Ho letto “Il fantasma della memoria” conversazioni con W.G.Sebald

Un articolo di Avvenire dell’8 agosto scorso a firma Massimo Onofri segnalava l’uscita di questo bel libro, curato in inglese nel 2007 da Lynne Sharon Schwartz e ora riproposto dalla Treccani. È una raccolta di saggi, interviste, conversazioni che esplora l’opera del grande scrittore tedesco W.G. Sebald.
Ero arrivato a Sebald nel 2011 leggendo un’intervista a John Banville che lo indicava come un grande della letteratura europea. Avevo iniziato la sua lettura partendo da Vertigini, un libro di viaggi, quattro racconti di peregrinazioni in Italia, dell’autore e di altri personaggi, un soldato napoleonico (Stendhal?), un certo K. dietro al quale non è difficile riconoscere Kafka. Poi sono incappato in un saggio di Tim Parks, risalente al 2000 e pubblicato da The New York Review of Books, che ora apre questo volume e che analizza proprio Vertigini. Da allora in poi ho letto tutto Sebald e mi accingo a rileggerlo perché questo scrittore prematuramente scomparso a 57 anni in un incidente stradale nel 2001 riserva sempre sorprese a ogni rilettura. Molti autori dei contributi che compongono Il fantasma della memoria sono concordi nell’affermarlo: appena terminata l’ultima pagina di un suo libro viene l’urgenza di rileggerlo. Quindi ho considerato una gioia, un lusso, mettere le mani sulla raccolta della Schwartz che offre uno sguardo in profondità nella vita e nei lavori di Sebald.
Ciò che amo delle sue opere è che riesce a parlare di sé scrivendo di altri ed è quello che vorrei tanto riuscire a fare io. I suoi libri – la discussione se chiamarli romanzi oppure no si dipana in tutto il volume – sono pieni di rimandi e di inviti occulti all’approfondimento, siano essi percorsi, viaggi, peregrinazioni, opere d’arte, artisti da seguire o scrittori da leggere. Chi avesse voglia di verificarlo qui sotto sono riportati i miei commenti ai vari libri letti.
Afferma la Schwarz che Sebald, più di chiunque altro autore della nostra epoca, ha rinnovato la forma stessa della scrittura. Le sue frasi ondulatorie, ipnotiche (nonostante la loro aura antiquata) sono paradigmi della sensibilità moderna, con la loro irrequietezza strettamente intrecciata a un certo torpore.
Non è certamente uno scrittore che mette buonumore, proprio no, Sebald è terribilmente malinconico come i personaggi delle sue pagine. Una delle parole più care a Sebald è coincidenza a cui attribuisce sempre un valore negativo, quasi distruttivo. Su questo punto insiste molto il saggio di Tim Parks, intitolato Le seduzioni di W.G.Sebald.
Ad esempio nell’intervista di Eleanor Wachtel, Sebald parla del suo Gli emigrati (per un refuso nella prima edizione italiana era stato pubblicato come Gli emigranti, cosa che ne avrebbe falsato tutto il senso) e dice: Sono tutte storie di suicidio o, per meglio dire, di suicidio in età avanzata, il che è relativamente raro, ma piuttosto frequente come sintomo di ciò che conosciamo come “sindrome del sopravvissuto”.
La memoria è un altro nodo fondamentale nella letteratura di Sebald: Ampi tratti della vita svaniscono nell’oblio, in un certo senso. Ma ciò che sopravvive nella mente acquisisce un grado di densità considerevole, e un alto grado di peso specifico. E naturalmente una volta gravati da questo tipo di peso non è difficile venirne trascinati a fondo. Ricordi di questo tipo hanno la tendenza a gravare sull’emotività.
Assai critico nei confronti dello scrittore è Michael Hofmann che nel suo saggio scrive: Ma la cosa ancora più stravagante è che Sebald opera senza obbedire ad alcuna procedura, senza offrire nessuna delle piacevolezze del romanzo. La totale assenza di humour, fascino, grazia, sensibilità è straordinaria, come lo è il fatto che opere che manchino totalmente di ciascuna di queste componenti possano godere di successo in Inghilterra.
Sebald ne è consapevole e afferma che la scrittura stessa è tutto fuorché un’occupazione piacevole. È tirar fuori qualcosa dal nulla, è faticoso, ma è come un gioco di prestigio. A questo proposito alcuni si interrogano sulla veridicità di quanto presente nei suoi libri. Nella sua conversazione Joseph Cuomo lo incalza e pare mettere Sebald con le spalle al muro:  Si parte da questa serie di menzogne, che poi attraverso un elaborato percorso arrivano a diventare una forma di verità che è ancora più precisa, così si spera, di un fatto comprovabile oltre ogni dubbio. La sfida è questa. Se funziona ogni volta è tutta un’altra questione.
Anche Ruth Franklin nel saggio Anelli di fumo avrebbe qualcosa da obiettare. Sebald in ogni suo scritto dissemina le pagine di fotografie in bianco e nero, talvolta originali d’epoca, altre volte si tratta di scatti dello scrittore stesso che viaggia sempre con un apparecchio fotografico. Le fotografie non sono corredate da credits, né da didascalie, né ne viene indicata in alcun modo la provenienza; il testo descrive il momento in cui alcune sono state scattate, mentre altre sembrano più genericamente illustrative, e altre ancora infine totalmente casuali. Dunque Sebald è un simpatico impostore e con le fotografie gioca? Potrebbe essere una scorciatoia, si difende, quando manca la memoria l’arte ne fa le veci, ma non è una degna sostituta.
La faccio breve, perché altrimenti su Sebald mi dilungherei all’infinito. Ogni saggio qui presente tratta un libro specifico dello scrittore e ogni contributo, ovviamente secondo la sensibilità di chi l’ha compitato, avvicina W.G.Sebald a qualche grande della letteratura, Cervantes, Proust, Calvino, Thomas Bernhard… Avevo iniziato la lettura convinto di riuscire a sviscerare meglio le suo opere, ma mi sono accorto che continua ad essere sfuggente, inafferrabile. Forse è qui la grandezza di W.G.Sebald.

Gli emigrati
Gli anelli di Saturno: un pellegrinaggio in Inghilterra
Secondo natura: un poema degli elementi
Storia naturale della distruzione
Il passeggiatore solitario: in ricordo di Robert Walser
Le Alpi nel mare
Moments musicaux
Soggiorno in una casa di campagna 

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Una risposta a Ho letto “Il fantasma della memoria” conversazioni con W.G.Sebald

  1. Enza scrive:

    Un grazie per questa ulteriore cura nei confronti dei lettori del suo blog e degli estimatori di Sebald. Anche io ho letto il suo stesso articolo. Lei mi ha chiarito meglio il contenuto del saggio-saggi. Che uno dei più grandi scrittori del secolo scorso, resti inafferrabile credo sia proprio della sua vastità ( lei lo ipotizza ) . E’ un gusto , del resto, che lascia a noi che ne annusiamo, inseguiamo le tracce. Lo rileggeremo così tante volte e sempre ci stupirà.

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