Ho visto “Magic in the Moonlight” di Woody Allen (32 TFF)

Ovviamente non ne ho perso uno, ma da una decina di anni i film di Woody Allen sono sempre meno convincenti. Diciamo da Match Point (2005). Certo, si trova qualcosa da salvare in ogni film: una trovatina qua, una battuta là, a volte un intero dialogo. Ma la sostanza è che la vena di Woody pare progressivamente inaridirsi.
In Magic In The Moonlight gioca le sue carte migliori inserendo il bel mondo francese degli anni ’20, la Costa Azzurra e le sue corniches, gli smoking e lo champagne, naturalmente la colonna sonora da età del jazz che fa molto Francis Scott Fitzgerald. A parte questo, la storia sa di stantìo. Continue reading

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Ho visto “Walking with Red Rhino” di Marilena Moretti (32 TFF)

Spero che lo vedano in molti e non soltanto quelli che lo hanno conosciuto. Marilena Moretti ha realizzato un documento straordinario su Alberto Signetto. Affettuoso, straziante, divertente. Sono quasi due ore in cui il regista di Mazzè (ma lui teneva alla sua nascita in Argentina) si è completamente messo a nudo. Aveva iniziato a raccontarsi davanti a una telecamera quando ancora stava bene e aveva mille progetti. Ha continuato a farlo, quando la malattia lo ha assalito, con il rigore intellettuale e l’intransigenza registica che ne hanno caratterizzato l’attività. Ancora mettendosi in gioco anche quando l’autoironia si è fatta drammatica e continuava a praticarla come quando raccontava delle esperienze di aiuto regista con Angelopoulos e Straub e Huillet. Continue reading

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Ho visto “Redemption Street” di Miroslav Terzić (Balkan Florence Express)

Sono passati quasi vent’anni dalla guerra nei Balcani ma la caccia ai criminali colpevoli di tanti genocidi prosegue senza soste. A Belgrado opera il procuratore generale per i crimini di guerra Vraneš che affida uno scottante dossier al suo giovane sostituto, Dušan Ilić. Si tratta di scovare dove si nasconde e portare finalmente a processo Sredoje Govoruša alias Mićun Duvnjak, l’unico sopravvissuto dello squadrone della morte che negli Anni Novanta consumò brutali episodi di pulizia etnica. Ilić, che non si era ancora occupato di file così importanti, si applica con impegno, controllato a distanza dal suo capo che cerca ogni tanto di correggergli la rotta. Continue reading

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Ho letto “Sì” di Thomas Bernhard

…e nessuno mi ha mai permesso di scrutare dentro di sé più in profondità e più spietatamente, e sempre più spietatamente e sempre più in profondità.
Il narratore di questo romanzo pubblicato nel 1978 da Thomas Bernhard è uno scienziato naturalista che ha scelto una sorta di clausura per dedicarsi ai suoi studi. Vive in una casa che si è ristrutturato da solo, nel bosco ai margini di un paesino dell’Alta Austria. Attraversa però un brutto periodo, caratterizzato da impotenza vitale e nausea esistenziale e dall’atrofizzarsi del mio pensiero provocato dall’isolamento volontariamente ricercato. Coltiva quindi una mania autodistruttiva che non fa nulla per combattere, Continue reading

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Ho visto “Magazzino 18″ di Simone Cristicchi

L’archivista Persichetti è inviato dal Ministero degli Interni al Porto Vecchio di Trieste, al Magazzino 18, a contare e catalogare, insomma inventariare, quanto contenuto. Sono duemila metri cubi di masserizie accatastate lì da più di sessant’anni, frutto del più grande esodo di massa che abbia conosciuto il nostro Paese. E’ la conseguenza del Trattato di Pace del 10 febbraio 1947 che consegna alla Jugoslavia una intera regione italiana: l’Istria, Fiume e Zara. Sono oltre 300 mila gli italiani – italiani da generazioni – che se ne vanno abbandonando tutto. In mezzo a quelle cassapanche di foto ingiallite / e di esistenze scampate alla bora / sono nascoste migliaia di vite /che nel silenzio ci parlano ancora… Continue reading

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Ho visto “Čefurji Raus!” (Balkan Florence Express)

Presentato in questi giorni alla 3a edizione del Balkan Florence Express, in programma a Firenze, Čefurji Raus! è un film dolente sulla gioventù balcanica di oggi. Nella fattispecie siamo in un quartiere periferico di Lubiana, dove quattro ragazzi diciottenni, Marko, Adi, Aco e Dejan, tutti di origine bosniaca, provano sulla loro pelle cosa vuol dire essere considerati dei “terroni”. Qui il termine dispregiativo usato è čefurji, ma lo sostanza non cambia e la morale è che siamo tutti sempre meridionali rispetto a qualcun altro. Sorvolo poi sul termine raus, mi sembra evidente che ovunque qualcuno voglia rispedire gli immigrati a casa loro. Certo è che il quartetto ci mette del suo per non farsi amare. Tutti appartengono a famiglie che fanno del loro meglio per farli crescere e studiare. Continue reading

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Ho visto “Sarà un paese” di Nicola Campiotti

Soltanto al termine della proiezione si ha una comprensione completa di quanto il regista ha voluto dire. Il filo conduttore è l’allestimento in una scuola elementare di uno spettacolo sul mito greco di Cadmo, la cui sorella Europa è stata rapita da Zeus. Come un novello Cadmo, il piccolo Elia, nove anni, si mette alla ricerca di un qualcosa accompagnato dal fratello Nicola, trentenne deluso dai continui colloqui di lavoro andati a vuoto. Insieme sono in viaggio lungo l’Italia, scoprendone i difetti e le speranze. Sempre secondo la mitologia greca, Cadmo trasmise ai Greci come dono l’alfabeto fenicio. Così Elia attraverso l’alfabeto scopre parole come L lavoro, G governo, D dei, F fabbrica, A altri, V virtù, B beni comuni, parole declinate sui temi dell’inquinamento, della sicuerezza, del profitto, della disoccupazione, dell’immigrazione, delle religioni. Continue reading

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Ho letto “Le notti di Reykjavik” di Arnaldur Indriðason

Soltanto una volta aveva partecipato a una gita a Landmannalaugar, ma in quell’occasione si era reso conto di non essere fatto per viaggiare con gente perennemente allegra. Il buonumore poteva essere opprimente.
L’undicesimo romanzo della serie del commissario Erlendur Sveinsson, scritto da Indriðason nel 2012 e appena pubblicato in Italia da Guanda, andrebbe letto cronologicamente come primo della serie, perché ci presenta un giovane poliziotto alle prime armi. Ma se così fosse ci perderemmo tutte le sfumature sul carattere del personaggio che abbiamo accumulato negli anni con la lettura delle sue varie inchieste. Continue reading

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Ho letto “Otto Semplici Storie”

Otto Semplici Storie è un librettino di un centinaio di pagine – 94 per l’esattezza – che non si troverà in libreria ma, credo, lo si potrà richiedere alla cooperativa che lo ha promosso e pubblicato. E’ una pubblicazione molto semplice e insieme complessa. Semplice perché è stata scritta da otto professionisti dell’assistenza domiciliare selezionati per raccontare altrettante storie dal loro vissuto lavorativo. Per esteriorizzare le esperienze con le persone che hanno assistito – qui sta la complicazione della faccenda perché è tutt’altro che semplice risintonizzare in maniera efficace ad uso degli altri quello che si è vissuto – sono stati aiutati da uno scrittore. Continue reading

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Ho visto “Love Bus: Five Love Stories From Bucharest”

Presentato al recente Arcipelago Festival di Roma che si occupa di ricercare e recepire a livello internazionale le spinte più originali e i linguaggi più innovativi che si agitano all’interno dei formati audiovisivi fuori standard, Love Bus è un collage di cinque cortometraggi diretti da altrettanti registi rumeni esordienti il cui comune denominatore è il tema dell’amore. Il bus del titolo c’entra poco, se non per il fatto che il film è anche una sorta di viaggio nella capitale rumena poiché le storie si sviluppano ciascuna in un quartiere diverso. Sono storie minimaliste che parlano di gelosia, di solitudini, di urgenza del sesso tra adolescenti, in cui comunque i soggetti forti, anche se non sempre vincenti, sono le femmine. Continue reading

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