“L’università del crimine”, nel mirino i professori al governo

Gli studiosi hanno conoscenze; gli intellettuali hanno opinioni che amano esprimere in ogni occasione. L’espressione della propria opinione è intrecciata con due caratteristiche, ognuna delle quali ha una ricaduta sessuale.
L’università del crimine è stato scritto nel 2017, stesso anno di Il prezzo dei soldi, ed è il tredicesimo e a oggi terzultimo libro della saga del commissario Charitos. È importante contestualizzarne la scrittura perché tutti i romanzi di Petros Markaris si innestano sulla stringente attualità greca e a volte anche europea.
In questa storia il direttore Ghikas va in pensione e non viene sostituito, Kostas Charitos è sempre in odore di promozione, la figlia Caterina è in attesa del primogenito. Il commissario e la moglie Adriana sono appena andati in vacanza nell’Epiro dove hanno fatto conoscenza con tre simpatiche ed esuberanti zitelle. Continua a leggere

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“Lo scarafaggio”, accorato pamphlet di McEwan contro la Brexit

…se la ragione non apre gli occhi e non si decide a riprendere il sopravvento, potremmo doverci affidare al conforto della risata.
Con un occhio (evidente, inevitabile) a Franz Kafka e un altro al Jonathan Swift di Una modesta proposta (il saggio in cui lo scrittore irlandese suggerisce di risolvere il sovrappopolamento con un metodo onesto, facile e poco costoso e cioè ingrassare e cuocere i bambini dei poveri e darli da mangiare ai ricchi proprietari terrieri), Ian McEwan ci regala un pamphlettino divertente sulla Gran Bretagna di oggi quella che ciecamente e bovinamente continua a voler perseguire la Brexit. L’autore di Espiazione, Solar, La ballata di Adam Henry, Macchine come me non le manda a dire, infatti apre la sua postfazione scrivendo: Attraverso impegnativi e costanti negoziati di ben due primi ministri, tra caos e paralisi parlamentare, dopo due consultazioni elettorali, in un paese amaramente spaccato in due, la Gran Bretagna sta cercando di realizzare il più insulso, masochistico e inconcepibile proposito della storia di queste isole. Perché ci stiamo facendo questo?, continua ancora l’indignato McEwan, perché sì. Ce l’hanno fatta con il 37%… Utilizzando il classico espediente da incantatori populisti, titolari di fondi di investimento favorevoli alla Brexit, plutocrati, ex allievi di Eaton College e proprietari di testate giornalistiche hanno presentato se stessi come nemici dell’éliteContinua a leggere

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“Fiore di roccia”, Ilaria Tuti mette la Storia nella storia

Siamo sempre altri per qualcun altro. C’è sempre un sud e un nord, un est e un ovest. Non hanno forse anche gli altri una madre e un padre che li aspettano?
Seguo Ilaria Tuti da un paio d’anni, dall’uscita del primo dei due romanzi che hanno per protagonista il commissario Teresa Battaglia. Mi piace perché ambienta le sue storie tra boschi, pietre e ghiacci delle sue montagne, che sono quelle dell’alto Friuli. In più attinge a elementi delle tradizioni e del folklore locali. In questo libro fa un ulteriore salto di qualità e aggiunge la Storia, nella fattispecie l’inferno del fronte carnico della prima guerra mondiale. Protagonista ancora una donna, anzi le donne.
Fiore di roccia è un omaggio alle coraggiose contadine, ricordate e onorate oggi come ‘Le Portatrici carniche’.
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“Le ospiti segrete” di John Banville, principesse tra finzione e realtà storica

Si era creato un grande scompiglio, non solo perché le ragazze erano chi erano...
Diavolo d’un Banville, che cosa si è inventato! Prende a prestito una pagina di storia e la stravolge (ma neanche tanto) con la sua penna formidabile. Nel 1939, allo scoppio della guerra, papà Giorgio VI (aveva una lieve balbuzie, che peggiorava quando era agitato...), in previsione dei bombardamenti tedeschi su Londra, rimane saldamente in città ma allontana le figlie Elizabeth e Margaret evacuandole al sicuro per qualche mese nel castello di Balmoral, in Scozia. Questa la realtà storica.
Banville sposta la vicenda in avanti di qualche mese e si immagina che anziché in Scozia le due ragazzine – Elizabeth ha tredici anni, Margaret ne ha dieci – vengano mandate in Irlanda, allora neutrale rispetto al conflitto mondiale, ma pur sempre Paese che viveva degli echi della ribellione verso l’Inghilterra. La meta è la tenuta del duca di Edenmore, lontano parente della famiglia reale. Continua a leggere

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“Ohio”, dall’11 settembre a Trump, epico romanzo sulla gioventù americana

Difficile dire dove finisca questa storia o come sia cominciata, perché una delle cose che alla fine imparerete è che il concetto di linearità non esiste. Esiste solo questo sogno collettivo scatenato, incasinato, incendiario in cui nasciamo, viaggiamo e moriamo tutti.
Un esordio letterario significativo quello di Stephen Markley, che colpisce con una vicenda corposa basata su tre pilastri fondamentali: quando? il dopo ‘torri gemelle’; dove? una cittadina del cosiddetto ‘rust belt‘, la cintura-ruggine, a ovest di New York, tra Ohio, Pennsylvania, Indiana, Virginia, un tempo cuore delle acciaierie del Paese e nell’ultimo quarto di secolo in inevitabile declino, luoghi in cui si sprecano le case con le scritte ‘vendita’ e ‘pignoramento’; chi? una generazione perduta che segna forse la fine del ‘sogno americano’ così come è stato sempre inteso.  Continua a leggere

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“Il giardino delle delizie” è in realtà un inferno. L’Epopea americana di Joyce Carol Oates

Una massima diceva: più incidenti ti capitano, meno ne hai in serbo.
Sono approdato a Joyce Carol Oates avendo letto il suo racconto contenuto nella raccolta Ombre, a cura di Lawrence Block, diventata per me una miniera di spunti di lettura. L’incisivo racconto La donna alla finestra, ispirato come gli altri a un quadro di Edward Hopper, mi ha indotto a conoscere meglio la prolifica scrittrice newyorkese. Così sono partito dalla prima puntata della tetralogia dedicata all’Epopea Americana. Inizia sotto il sole dell’Arkansas, anni cinquanta e sessanta. Clara è figlia di due contadini che si spostano continuamente per cercare lavoro. Fanno parte di un gruppo che va a raccogliere frutta e verdura sotto le direttive di quello che da noi si chiamerebbe un ‘caporale’. Vita grama, nessuna speranza di piantare le radici da qualche parte. Clara, come gli altri fratelli, trascorre infanzia e adolescenza senza istruzione, in mezzo ai campi, con l’unica prospettiva di continuare il mestiere dei genitori, tuttavia coltivando un proprio spirito ribelle.  Continua a leggere

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“Lo specchio delle nostre miserie”, quando la storia è a servizio del romanzo

In tempo di guerra, è più importante un’informazione rassicurante che un’informazione giusta.
Termina con questo romanzo la trilogia ambientata nella Francia tra le due guerre, iniziata con Ci rivediamo lassù e proseguita con I colori dell’incendio. Lo si può leggere tranquillamente senza aver letto i precedenti perché i legami tra un libro e l’altro sono alquanto esili. Il filo conduttore nella trilogia è semmai il clima di sconfitta morale e sociale nella Francia di allora acuito qui dalla débâcle nazionale con l’arrivo delle truppe del Reich a Parigi. E’ la metà del 1940, la giovane Louise Belmont arrotonda lo stipendio da maestra servendo ai tavoli nei fine settimana al ristorante Petite Bohéme proprio di fronte a casa sua. Ogni sabato a pranzo si siede sempre allo stesso tavolo un anziano medico, il dottor Thirion, cliente ventennale dell’oste Monsieur Jules. Un giorno il vecchio prende coraggio e dice a Louise che vorrebbe vederla nuda e nient’altro, anche pagando una buona cifra. Spaventata, imbarazzata, la ragazza prende tempo e poi accetta chiedendo in cambio diecimila franchi. Continua a leggere

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Haruf e Lansdale, due Americhe e una Cadillac rossa

Ne scrivo insieme perché li ho letti in sequenza, anche se sono due autori lontanissimi tra loro. Il fatto è che vi ho trovato un’altra delle coincidenze che caratterizzano e arricchiscono le mie letture. In questo caso si tratta di una Cadillac rossa. Un’auto che, nel sentire comune, è sempre stata sinonimo di lusso e ricchezza, tanti film e tanti libri americani ce lo hanno raccontato per decenni. Ora, cosa serve a un disgraziato per dimostrare agli altri di essere ‘arrivato’? Nulla di meglio che possedere una Cadillac e se poi è rossa il successo raggiunto diventa ancora più appariscente. È ciò che accade a Jack Burdette che ritorna a Holt (l’immaginifica cittadina della Pianura, creata da Kent Haruf) dopo otto anni di fuga dalle sue malefatte e dalle responsabilità familiari. La parcheggia nella strada principale proprio per provocare i suoi ex concittadini che aveva truffato andandosene con la cassa della cooperativa degli agricoltori che gestiva i silos del grano. Nonostante un passato burrascoso Burdette era arrivato a esserne il direttore.  Continua a leggere

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“Riccardino”, il pirandelliano addio di Salvo Montalbano

“Talè! Talè! ‘U commissariu arrivò!”. “Montalbano è!”. “Cu? Montalbanu? Chiddro di la tilevisioni?”. “No, chiddro veru”.
Uno si sarebbe aspettato un’uscita di scena drammatica, se non tragica, come quella di Endeavour Morse, ispettore capo della Thames Valley Police di Oxford nella lunga e fortunata serie di Colin Dexter, oppure come Fabio Montale, l’ex-poliziotto di origine italiana nella splendida trilogia di Jean-Claude Izzo. Invece l’autore di Porto Empedocle ha scelto la modalità più pirandelliana possibile per l’addio di Salvo Montalbano dalle scene letterarie. Scritto tra il 2004 e il 2005 all’approssimarsi dell’ottantina di Camilleri, poi ripreso nel 2016 per alcuni aggiornamenti di carattere linguistico, Riccardino è l’ultimo regalo del prolifico scrittore agli innumerevoli fan del commissario di Vigata.
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Jakob Mendel, il cittadino dei libri, un’altra perla di Stefan Zweig

E gli esperti di libri conoscevano tutti Jakob Mendel. Così come, quando si voleva un parere su uno spartito, si andava alla società filarmonica da Eusebius Mandyczewski.
Bellissimo racconto di Stefan Zweig che mette al centro il mondo e la passione dei libri. Ambientazione viennese a metà degli anni Venti (lo scritto è stato pubblicato nel 1929, nel 2008 la prima edizione italiana). Il narratore capita in un famoso locale per ripararsi da un temporale e si ricorda di esserci già stato prima della guerra: Per fortuna a Vienna c’è un caffè in attesa a ogni angolo, e io mi rifugiai in quello proprio lì di fronte, con il cappello già gocciolante e le spalle bagnate fradice.
Gli sovviene che in quel luogo trascorreva le sue ore un personaggio curioso, un venditore di libri usati che possedeva una cultura sterminata ed era in grado di scovare libri in tutto il mondo, qualsiasi opera, recente o risalente a due secoli prima, conosceva date e luoghi di pubblicazione, autori, prezzi (nuovi e usati), riconosceva la veste tipografica da lontano, amava i frontespizi.  Continua a leggere

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