Ho letto “Quello che non uccide” di David Lagercrantz

Mikael Blomkvist non riuscì a dormire granché. Gli avvenimenti della notte lo perseguitavano e alle undici e un quarto del mattino si alzò a sedere nel letto e ci rinunciò.
Quanto ci mancano Stieg Larsson e la sua visione del mondo! L’epopea di Millennium si è arrestata con la sua morte nel 2004 e soltanto dopo la trilogia è diventata un caso letterario mondiale. Far uscire oggi un quarto capitolo della saga è alquanto improprio, ma lo accettiamo proprio perché ci sentivamo orfani di Lisbeth Salander e Mikael Blomkvist. David Lagercrantz era noto finora solo per aver collaborato alla stesura dell’autobiografia del calciatore Zlatan Ibrahimović.
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Ho visto “La corrispondenza” di Giuseppe Tornatore

I timidi applausi (di cortesia) che hanno salutato la proiezione torinese all’Ambrosio, presente l’autore e i notabili locali, dicono già molto. La stucchevole e continua riproposizione di messaggi sms, WhatsApp, chat su skype, dvd, lettere per posta ordinaria e pacchetti con postini e corrieri che vanno e vengono per le due ore di film, alla fine annoia più di quanto intrighi. A Giuseppe Tornatore va però riconosciuto il merito di aver focalizzato un problema che sta a cuore a molti, l’esistenza nella rete dei dati di una persona – intesi come opere, parole, video – anche dopo la morte. Questo mi pare sia il concetto di fondo che ha ispirato il regista. Ma Tornatore lo esaspera e si chiede se può addirittura esistere una vita virtuale dopo la propria dipartita. Continue reading

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Ho visto “Macbeth” di Justin Kurzel

MACBETH – Un giorno brutto e bello come questo
non l’avevo mai visto.
Quanti film sono stati tratti da Macbeth e quanti registi si sono cimentati con questa tragedia shakespiriana! Dopo Orson Welles, Kurosawa, Polanski cosa avrà da offrire allo spettatore un adattamento in più, mi sono chiesto. Invece il Macbeth dello sconosciuto regista quarantenne australiano Justin Kurzel mi ha avvinto e convinto. Ha mantenuto pressoché inalterati i bellissimi dialoghi del dramma, tagliuzzando solo qui e là, e si è concentrato sulle ambientazioni, sui costumi, sulle atmosfere cupe che hanno dato ancora maggior risalto alla parola. Così non si perde un attimo della storia che mette al centro l’ambizione, la sete di potere, il tradimento. Momenti alti sono i dialoghi tra Macbeth e Lady Macbeth, allorché la donna convince a cercare di farsi re il consorte: vuoi continuare a vivere stimandoti un ignobile vigliacco, lasciando che il “non oso” sia sempre agli ordini dell’ “io vorrei”…
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Ho visto “Perfect Day” di Fernando León de Aranoa

E’ lo struggente brano che accompagna le immagini finali del film a dare un senso a queste due ore trascorse al cinema. E’ la canzone pacifista Where Have All The Flowers Gone scritta da Pete Seeger giusto 60 anni fa, ma incisa poi da tanti big della canzone, da Joan Baez a Peter, Paul and Mary a Mamas & Papas. Per non parlare delle versioni italiane di Gigliola Cinquetti e Patty Pravo.  Il regista Fernando León de Aranoa ha scelto però la voce profonda e quasi stonata di Marlene Dietrich (1963) per ricordare che è un film di guerra anche se la guerra non si vede (gli ottusi militari sì, anche quelli delle forze di pace). Dove sono finiti i fiori, dove sono finite le ragazze, dove sono finiti gli uomini, dove sono finiti i soldati, dove sono finiti i cimiteri? Continue reading

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Ho letto “Il cartello” di Don Winslow

Togli la fede a un fedele, il credo a un credente, e cosa avrai? Il più implacabile dei nemici.
Leggere Il cartello avendo parallelamente sotto mano le cronache di questi giorni è stata davvero un’esperienza unica. Avevo detto che la realtà supera la fantasia, ma la finzione di Don Winslow è ben ancorata alla quotidianità del Messico. Già ne avevo avuto prova leggendo Il potere del cane. Non avevo ancora posato il libro che era avvenuto l’assalto ad un casinò messicano, con modalità simili a quelle contenute nel romanzo. Questa volta il mondo ha assistito impotente all’omicidio della giovane Gisela Mota, sindaca appena eletta della cittadina di Temixco. In una nazione in cui i sindaci nominano il capo della polizia è ovvio che non può mancare il controllo da parte dei narcos.
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Ho visto “Irrational Man” di Woody Allen

Woody Allen si cimenta nuovamente con il libero arbitrio. Lo aveva già fatto in Match Point, film che a mio parere ha segnato l’inizio della sua involuzione, toccando poi il fondo con l’insulso To Rome with Love. Esiste il delitto perfetto si chiede Woody Allen in questo film? E’ chiaro che la risposta è no, perché quanto messo in atto da Abe Lucas, professore di filosofia che ritiene di poter fare del bene alla società eliminando fisicamente un giudice corrotto, presta il fianco a numerose questioni. Il suo arrivo nell’università di provincia in cui si sta trasferendo è preceduto da una miriade di aneddoti, compresa la fama di seduttore in disarmo e in preda a uno scarso interesse per la vita. Come insegnante riesce a catturare l’attenzione e ad appassionare gli allievi con le sue lezioni su Kant, Kierkegaard, Sartre ma nella sfera privata tende alla depressione. Continue reading

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Ho visto “Heart of the Sea – Le origini di Moby Dick” di Ron Howard

L’epopea della caccia alle balene affascina ancora? In fondo non siamo forse tutti figli della Balena Bianca? No, non mi riferisco alla Democrazia Cristiana, ma a Moby Dick, l’ottocentesco romanzo di Herman Melville (per non dire delle sue derivazioni cinematografiche) che ha affascinato intere generazioni di lettori.
Ron Howard in Heart of the Sea ne racconta la genesi ovvero la storia reale che è alla base del capolavoro del romanziere. Nel film (tratto dal libro Il cuore dell’Oceano – Il naufragio della baleniera Essex dello storico Nathaniel Philbrick, ripubblicato da Elliot Edizioni proprio in occasione dell’uscita nelle sale) si narra dell’incontro avvenuto nel 1850 tra Melville e Thomas Nickerson, un marinaio sopravvissuto trent’anni prima al naufragio della baleniera, attaccata da un cetaceo di enormi dimensioni. Continue reading

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Ho visto “Il ponte delle spie” di Steven Spielberg

La bellezza del cinema, certo cinema (sicuramente quello firmato Steven Spielberg) è di riuscire a inchiodare lo spettatore alla poltrona anche quando conosce i fatti narrati sullo schermo perché basati su una vicenda realmente accaduta. Il ponte in questione è quello di Glienicke, un ponte stradale che collega Potsdam a Berlino, divenuto famoso perché vi avveniva lo scambio tra le spie dell’Est e dell’Ovest. Nel film si racconta del primo di questi scambi, avvenuto nel 1962, tra la spia russa Rudolf Ivanovič Abel, arrestata a Brooklyn nel 1957 e il pilota di un aereo-spia americano, il famoso U-2, Gary Powers, abbattuto dai sovietici nel 1960. L’arresto di Abel suscitò scalpore negli Stati Uniti e un’ondata di disprezzo e paura nell’opinione pubblica verso il pericolo ‘rosso’. Continue reading

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Ho visto “La isla mínima” di Alberto Rodriguez

Al cinema abbiamo visto molte coppie di poliziotti all’opera, soprattutto nei film americani. In genere ce n’è uno più umano, propenso al dialogo mentre l’altro va giù per le spicce e quando ritiene di dover usare le mani non ci pensa due volte. La isla mínima, bel poliziesco di Alberto Rodriguez con tanti premi all’attivo in Spagna, si muove su questa dicotomia. Pedro Suarez (Raúl Arévalo) è il poliziotto giovane, attento, ligio, disciplinato e di poche parole. Juan Robles (Javier Gutiérrez) è il cinquantenne dalla lunga militanza nella polizia, propenso al bere e a socializzare ovunque. I due si conoscono poco, non hanno mai lavorato insieme e sono inviati dalla squadra omicidi di Madrid a indagare in un villaggio del sud su un presunto serial killer di giovani donne.
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Ho letto “Honky Tonk Samurai” di Joe R. Lansdale

Sono i guai che vengono a cercare noi. Spesso comincia tutto per caso, poi qualcosa si allenta e comincia a sferragliare, come il bullone di una giostra in un luna park.
Ormai dopo una trentina di libri letti (è lo scrittore che ho più seguito in assoluto da un quindicennio a questa parte, anche perché ce ne sono pochi così prolifici) conosco bene dove Lansdale va a parare. Per lo meno per quella decina di romanzi sulle gesta di Hap & Leo (non starò a spiegare chi sono, se avete stomaco leggete) il cui canovaccio è sempre il solito: duecento pagine di predisposizione della vicenda con l’inquadramento degli antagonisti di turno, la riesumazione di personaggi del passato per comporre ‘la squadra’ e la preparazione delle armi. Poi altre duecento pagine di azione vera e propria dove ne accadono letteralmente di tutti i colori.
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