Con Folkestra & Folkoro, la world music è servita!

Avevo incrociato Folkestra & Folkoro all’edizione 2015 di Etétrad Festival nella piana di Gressan (AO) ma forse ero un po’ distratto o non preparato, quindi non avevo compreso compiutamente il valore del loro progetto. L’altra sera però ho seguito con molta attenzione la Folkestra Night 2016 nel salone polivalente di Bricherasio e mi sono reso conto dell’originalità di questa orchestra di sperimentazione culturale fondata da Simone e Nicolò Bottasso nel 2009. Naturalmente conoscevo da tempo il Duo Bottasso (il loro album Crescendo del 2014 è tra i miei ascolti preferiti). Sono musicisti sopraffini ed eclettici. Simone è anche ottimo compositore: provate ad ascoltare l’album che ho citato e ne avrete la prova.
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Ho visto “Suffragette” di Sarah Gavron

Film che più femminista non si può, anzi è un vero manifesto delle suffragette, il movimento che dopo una lotta quasi centenaria portò al suffragio femminile in Inghilterra nel 1918 anche se ancora limitato alle mogli dei capifamiglia con età sopra i 30 anni. La lotta è raccontata dalla regista britannica Sarah Gavron attraverso la vicenda di Maud Watts (Carey Mulligan), una giovane dipendente di una lavanderia industriale in cui il titolare abusa regolarmente delle sue operaie. Maud, sposata e madre di un bambino di quattro anni, si lascia coinvolgere dalle compagne che si battono per i loro diritti. A capo del movimento è Emmeline Pankhurst (Meryl Streep).
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Ho letto “Morire in primavera” di Ralf Rothmann

La polizia militare vede chiunque a mille metri di distanza e impicca su due piedi, senza processo. Sono dei veri bastardi.
Siamo agli ultimi rigurgiti della Germania nazista, tardo inverno 1945. Per cercare di resistere e rimandare una sconfitta ormai imminente Hitler arruola anche i bambini o poco più. Walter e Fiete sono due diciassettenni che lavorano in un fattoria nel nord della Germania. Sono mungitori provetti e vivono tutte le esperienze della loro età nonostante la guerra: il ballo del sabato sera, le bevute, le ragazze. Pensano di essere scampati al fronte, i russi sono ormai vicini e anche in caso di arruolamento non ci sarà tempo per terminare un addestramento prima che la guerra finisca. Invece al villaggio arrivano le Waffen-SS, vengono arruolati e inviati al fronte in Ungheria. Continue reading

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Ho visto “Mister Chocolat” di Roschdy Zem

Quando l’ho visto non sapevo nulla di James Thierrée ed ero stupefatto per la sua somiglianza con Charlie Chaplin a quella età. Per forza, poi ho scoperto, è niente meno che il nipote di Charlot e figlio di Victoria Chaplin, colei che ha creato Le cirque bonjour, poi Le cirque imaginaire, più tardi Le cirque invisibile. Dunque il circo nei cromosomi! Da lì deriva la versatilità di James Thierrée che in questo film dà volto a George Foottit, il clown bianco che ha formato una coppia circense sbalorditiva con Rafel Padilla, prima “Kananga” e poi “Chocolat”, il primo clown nero nella storia del circo. Il film ne racconta la vicenda vera.
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Ho visto “Human” di Yann Arthus-Bertrand

Ho visto questo film nel pomeriggio di una domenica mentre fuori tutti si affannavano per capire se il referendum avrebbe raggiunto il quorum. Pur se l’oggetto della consultazione aveva in qualche modo a che fare con la natura, lo scarto con il tema del film mi è sembrato abissale. Il regista Yann Arthus-Bertrand ha compiuto un lavoro colossale realizzando con la sua troupe 2.020 interviste in 60 Paesi. Ha dato voce agli ultimi e ai penultimi, a chi voce non ha mai avuto. L’intervistatore non compare né si sente. Le persone parlano di libertà, di fame, di povertà, di violenza, di abusi, del senso della vita. Sono primi piani bellissimi di persone di ogni età che parlano nella loro lingua, in tutte le lingue, mentre le didascalie delle traduzioni appaiono a sinistra o a destra del volto, a seconda delle inquadrature.
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Ho letto “Fratelli di sangue” di Ernst Haffner

Si è fatto giorno. I pochi che non fanno parte dell’esercito dei sei milioni d’affamati della città si affrettano al lavoro per guadagnarsi la pagnotta. L’importante è non arrivare tardi.
Di solito diffido dei libri di cui non si sa molto dell’autore oppure di quelli che si trincerano dietro uno pseudonimo. Di Ernst Haffner si conosce poco e neppure la voce in tedesco di wikipedia dice molto. Dovrebbe essere nato nel 1900 e sparito, in quali circostanze non si sa, nel 1938, in pieno delirio nazista. Jugend auf Landstraße Berlin (Gioventù sulla strada a Berlino) è stato pubblicato nel 1932 ed è rimasto il suo unico libro. Per l’ambientazione della storia, i bassifondi della capitale agli albori del nazismo, il romanzo è finito nei roghi dei libri organizzati da Goebbels nel maggio del 1933. Da allora un oblio durato ottant’anni, fino al 2013 quando è inspiegabilmente riapparso e pubblicato con il titolo Blutsbrüder: Ein Berliner Cliquenroman. Tradotto in molte lingue, Fazi lo ha pubblicato nel 2016, è diventato subito un caso letterario.
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Ho letto “Il gioco del panino” di Alan Bennett

Avevo conosciuto Bennett con Signore e signori, una raccolta di sette monologhi concepiti per la televisione e portati in video dalla BBC negli anni ’80′, con attori importanti, tra cui Maggie Smith. Da allora avevo letto praticamente tutto del perfido commediografo di Leeds. Proprio in questi giorni è uscita, sempre da Adelphi, una nuova raccolta di quei monologhi, meno divertente e più cupa dei precedenti. E’ lo stesso Bennett a metterci sull’avviso: La cupezza non è voluta: sono solo venuti così. Non dipende dal fatto che, invecchiando, la mia visione del mondo sia diventata più deprimente. Magari mi metto a scrivere con l’intenzione di far ridere, ma ormai è raro che che il risultato sia comico. (oggi Bennett va per gli 82). Continue reading

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Ho visto “Love and Mercy” di Bill Pohlad

Interessante biopic su Brian Wilson, il leader dei Beach Boys, gruppo musicale californiano che ebbe grandissima popolarità tra gli anni ’60-70 e che resistette fino ai ’90 pur passando attraverso diverse vicissitudini. Una di queste è stata la dipendenza dalla droga di Brian e la sua malattia mentale. Il regista Bill Pohlad sceglie intelligentemente di raccontare la storia su due piani temporali alternati: Brian Wilson all’apice della carriera dei Beach Boys, all’epoca dell’uscita di Good Vibrations (1966) per intenderci, quando per la sua genialità e le sue stranezze iniziava ad avere contrasti con gli altri componenti la band, tra cui due suoi fratelli e un cugino, tutti artisticamente meno dotati e quindi invidiosi; poi quasi vent’anni dopo, quando era totalmente succube, praticamente plagiato e imbottito di psicofarmaci da uno psicologo di nome Eugene Landy. Continue reading

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Ho letto “La musica segreta” di John Banville

Trascorrevano lunghe ore insieme senza parlare, senza quasi dare segno di percepire la presenza dell’altro, immersi nel conforto di una solitudine condivisa.
Nicolaus Koppernigk è destinato a ereditare l’attività commerciale del padre nella città polacca di Toruń. Ma ben presto è attratto dalle stelle e rivela doti ineguagliabili in quel campo. Dallo zio tutore, il vescovo Lucas, viene inviato con il fratello Andreas a studiare nelle università italiane. Ferrara, Bologna, Padova, Roma sono le tappe. Nicolaus detestava la capitale papale. In quella turpe città allattata dalla lupa i suoi peculiari talenti, alimentati dall’atmosfera onnipervasiva di minaccia e intrigo… Entrambi sono diventati canonici, ma mentre Andreas si dà alle dissolutezze (inarrivabili le descrizioni dei bassifondi delle città italiane, Bologna era la città del folle e del grottesco), Nicolaus studia seriamente, frequenta professori e inizia a mettere a punto le sue teorie.
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Ho visto “Race – Il colore della vittoria” di Stephen Hopkins

Nell’ambivalenza del titolo del film – Race è corsa ma anche razza – è racchiusa tutta l’essenza di questo biopic su Jesse Owens, mito universale dello sport e quindi personaggio che non ha bisogno di ulteriori presentazioni. James Cleveland Owens, detto Jesse dalle iniziali J.C., vinse quattro medaglie d’oro alle Olimpiadi di Berlino del 1936, un’edizione concepita per celebrare il nazismo e la supremazia della razza ariana nel mondo. Una festa hitleriana rovinata dalle vittorie di Owens. Sono proprio le immagini di atletica (di gara e di allenamento) a salvare quello che diversamente sarebbe un melenso fumettone all’americana. Continue reading

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