Ho letto “Andare insieme, andare lontano” di Enrico Letta

Premesso che considero demenziale comprare i libri scritti dai politici, mi ero riservato questa eccezione per il volumetto di Enrico Letta. Lo aspettavo e sono andato a cercarlo in una Feltrinelli pochi giorni dopo l’uscita. Tra le novità di saggistica non c’era e neppure sui banconi del pianterreno, dove si sofferma il novanta per cento dei clienti. Ho dovuto chiedere. Era al piano di sopra, nascosto in uno scaffale. Ora non dico che debba essere trattato come un best-seller, ma era comunque una novità vivaddio! Che sia in atto un boicottaggio dei poteri forti, amici del cicisbeo fiorentino? Poi c’è stato il Salone del Libro e Letta ha presentato il suo. Mediaticamente è andata così così, la presentazione è finita annacquata nella miriade di eventi programmati. Continue reading

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Ho visto “Mia madre” di Nanni Moretti

Non si parla male della madre, nemmeno di quella degli altri. Quindi mi riesce difficile addentrarmi in un film che non solo non mi ha entusiasmato ma neppure mi ha suscitato particolari emozioni. Diciamo che la noia vince sulla tristezza. Eppure prendendolo a pezzi, segmentandolo, ci sono cose buone. Moretti, ad esempio. Fa il Moretti come in tutti i suoi film: pignolo, pedante, saccente ma in maniera quasi dolorosa, tenendosi in disparte. In effetti delega le sue prerogative di regista a Margherita Buy che in questo film è la nevrotica di sempre. Un personaggio insicuro, indeciso, con un sacco di problemi: quelli adolescenziali della figlia che non ha molta voglia di studiare, quelli di salute della madre perennemente in ospedale, quelli sentimentali dovuti alla recente separazione dal compagno. Continue reading

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Ho letto “La verità dell’alligatore” di Massimo Carlotto

Puoi togliere il blues dall’alcol ma non l’alcol dal blues.
Alle fine ho ceduto alle insistenze di una mia cara amica che mi incitava a leggere Carlotto, uno scrittore che avevo rimosso, come quasi tutti i giallisti italiani. Ora i suoi libri cominciano a essere parecchi e tanto valeva metterci un occhio, inevitabilmente prendendolo dall’inizio, dal primo romanzo della serie che ha per protagonista Marco Buratti, soprannominato l’Alligatore, un investigatore ‘molto’ privato. Uno che ha conosciuto così bene le patrie galere da averne assorbito psicologie e modalità d’azione trasferite poi nella sua nuova attività. Continue reading

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Ho visto “Youth – La giovinezza” di Paolo Sorrentino

Sublime, è la prima parola che mi è venuta in mente, mentre alcune signore sedute dietro di me già lo sbertucciavano. In fondo, capisco. E’ il destino di tutti i capolavori far discutere. Tanto non mi era piaciuto La grande bellezza, altrettanto mi ha entusiasmato Youth – La giovinezza.
I due amici da una vita, nonché consuoceri, Fred e Mick, ottantenni, rappresentano i due diversi modi di accogliere la vecchiaia e di contrapporsi alla giovinezza. L’uno, grande direttore d’orchestra e compositore famoso, si è rinchiuso in una quiescenza dorata, rendendosi persino ostile al mondo. L’altro, altrettanto famoso ma in campo cinematografico, sta per tornare sul set per dirigere l’ennesimo film che ha per protagonista una star coeva. Continue reading

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Gouveia, dimenticata da Saramago

José Saramago certo non immaginava che nei primi giorni di maggio del 2015 mi sarei avventurato dalle parti della Serra da Estrela e precisamente a Gouveia. Altrimenti nel suo Viaggio in Portogallo, ancorché si premuri di avvisare il lettore di non ricorrervi come a una normale guida da tenere sottomano, avrebbe dedicato qualche riga a questa deliziosa cittadina. Invece non c’è traccia, strano perché è un posto che merita una visita. Vorrei riportare in vita il sommo scrittore portoghese e fargliele scrivere oggi oppure possedere la sua penna magistrale per dare una piccola appendice al suo libro.
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Ho visto “SmoKings” di Michele Fornasero

Presentato e premiato in vari festival SmoKings incarna pefettamente ciò che deve fare un documentario: informare e documentare. Purtroppo non c’è molto mercato in Italia per prodotti simili. La produzione è indipendente (Indyca di Simone  Catania), la distribuzione è delegata a pochi esercenti illuminati che propongono il film con modalità originali, tali da evitare i bagni di sangue (a Torino il circuito di Gaetano Renda). E’ il classico film che funziona con il passaparola. Quando l’ho visto, il cinema era strapieno, il pubblico molto giovane si è fermato anche dopo la proiezione ad ascoltare Simone Catania e il regista Michele Fornasero. Continue reading

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L’oro della memoria

Da oltre un mese non scrivo più recensioni. Leggo libri e vado al cinema con la stessa intensità di sempre. Che mi si sia inaridita la penna? Neanche questo è vero. Eppure ogni qualvolta mi avvicino alla tastiera del pc la mia attenzione è presa da qualcos’altro. Per spiegarlo devo fare qualche passo indietro.
Tempo fa avevo visto un film, uno splendido documentario, “Finding Vivian Maier” di John Maloof e Charlie Siskel, che avevo commentato su queste colonne. Agli ultimi Oscar era stato inserito nella cinquina delle nomination tra i migliori doc del 2014. Per me una scoperta sconvolgente, una di quelle visioni che ti accendono la lampadina in testa. Continue reading

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Ho letto “La fanciulla è morta” di Colin Dexter

Questa volta Morse si ammala e anche seriamente. Così è costretto a qualche settimana di ospedale, ulcera perforata! Impagabili sono i dialoghi con i medici in cui Morse tenta di nascondere il suo lato debole, quello per la bottiglia. La permanenza in ospedale, coccolato da procaci infermiere e guardato a vista da una feroce caposala soprannominata Loch Ness (ma smessa la divisa non si dimostra proprio un mostro) occupa quasi tutto il libro. E l’inchiesta con le proverbiali deduzioni dell’ispettore Morse? Tranquilli, c’è anche questa, ma riguarda un omicidio avvenuto più di un secolo prima. Accade che a Morse abbiano regalato un libello, Assassinio sul canale di Oxford, scritto da un colonnello appena spirato nello stesso ospedale. Continue reading

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Ho visto “Non sposate le mie figlie!” di Philippe de Chauveron

Che cosa abbiamo fatto al Buon Dio (Qu’est-ce qu’on a fait au Bon Dieu?) si chiedono Claude e Marie Verneuil, ricchi genitori di quattro figlie, tre delle quali sono andate in sposa a un ebreo, un arabo e un cinese. Per la quarta, la figlia minore, i due genitori, gollisti e cattolici, sperano in un matrimonio tradizionale, celebrato in chiesa, con un marito bianco e cristiano. Finalmente arriva l’attesa notizia: la più piccola della nidiata, Laure, sposerà Charles, giovane attore, di famiglia cattolica osservante. Peccato che il futuro genero sia un africano della Costa d’Avorio. Con l’entrata in scena della famiglia di Charles il film decolla e diventa scoppiettante di battute e situazioni divertenti. Il consuocero André è un ex militare, conservatore, ancora incazzato con la Francia per il suo passato colonialista e lo scontro tra i due anziani è inevitabile. Salvo poi trovare punti d’incontro che portano al lieto finale.
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Ho letto “Diari della bicicletta” di David Byrne

In bicicletta, trovandosi appena al di sopra dei pedoni e degli automobilisti, si gode di una visuale perfetta su quel che accade nella propria città.
Fan da sempre di David Byrne, fin dai tempi dei Talking Heads, mi sono avvicinato a questo libro un paio di anni fa, salvo poi lasciarlo e riprenderlo in queste settimane. Dico subito che la bicicletta è un pretesto. Byrne afferma che il modo migliore per conoscere una città è pedalare su una due ruote. Come dargli torto. La bicicletta consente di avvicinarsi e vedere le cose da una prospettiva che nessun altro mezzo può dare. Per lui è il mezzo di trasporto prediletto. Viaggia, gira il mondo, tiene concerti ovunque e dappertutto si porta dietro un secondo bagaglio con una bicicletta smontata che poi assembla nelle camere d’albergo prima di concedersi grandi pedalate nella città in cui si trova. Continue reading

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