Ho visto “Nermina’s World” di Vittoria Fiumi (Trieste Film Festival)

Presentato a Vision du Réel 2014, Festival internazionale del cinema di Nyon e nei giorni scorsi al Trieste Film Festival. Girato nel 2013 da una regista italiana, Vittoria Fiumi, con attività in Svizzera. Produzione italo-svizzero-tedesca. Ancora una storia sul disfacimento dell’Est europeo, nella fattispecie la fine dell’ex Jugoslavia e i tanti genocidi che si è portata dietro. La Storia – quella grande con S maiuscola – è vista con gli occhi di Nermina, originaria di un villaggio musulmano in Bosnia i cui abitanti sono stati massacrati o deportati nel 1992. La sua famiglia era fuggita all’estero e solo venti anni dopo ha deciso di tornarvi con i tre figli, tra cui due ragazze, Almedina e Melisa. Il film per un intero anno segue Nermina e le due figlie, la loro vita tra faccende domestiche e lavori di campagna. Continue reading

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Ho visto “La teoria del tutto” di James Marsh

E’ sicuramente l’anno dei biopic. Quella del fisico Stephen Hawking è la quarta biografia importante che viene portata sugli schermi in questo scorcio di gennaio. Il regista inglese James Marsh ha scelto una sceneggiatura, firmata da Anthony McCarten, che si rifà al libro Verso l’infinito (Travelling to Infinity: My Life With Stephen), ovvero la vita dello scienziato vista dalla ex-moglie Jane Wilde Hawking. Il film prende le mosse nel 1963 quando Stephen è uno studente di grande talento all’Università di Cambridge – la sua specialità è la cosmologia e la sua fissazione è trovare un’equazione unica per spiegare la nascita dell’universo – e Jane è una studentessa di letteratura spagnola. Nonostante l’insorgere della malattia degenerativa di Stephen, il loro amore, sbocciato ad una festa universitaria, si trasforma in un matrimonio per lungo tempo felice, con lo splendido corollario della nascita di tre figli.
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Ho visto “Still Alice” di Richard Glatzer e Wash Westmoreland

Docente in carriera alla Columbia University, Alice Howland scopre alle soglie dei cinquant’anni di avere una forma di Alzheimer precoce. Tanti piccoli segnali preoccupanti – perdere le parole, non ricordare gli appuntamenti, smarrirsi durante il consueto percorso di jogging – la inducono a recarsi da un neurologo e a fare indagini più approfondite. Ne informa il marito John e poi, trattandosi di una forma ereditaria, anche i tre figli. Per chi ha costruito la propria vita sulle parole – Alice infatti è linguista – si tratta di una tragedia ancora più grande. Lascia l’insegnamento e si accinge a una vita angosciante, caratterizzata da una progressiva e definitiva perdita di memoria.  Continue reading

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Ho visto “Živan Makes a Punk Festival” di Ognjen Glavonić (Trieste Film Festival)

E’ troppo curato per essere ‘soltanto’ un documentario, Glavonić non ce la dà a bere: è una fiction bella e buona. Il suo Živan è un personaggio straordinario, uno di quei tipi molto naif che sicuramente ciascuno di noi conosce. E’ appassionato di musica e organizza un festival tutto suo in un remoto villaggio serbo tra Pančevo e Belgrado. Fa tutto lui, tutti i mestieri legati all’organizzazione: riproduce manifesti, incolla locandine sui pali della luce, distribuisce flyer ovunque. E’ instancabile, invita al festival tutti i ragazzi che incontra, tiene i rapporti telefonici con le band, si occupa del palco, delle luci, dei rifornimenti. Il festival di Tomasevac è arrivato alla sesta edizione, per la prima volta sarà internazionale (un gruppo arriva dalla Slovacchia…). Continue reading

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Ho visto “Victory Day” di Alina Rudnitskaya (Trieste Film Festival)

Sei coppie omosessuali riprese nella loro quiete domestica a San Pietroburgo spiegano in questo ‘corto’ la difficoltà di vivere in un paese dichiaratamente omofobo. Una legge approvata dalla Duma nel 2013 che vieta la propaganda di supporto alle relazioni sessuali non tradizionali tra i minori ha in realtà scatenato un inasprimento delle istanze omofobiche presenti nella società russa. Davanti alla macchina da presa di Alina Rudnitskaya le coppie spiegano come sia cambiata in peggio la loro vita: qualcuno ha perso il lavoro, per strada sono aggrediti, mancano i diritti di qualsiasi genere, la paura cresce, come l’incertezza verso il futuro. Tutti sono costretti a vivere il loro amore in clandestinità. “Manca solo che ci facciano mettere addosso il triangolino rosa” dice sarcastico un ragazzo.
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Ho visto “Euromaidan – Rough Cut” di Roman Bondarchuk (Trieste Film Festival)

Impressionante documento (non mi va di chiamarlo documentario) su tre mesi di rivolta in Ucraina. Dal 21 novembre 2013 al 19 febbraio 2014 un collettivo di filmmaker ha affiancato i rivoltosi per documentare la contestazione e i successivi scontri. Più che un videoreportage, più che una docufiction, le immagini sono incredibilmente e drammaticamente belle per essere state girate “sul pezzo”. Eppure il sangue è vero e i morti sono purtroppo reali. Con il materiale prodotto il regista Roman Bondarchuk ha ricavato dieci pillole compiute e assemblate in ordine cronologico, per un totale di sessanta minuti, che documentano l’escalation degli avvenimenti di Kiev. Dal movimento spontaneo contro la decisione del governo di Yanukovych di sospendere gli accordi di libero scambio con l’UE fino alla sua fuga verso la Russia passando per i massacri di piazza Maidan dove alla fine si contano cento morti. Sono immagini molto forti.
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Ho visto “Foreign Body” di Krzysztof Zanussi

E’ tornato alla regia dopo anni di assenza (non dirigeva dal 2009) il regista polacco, cattolico per eccellenza, Krzysztof Zanussi.  Ospite d’onore in questi giorni al 26.mo Trieste Film Festival, ha presentato Foreign Body (Corpo estraneo) che già era stato proiettato ai festival di Toronto, Chicago, San Paolo e Tallinn 2014. Il settantacinquenne cineasta ancora una volta porta sullo schermo una vicenda in cui riflette sulla coscienza del suo Paese, contrapponendo gli estremi comportamenti di due donne polacche che hanno in comune la conoscenza con un giovane uomo italiano. Kasia (Agata Buzek) ha vissuto in Italia una relazione amorosa con Angelo (Riccardo Leonelli) ma, nonostante il forte amore che il ragazzo nutre per lei e la contrarietà del padre che la preferirebbe sposata, decide di tornare in patria per farsi suora. Continue reading

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Ho letto “L’assassino del Marais” di Claude Izner

Era ossessionato dalla tentazione di mettere le mani su quella lettera, aveva bisogno di sapere. Non riusciva a resistere, cominciò a esaminare metodicamente la cartella dei disegni, il contenuto dei cassetti e delle tasche di Tasha.
E’ il quarto romanzo della serie sul libraio di rue des Saints-Pères intelligentemente ambientata dalle autrici (Claude Izner è soltanto lo pseudonimo dietro il quale si celano due sorelle di Parigi) un anno dopo l’altro.
Siamo nella primavera 1892. Un ladro ha rubato dall’alloggio
di Kenji Mori, socio e padre putativo di Victor Legris, una coppa ricavata da un teschio di scimmia e tempestata di brillantini. Un oggetto curioso, ma di scarso valore. Non per il ladro, per il quale ha un valore simbolico molto forte, visto che nei vari passaggi di mano si lascia dietro una scia di cadaveri. Continue reading

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Ho visto “The Second Game” di Corneliu Porumboiu (Trieste Film Festival)

Dalla Romania passando per il Forum della Berlinale, dove è stato presentato lo scorso febbraio, arriva a Trieste per la 26ma edizione del Film Festival che ogni anno apre una finestra verso il cinema della Mitteleuropa questo singolare documentario dal titolo The second game (Al doilea joc) di Corneliu Porumboiu. Il regista, affermato in patria e già affacciatosi in alcuni festival internazionali, è figlio di Adrian Porumboiu, arbitro internazionale di calcio negli anni ’80 e ’90. Il film non è altro che la riproposizione video di una partita, il derby rumeno per eccellenza, tra Dinamo e Steaua di Bucarest, giocato il 3 dicembre 1988. La durata è quella effettiva di un incontro, novanta minuti, senza l’intervallo. Continue reading

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Ho visto “The Water Diviner” di Russell Crowe

La prima guerra mondiale vista dal fronte dei Dardanelli, nella sanguinosa battaglia di Gallipoli combattuta tra l’ANZAC, acronimo di Australian and New Zealand Army Corps, a fianco dei britannici e i turchi. E’ una pagina di storia già raccontata al cinema dal bellissimo film australiano Gallipoli – Gli anni spezzati (1981) di Peter Weir, con un giovanissimo Mel Gibson, che i più attenti cinefili certamente ricorderanno. The Water Diviner segna il debutto alla regia di Russell Crowe che è anche interprete del personaggio principale, Joshua Connor. Costui è un agricoltore e allevatore australiano che ha avuto tre figli arruolati giovanissimi e tutti morti in battaglia a Gallipoli nello stesso giorno. Continue reading

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