Ho letto “L’olivo e l’olivastro” di Vincenzo Consolo

Va lo smarrito marinaio, il pellegrino delle macerie, delle tombe, per il villaggio perso, va gravato di ricordi, dell’orrore di uno scheletro legato alla polena, d’un albero trafitto appeso al collo.
Credo di non poter più andare in Sicilia senza avere un libro di Vincenzo Consolo in mano. L’ho riprovato recentemente, girovagando per luoghi per altro già visitati in precedenza, portando con me L’olivo e l’olivastro (1994), iniziato la notte prima dello sbarco dal traghetto e terminato un’ora prima di imbarcarmi per il continente. In mezzo ci sta una settimana di scoperte e riscoperte, grazie ad un libro che è molto più di una guida “Lonely Planet”, perché mette direttamente in contatto intellettuale e spirituale con l’Isola.
L’olivo e l’olivastro rappresenta un viaggio attraverso secoli di cultura sulle orme di viaggiatori mitici come Ulisse, Goethe e Maupassant, Caravaggio e luoghi degli scrittori siciliani come Pirandello, Verga, Vittorini, Sciascia. Tutto s’intreccia con l’oggi di Consolo, tra i profughi del terremoto del Belice e gli emigrati in Svizzera. Vincenzo Consolo, pure lui sradicato dalla sua terra, ha scritto pagine memorabili sulla Sicilia, amandola e ricordandola da Milano, dove ha svolto la sua attività di giornalista e scrittore.
Siamo profughi, sì terremotati, con le borse, i sacchi, le coperte. Ci aiuteranno, sì, però l’affronto resta. Dicono che ci daranno alloggio e un lavoro. Io, per me, voglio emigrare in Svizzera.
Milazzo, Siracusa, Gela, Cefalù, Trapani, Caltagirone, Zafferana, Gibilmanna, Segesta, Catania si snodano nella narrazione dello scrittore su una terra di grandi contraddizioni e comunque di tante storie da raccontare. Ad ogni pagina una nuova suggestione, uno stimolo, un invito al viaggio e all’approfondimento.
Si incontrano subito nella vicenda di Ulisse, l’olivo e l’olivastro, il coltivato e il selvatico. Aggiungerei, la bellezza e la tragedia. Simboleggiano la natura della Sicilia, l’umano e il bestiale “come presagio di una biforcazione di sentiero o di destino”. Lì, in una tana, ha trovato nascondiglio l’Ulisse impotente e abbandonato. Come metafora è da interpretare il braccio di mare che separa Scilla e Cariddi per chi è nato per caso nell’isola dei tre angoli.
E poi i luoghi dei Malavoglia, Consolo invita a riprenderne la lettura: Acitrezza, La Trezza, ‘A Trizza, la treccia, l’intreccio. Forse nessun romanzo moderno è così privo d’intreccio come I Malavoglia. Un poema narrativo, un’epica popolana, un’odissea chiusa, circolare… dà il senso della mancanza di movimento, dell’assenza di sviluppo, suggerisce l’immagine della fissità… Verga da rileggere subito! Consolo lo omaggia di una visita da parte di Pirandello in un momento della vita in cui lo scrittore catanese di Mastro Don Gesualdo finge di scrivere ancora un romanzo, ma è dedito alla coltura degli agrumi, alla cura dei nipotini, nella noia brancatiana del Circolo Unione. Attorno a lui si affollano altri intellettuali siciliani, Villaroel, Martoglio, De Roberto.
Ma accanto alla letteratura ‘alta’ c’è quella furbastra e volgare, sulla degradazione e la marginalità sociale, sul male di Gela, di Licata, di Palma di Montechiaro, di Canicattì o di Palermo servito in serials televisivi, in Piovra 1, Piovra 2, Piovra 3… ecolalìa sui mali di Sicilia.
Incidentalmente mi trovavo a Siracusa e leggevo le pagine che Consolo dedica alla città e alla visita di Caravaggio (il Seppellimento di Santa Lucia!), alla leggenda del tiranno Dionisio, alla figura a me sconosciuta del ceroplasta Zummo. A Siracusa fa tappa Guy de Maupassant e dedica pagine all’Orecchio di Dionisio nel suo Viaggio in Sicilia.
Ma per fortuna la Sicilia è terra di fiori, profumi, colori e anche questo emerge dalle pagine del libro, l’arancio, il melograno, il gelsomino, il rosso scuro della sulla in fiore… Questa è la Sicilia di Vincenzo Consolo che ci ha regalato forse involontariamente una guida preziosa utile a ogni viaggiatore che voglia approfondire la sua magnifica regione.

Di Vincenzo Consolo ho recensito:
Esercizi di cronaca (2013)
La mia isola è Las Vegas (2012)
Lo spasimo di Palermo (1998)
Le pietre di Pantalica (1988)
Il sorriso dell’ignoto marinaio (1987)
Retablo (1987)

Share this nice post:
Questa voce è stata pubblicata in Libri, Mare e contrassegnata con , , , . Contrassegna il permalink.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*