Ho letto “La passeggiata” di Robert Walser

Al diavolo la miserabile frenesia di voler apparire più di quel che si è! È un’autentica catastrofe. Cose come queste diffondono nel mondo pericoli di guerra, morte, miseria, odio e vilipendio, e impongono a tutto ciò che esiste una deprecanda maschera di cattiveria, di egoismo abominevole.
Sono arrivato a Robert Walser grazie agli stimoli forniti (per l’ennesima volta) da W.G. Sebald e per la precisione attraverso il volumetto Il passeggiatore solitario che Sebald dedica alla figura del grande scrittore svizzero, uno dei massimi autori di lingua tedesca del Novecento. Ho già avuto modo di scrivere nei miei commenti alle opere di Sebald quanto gli sia debitore nell’intendere la passeggiata come particolare frammento del viaggio e come modo di guardare alle cose che si incontrano. Dunque Sebald e Robert Walser sono stati grandi passeggiatori e quindi osservatori di cose, natura, opere, persone. Altro grande passeggiatore, anche lui trattato in un libro da W.G. Sebald (Soggiorno in una casa di campagna) è stato Jean-Jacques Rousseau che con Walser aveva in comune la nazionalità svizzera e il lago di Bienne (nello Seeland bernese): il filosofo vi aveva soggiornato, lo scrittore vi era nato.
La passeggiata è stato scritto nel 1919 e descrive il vagabondaggio di un’intera giornata dello scrittore, emblema del suo nomadismo letterario. Incontri casuali, descrizioni di negozi, incombenze personali comunissime ma destinate a entrare giocoforza in uno scritto: “Tutto questo lo descriverò,” promisi fermamente a me stesso “ne parlerò al più presto in uno scritto o in una specie di fantasia, che chiamerò La passeggiata”.
Nella piccola cittadina svizzera il passeggiatore Walser, vestito elegantemente di giallo come un lord inglese, osserva ogni particolare e lo descrive, a volte con distacco, altre volte con partecipazione, ma sempre con ironia. La scrittura per lui è come una battaglia, richiede preparativi complicati e la passeggiata è propedeutica a tutto questo. Certo a chi gli chiede se passa tutto il tempo a passeggiare risponde: A spasso ci devo assolutamente andare, per ravvivarmi e per mantenere il contatto col mondo; se mi mancasse il sentimento del mondo, non potrei più scrivere nemmeno mezza lettera dell’alfabeto, né comporre alcunché in versi o in prosa. Senza passeggiate sarei morto e da tempo avrei dovuto rinunciare alla mia professione. Anche se poi, incrociando un gruppo di operai al lavoro sul ciglio di una strada, ammette: A tale incontro provo sincera vergogna di andarmene così a spasso, mentre tanti altri lavorano e sgobbano.
Walser entra in una libreria e discute animatamente con il libraio senza poi comprare nulla, si reca in banca per trattare questioni finanziarie, osserva un bambino che gioca con un cane, visita un negozio di modista e una macelleria, critica l’eccessiva vistosità dell’insegna di un fornaio e richiama se stesso al senso di antica purezza e frugalità. Per questo motivo, passando davanti a una trattoria, evita di entrarci. D’altra parte ha accettato l’invito a pranzo che gli è pervenuto da una dama sconosciuta. La donna, la signora Aebi, lo ammira come scrittore e vorrebbe rimpinzarlo all’inverosimile. È una scena da teatro dell’assurdo: Non posso assolutamente ammettere che lei non voglia più affettare e rimpinzarsi, e neanche per un momento credo che sia davvero sazio. Se afferma che sta per scoppiare, sono sicura che non dice la verità. Sono in dovere di credere che faccia solo dei convenevoli.
C’è ancora tempo per misurare un vestito dal sarto e di fare un salto alla posta, poi Walser passa ad esaminare gli edifici, il traffico e la campagna. Perfino le pubblicità: scritte e annunci come Persil o Dadi Maggi per minestra, qualità insuperata o Tacchi di gomma Continental, resistenza prodigiosa o il miglior cioccolato al latte.
Finalmente giunge la sera e la passeggiata termina in riva al lago, immaginiamo quello di Bienne. Per lo scrittore è il momento di dare sfogo alla malinconia, ai rimpianti, all’infelicità: Nel sottile sussurrio che mi circondava, l’onda dei miei pensieri salì fino a riempirmi di tristezza.

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Una risposta a Ho letto “La passeggiata” di Robert Walser

  1. Enza scrive:

    Ho letto Walser, prima di Sebald, e concordo sul suo commento giacchè riesce a far bene trasparire la semplicità, la purezza di questo singolare autore dallo sguardo iperrealistico sul mondo, poetico sulla natura, con il suo passo miracolosamente lieve.
    Sul Manifesto, tempo fa lessi altri begli artcoli su Walser, scrittore che meriterebbe maggiore attenzione in un mondo che sfreccia rapido verso l’estinzione.

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