Ho letto “Rubè” di Giuseppe Antonio Borgese

Invece della pace che tutti aspettavamo, è venuto questo castigo di Dio che si chiama dopoguerra, per non sapere che nome più appropriato affibbiargli.
Nell’accostarmi alla lettura di Rubè, capolavoro della letteratura italiana del primo Novecento, mi astraggo dalla grande produzione saggistica e di critica letteraria dell’autore, Giuseppe Antonio Borgese (Polizzi Generosa 1882 – Fiesole 1952), che pure, giova ricordare, fu uno dei diciotto docenti universitari (su oltre 1200) a non prestare giuramento di fedeltà al fascismo. Tuttavia troviamo nella figura del protagonista Filippo Rubè alcune caratteristiche dell’autore: i natali a Polizzi Generosa che nel romanzo diviene Calinni, la posizione favorevole all’intervento nella I guerra mondiale. Il romanzo, pubblicato nel 1921, gli procurò non pochi appunti dai critici coevi che lo accusarono di eccessivo intellettualismo. Ma è proprio quel mondo, uscito disintegrato dalla Grande Guerra e incapace di decidere quale direzione prendere, che Borgese intende mettere sotto la propria lente d’ingrandimento. Continua a leggere

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Montandon e il fascino della luna di Consolo

Non conoscevo Pietro Montandon. Devo a una segnalazione di Claudio Masetta Milone, attento conservatore della memoria di Vincenzo Consolo in quel di Sant’Agata di Militello nonché animatore dell’Associazione Amici di Vincenzo Consolo, se sono arrivato a questo spettacolo ieri sera al Teatro Erba di Torino. Anche la mia conoscenza dello scrittore siciliano è stata tardiva ma presto è diventato una delle mie letture predilette. Lunaria è una favola teatrale su un tema letterario antichissimo, la luna appunto. Ero proprio curioso di vedere come Montandon lo avrebbe portato in scena. Continua a leggere

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Ho letto “La verità su Amedeo Consonni” di Francesco Recami

Eravamo rimasti a interrogarci se Amedeo Consonni fosse vivo o morto (Morte di un ex tappezziere), poi avevamo visto l’andamento della casa di ringhiera in assenza del suo personaggio più significativo (Il diario segreto del cuore). Ora Recami ci ripropone la vita di quel complesso di appartamenti in via Accademia 14 a Milano. Se nella puntata precedente, assente l’Amedeo (L’esecuzione del tappezziere aveva goduto di una grande attenzione mediatica), la scena era stata presa tutta dai figli del Giorgi, Margherita e Gianmarco, alle prese con i traumi della pubertà, con questo nuovo libro tutti i pittoreschi personaggi che popolano la casa di ringhiera riconquistano il loro giusto spazio. Con la sorpresa del Consonni che non era affatto morto ma, cambiato nome e messo sotto protezione, era in attesa di testimoniare al processo contro gli slavi per la strage nella ex discoteca di Corsico e per la tratta delle giovani schiave dell’est. Mi sono portato avanti, ma occorre fare un passo indietro.
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Ho letto “Il coltello” di Jo Nesbø

Funziona grazie a una lente di Fresnel che registra i raggi infrarossi emessi dal calore di animali, persone e quant’altro. Quando la temperatura cambia rispetto all’ambiente circostante la ripresa si avvia in automatico.
Harry Hole ha ricominciato a bere e passa da una tremenda sbornia ad un’altra. Non riesce a darsi pace di essere stato cacciato di casa dalla moglie Rakel dopo averle confessato, anzi non negato, una scappatella. Tuttavia è stato abbastanza lucido da installare un rilevatore di selvaggina sugli alberi proprio di fronte alla loro originale casa di tronchi. Questo perché entrambi hanno ricevuto minacce di morte da uno stupratore seriale, Svein Finne, dapprima condannato grazie all’indagine condotta da Hole, e poi tornato libero. In una puntata precedente della saga il biondo e dinoccolato poliziotto norvegese (è alto 1,93) aveva ucciso un suo figliastro.
Il rilevatore è un’arma a doppio taglio, perché inchioda Hole mentre si reca dalla moglie proprio nella notte in cui viene uccisa a coltellate. Quella sera era a sbronzarsi fino a perdere conoscenza con un collega nel solito pub e la mattina dopo quando si risveglia a casa propria si trova le mani e gli abiti imbrattati di sangue.
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Ho letto “Il fantasma della memoria” conversazioni con W.G.Sebald

Un articolo di Avvenire dell’8 agosto scorso a firma Massimo Onofri segnalava l’uscita di questo bel libro, curato in inglese nel 2007 da Lynne Sharon Schwartz e ora riproposto dalla Treccani. È una raccolta di saggi, interviste, conversazioni che esplora l’opera del grande scrittore tedesco W.G. Sebald.
Ero arrivato a Sebald nel 2011 leggendo un’intervista a John Banville che lo indicava come un grande della letteratura europea. Avevo iniziato la sua lettura partendo da Vertigini, un libro di viaggi, quattro racconti di peregrinazioni in Italia, dell’autore e di altri personaggi, un soldato napoleonico (Stendhal?), un certo K. dietro al quale non è difficile riconoscere Kafka. Poi sono incappato in un saggio di Tim Parks, risalente al 2000 e pubblicato da The New York Review of Books, che ora apre questo volume e che analizza proprio Vertigini. Da allora in poi ho letto tutto Sebald e mi accingo a rileggerlo perché questo scrittore prematuramente scomparso a 57 anni in un incidente stradale nel 2001 riserva sempre sorprese a ogni rilettura. Continua a leggere

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Ho letto “L’anno 3000” di Paolo Mantegazza

L’uomo consuma nelle battaglie d’amore un’energia molto superiore a quella che spende una donna. E se lo dice il Mantegazza...
Parto da questa citazione di Emerenziano Paronzini (Ugo Tognazzi) tratta dal film di Alberto Lattuada Venga a prendere il caffè da noi (1970), a sua volta ispirato al romanzo La spartizione di Piero Chiara (1964) per inquadrare Paolo Mantegazza (Monza 1831 – Lerici 1910), medico fisiologo, antropologo, divulgatore scientifico e culturale, scrittore. Fu anche patriota e uomo politico e da parlamentare del Regno avversò la famosa ‘tassa sul macinato’. Recentemente ho scoperto di aver avuto nella famiglia di mio padre una ascendente di nome Luigia Mantegazza. Mi sono ricordato così del fisiologo dal film con Tognazzi e ho trovato, tra infinite pubblicazioni scientifiche, un paio di suoi romanzi. Uno è Testa (1887), risposta ragionata al Cuore di DeAmicis di cui rappresenta il seguito. L’altro è questo libro, un romanzo satirico fantapolitico del 1897 considerato uno dei primi esempi di fantascienza italiana. Continua a leggere

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“Mai morti” un monologo sempre attuale

Prodotto dal Teatro della Cooperativa, Mai morti è stato scritto da Renato Sarti ed è interpretato da Bebo Storti, attore drammatico (è stato l’avv. Coppi nel film Il traditore di Marco Bellocchio), ma lo ricordo in tante interpretazioni comiche ad iniziare dal Conte Uguccione a Mai dire gol. Il titolo del monologo, Mai morti, prende a prestito il nome di uno dei più terribili battaglioni della Decima Mas che operò a fianco dei nazisti nella repressione anti partigiana.
Lo spettacolo, un monologo incalzante di sessanta minuti, risale al 2000, quindi è piuttosto datato. Visto qualche giorno fa al Teatro Astra di Torino per la stagione del TPE, Mai morti rivela tuttavia ancora oggi la sua drammaticità e attualità, soprattutto se messo in relazione con quanto sta accadendo di questi tempi nelle nostre piazze, virtuali e reali.  Continua a leggere

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Ho letto “È granata il colore del bene” di Remo Vinciguerra

Noi del Toro siamo fatti così. In periodi di scarse soddisfazioni sportive, cioè quasi sempre, ci aggrappiamo alla memoria. Infatti sfido qualsiasi squadra di calcio italiana ad avere una pubblicistica vasta come quella del Torino. Quest’anno poi, che si è celebrato il settantennale della tragedia di Superga, l’editoria granata è letteralmente esplosa. Documenterò a dovere ogni libro letto e che ho regolarmente comprato, taluni scritti da amici e colleghi giornalisti. Di questo però nulla sapevo, mi è stato regalato da un carissimo amico rispettoso della mia fede calcistica.
È un volumetto davvero speciale, molto originale, perché affronta la storia del Grande Torino sotto un’angolatura imprevista. Intanto il titolo incuriosisce, È granata il colore del bene, e mette questa maglia al di sopra di qualsiasi altra casacca a righe, rombi, pallini, tinte che non siano la nostra. Poi l’autore, apprendo dal risvolto di copertina che Remo Vinciguerra è musicista, compositore e autore di almeno cinquanta pubblicazioni di didattica musicale, e difatti fornisce una bella playlist di titoli da ascoltare mano a mano che la lettura della favola procede, da Mahler ai Pink Floyd, dai Led Zeppelin a Vivaldi. Continua a leggere

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Ho letto “D’amori di colori e d’incanti” di Gloria Peria

Per le vie imperscrutabili che conducono alla nebulosa delle coincidenze, sono venuto in contatto con Gloria Peria, direttore scientifico degli Archivi Storici dei sette Comuni dell’Isola d’Elba, nonché autrice di questo piccolo saggio. Ho scoperto così che si è occupata, tra altri scritti, di una misconosciuta (per me) scrittrice ottocentesca, Evelina Cattermole, nota anche come la Contessa Lara. Subito mi sono premurato di cercare il suo romanzo, l’unico tra tante raccolte di novelle, poesie, storie per bambini e una lunga attività di collaborazione a giornali e riviste letterarie. Era L’innamorata ed è stata una lettura interessante, soprattutto se messa in relazione con Il piacere di Gabriele D’Annunzio che avevo letto poche settimane prima. Le analogie tra le due opere sono contenute nel mio commento allo scritto della Contessa Lara. A questo punto non mi restava che cercare il breve saggio di Gloria Peria e approfondire la conoscenza con l’irrequieta letterata fiorentina la cui tumultuosa vita terrena si è sviluppata tutta nella seconda metà dell’800. La sua biografia meriterebbe un film a cui finora nessuno ha pensato, così come lo stesso romanzo L’innamorata potrebbe essere facilmente sceneggiato.
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Jérôme Thomas, jongleur e poeta inarrivabile

Sarebbe piaciuto molto al mio amico Gigi Biolcati, musicista eclettico percussionista one-man-band (posto che già non lo conosca), Jérôme Thomas che ho visto l’altra sera al Café Müller nello spettacolo I-Solo, prima nazionale di una sua creazione del 2018. Credo che entrambi parlino la stessa lingua, più sul versante musicale il primo, più sulla giocoleria l’artista francese. Dico questo perché l’aspetto ritmico-percussivo li accomuna, essendo in grado di generare ‘rumore’ con qualsiasi cosa. È stata proprio la sua capacità di manovrare ritmicamente gli oggetti disseminati sulla scena la prima cosa che mi ha colpito, siano essi cocci, sonaglini, pedane, metalli, tessuti, tavoli sonori, un’asta da microfono, palline di gomma e ogni altra minuteria.  Continua a leggere

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