocks. Casualità? Coincidenza? Non credo, penso piuttosto a una carineria tra cineasti che da sempre si inseguono a colpi di grande cinema.
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Ho letto “La bambina che raccontava i film” di Hernan Rivera Letelier

Esponente della fertile letteratura cilena (Bolaño, Serrano, Allende, Ampuero…), Hernan Rivera Letelier ha trascorso l’infanzia nella zona mineraria nel deserto di Atacama, dove esistono i più grandi giacimenti di salnitro al mondo. Proprio lì, dai ricordi della sua infanzia, ha attinto la storia che racconta in questo piccolo romanzo, declinato al femminile. E’ la vicenda di Maria Margarita e della sua famiglia, con i quattro fratelli Mariano, Mirto, Manuele e Marcelino.
Come avrete già capito, mio padre aveva una fissazione con i nomi che cominciavano per emme. Continue reading

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Ho visto “Room” di Lenny Abrahamson

Tratto da un romanzo del 2010 (Stanza, letto, armadio, specchio di Emma Donoghue – Mondadori) ambientato in Canada, a sua volta ispirato a un clamoroso fatto di cronaca, il cosiddetto caso Fritzl avvenuto nella cittadina austriaca di Amstetten dove una donna ha vissuto imprigionata dal padre per 24 anni in un bunker sotterraneo, Room è un dramma psicologico di forte impatto.
A differenza della protagonista del fatto di cronaca, Joy ‘Ma’ a diciassette anni è stata segregata in un capanno blindato da un maniaco che l’aveva adescata con un banale pretesto. Room/la stanza per lei e il suo bambino Jack, che da quando è nato non ha visto altro che quelle quattro pareti foderate di sughero, diventa l’universo mondo. Continue reading

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Ho letto “Lettera al mio giudice” di Georges Simenon

Nessuno avrebbe mai pensato che un giorno sarei diventato quel che si chiama un delinquente. In altre parole, si può dire che io sia un delinquente occasionale.
E’ la lunga, accorata, sincera lettera che un uomo invia al giudice che lo ha condannato, dopo che durante il processo ha in un certo senso rinunciato a difendersi. Racconta invece come sono andate effettivamente le cose con questa missiva, senza cercare giustificazioni, semplicemente per parlare della propria esistenza. E’ Charles Alavoine, un medico di un paesino di campagna, di estrazione contadina. Non sappiamo quale delitto abbia commesso. Possiamo intuire che ha ucciso qualcuno ma non sappiamo chi. Nella lunga lettera al giudice ripercorre i fatti salienti della propria vita, l’infanzia grama, il padre ubriacone, gli studi senza entusiasmo, i primi amori, la professione, una moglie che presto lo lascia vedovo con due bambini, un secondo matrimonio contratto non si sa perché con Armande una donna che non ama ma che prende a cuore la crescita dei suoi figli.
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