Jérôme Thomas, jongleur e poeta inarrivabile

Sarebbe piaciuto molto al mio amico Gigi Biolcati, musicista eclettico percussionista one-man-band (posto che già non lo conosca), Jérôme Thomas che ho visto l’altra sera al Café Müller nello spettacolo I-Solo, prima nazionale di una sua creazione del 2018. Credo che entrambi parlino la stessa lingua, più sul versante musicale il primo, più sulla giocoleria l’artista francese. Dico questo perché l’aspetto ritmico-percussivo li accomuna, essendo in grado di generare ‘rumore’ con qualsiasi cosa. È stata proprio la sua capacità di manovrare ritmicamente gli oggetti disseminati sulla scena la prima cosa che mi ha colpito, siano essi cocci, sonaglini, pedane, metalli, tessuti, tavoli sonori, un’asta da microfono, palline di gomma e ogni altra minuteria.  Continua a leggere

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Ho letto “Il labirinto degli spiriti” di Carlo Ruiz Zafón

Dietro ogni uomo malvagio c’è sempre una donna peggiore. Si dice anche questo.
È il quarto e ultimo libro della tetralogia del Cimitero dei Libri Dimenticati. Mi aveva intrigato parecchio il primo L’ombra del Vento (2001) e mi ero perso i successivi, Il Gioco dell’Angelo (2008) e nel 2011 Il Prigioniero del Cielo. Sono storie legate tra loro e alcuni personaggi sono gli stessi dei libri precedenti, direi che i 4 romanzi sono interdipendenti ma si possono leggere anche non in sequenza. L’idea di un luogo occulto dedicato ai libri mi era parsa geniale, come conservare e preservare la memoria e la storia del mondo con un guardiano senza tempo. Al di sopra si svolge la storia, che più terrena non si può. Prende le mosse a Barcellona nel 1959, in pieno periodo franchista, con una giovane investigatrice al servizio di una non meglio definita polizia segreta. Abile nel travestimento e a districarsi in ogni situazione, a usare le armi, Alicia Gris è in realtà manovrata da un suo mentore, Leandro Montalvo, che l’ha istruita dopo averla salvata dai bassifondi della città catalana. Continua a leggere

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Ho letto “La pioggia gialla” di Julio Llamazares

Il tempo finisce sempre per cancellare le ferite. Il tempo è una pioggia gialla e paziente che a poco a poco spegne anche gli incendi più violenti.
Credo nelle coincidenze, soprattutto se sono volute, cercate. Salivo da Huesca verso i Pirenei e il Portalet d’Aneu. Mi sono fermato qualche ora a Biescas, prima di riprendere la salita verso il passo che conduce in Francia. Tempo di acquistare al mercato ai bordi del rio Gállego quel pane e formaggio che avrei consumato in cima al colle. Proprio quella sera avrei incontrato Biescas nelle pagine di questo libro che stavo leggendo, perché è in quei dintorni che Julio Llamazares, spagnolo di Leon,  ambienta La lluvia amarilla (1988).
È un libro sulla solitudine, la memoria, la vecchiaia, sulla tenacia nella difesa di un territorio, che nella fattispecie è un villaggio arroccato sui Pirenei, a ore di cammino dal centro ‘civilizzato’ più vicino.  Continua a leggere

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Ho letto “La follia Mazzarino” di Michel Bussi

Una sola domanda mi tormenta, l’ultima: avranno il coraggio di torturarmi prima di farmi fuori?… Violentatori di memoria.
Sono al terzo romanzo di Michel Bussi, uno che fa dell’inverosimiglianza la cifra stilistica dei suoi libri. Ma così tanto piacciono ai suoi lettori che ne comprano centinaia di migliaia di copie ogni anno. Dopo Mai dimenticare (Normandia) e Non lasciare la mia mano (Île de la Réunion), questo è ambientato in una (finta) isola del piccolo arcipelago (vero) di Isole della Manica. Sebbene pubblicato in Italia da edizioni e/o solo nel 2019, La follia Mazzarino risale a dieci anni prima ed è – scrive l’autore in prefazione – la prima narrazione che ha inventato.
L’incredibile vicenda ha luogo a Mornesey, come detto isola anglo-normanna inventata, frequentata in estate da frotte di turisti e un tempo nota per l’abbazia di Saint-Antoine, poi diroccata e oggetto di ricerche archeologiche. In vacanza estiva per un corso di vela arriva il quasi sedicenne Colin Remy, orfano dall’età di sei anni di entrambi i genitori, archeologi che proprio sull’isola avevano abitato lavorando a un cantiere di scavi e restauro dell’abbazia. Continua a leggere

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Ho letto “Vite rubate” di Daria Giuffra

Proprio mentre il Collettivo Decanter scriveva musica e parole di Emilia d’Hercole, poi diventato titolo dell’intero cd, una giovane elbana scriveva un libro sulla stessa eroina di Rio Marina. Era il 2018. Si sa come vanno le cose, la vita è pena di coincidenze e di incroci che non sempre si realizzano al momento giusto. Così un anno dopo Daria Giuffra, autrice di Vite rubate, si è accorta della canzone dopo la tournée estiva all’Elba del Collettivo e viceversa Marta Caldara, autrice del brano (con l’aiuto di Vincent Boniface per le musiche e Giacomo Luperini per il testo) ha saputo dell’esistenza del libro. Chissà quali alchimie si sarebbero scatenate se la conoscenza reciproca fosse avvenuta prima. Ma tant’è, libro e album hanno fatto e stanno facendo il loro corso. Con al centro un personaggio leggendario, ma realmente esistito, nella storia dell’Isola d’Elba.
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Ho letto “Io resto qui” di Marco Balzano

Nel giro di pochi anni il campanile che svetta sull’acqua morta è diventato un’attrazione turistica. I villeggianti ci passano all’inizio stupiti e dopo poco distratti. Si scattano le foto con il campanile della chiesa alle spalle e fanno tutti lo stesso sorriso deficiente.
Confesso che anch’io poche settimane fa ho scattato foto davanti al campanile del lago di Resia e fatto selfie da deficiente. Non per questo non mi sono posto delle domande su quanta vita è rimasta là sotto quando hanno costruito la diga. Tuttavia quel campanile a distanza di decenni è un simbolo dell’attrazione turistica che esercita quella zona della Val Venosta e le immagini del lago ghiacciato e innevato, sempre più rare, lo sono ancora di più. Devo all’amico Marco Bobbio la segnalazione di questo libro (in genere non corro dietro ai premi letterari) che sono riuscito a leggere pochissimi giorni dopo la mia vacanza a Merano e dintorni. Quindi ero freschissimo di quei luoghi e quelle atmosfere.
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Ho letto “Il confine” di Don Winslow

Quando ho finito l’ultima pagina sono rimasto senza fiato. Eppure non sono un nuovo lettore di Winslow. Li ho letti tutti e sono assuefatto alla violenza e alla volgarità presenti nei suoi libri, come dimostra l’elenco dei miei commenti qui sotto. Dire che Il confine è tremendo è dir poco. Sono 920 pagine che ti inchiodano nella lettura e non ti lasciano più occuparti d’altro. Don Winslow pone fine alla durissima lotta di Art Keller contro il cartello di Sinaloa e chiude la trilogia. Leggere Il potere del cane e Il cartello per saperne di più. Io non credo però a un definitivo pensionamento dell’ex capo della DEA, anzi mi aspetto che tra qualche anno Winslow vada a riprenderlo nel piccolo ranch in cui si è isolato con Marisol per risolvere qualche altro problema legato alla droga. Da lì Art vede il confine e, oltre, il Messico.
Ma non c’è un muro, né qui né là, pensa sorridendo. E non ci sarà mai. Un confine è qualcosa che ci divide, ma anche che ci unisce; non può esserci alcun muro che divide l’animo umano tra i suoi impulsi positivi e quelli negativi.
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Ho letto “Quel che sa la notte” di Arnaldur Indriðason

Torna la figura di Konrad, il poliziotto in pensione che era già apparso in Una traccia nel buio. Chi meglio di lui può indagare su un cold case, riaperto dopo che è stato rinvenuto il cadavere di un uomo di cui per anni non si è trovata traccia? Non è un vero e proprio richiamo in servizio, anzi Konrad se ne occupa quasi privatamente, a margine dell’inchiesta ufficiale. Per lui è una questione di puntiglio: di quel caso si era occupato trent’anni prima e non averlo risolto era stata una sua sconfitta personale. Il suo attivismo non è visto di buon occhio dai  colleghi di un tempo, ancora in servizio. Tuttavia Marta, l’attuale capo della squadra investigativa, lo lascia fare, confidando nella sua memoria. Inoltre può contare sull’amica Svanhildur, anatomopatologa dell’Ospedale Nazionale dove il cadavere dell’uomo ritrovato è stato portato per i necessari rilievi. A far da sfondo alla vicenda è un problema attualissimo, lo scioglimento dei ghiacciai a causa del riscaldamento globale.  Continua a leggere

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Ho letto “Il giorno del rimorso” di Colin Dexter

“Bisogna muoversi con delicatezza, per evitare di schiacciare i sogni altrui”
Sapevo che sarebbe arrivato il momento in cui avrei dovuto dire addio all’ispettore Morse. Lo attendevo con trepidazione e tristezza. In realtà Endeavour era morto – perché è di questo che si parla – nel 1999 quando Colin Dexter scrisse The Remorseful Day, l’ultimo capitolo della saga dell’ispettore della Thames Valley Police. Tutti i 13 romanzi erano già stati pubblicati tra il 1988 e il 2000 nelle collane di Longanesi e dei Gialli Mondadori. Io li ho scoperti con la prima uscita da Sellerio nel 2010 e da allora ho atteso diligentemente ogni uscita dell’elegante volumetto dalla copertina nera. Solo una volta ho derogato: ero in crisi di astinenza da Morse e ho cercato un Giallo Mondadori sulle bancarelle dell’usato. Dal 1999 Dexter non ha più scritto altro per motivi di salute. Diabete, malattia che ha riversato nel suo personaggio insieme alla profonda conoscenza della musica classica e alla smisurata capacità in fatto di enigmistica. Continua a leggere

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Ho letto “L’innamorata” di Evelina Cattermole

…come il grido di una procellaria sul tumulto di un oceano in tempesta.
Ho scoperto questa scrittrice per quelle vie imperscrutabili che governano la scelta delle nostre letture. Non l’avevo mai sentita nominare, mia lacuna che non ho frequentato a sufficienza quel periodo della letteratura italiana a cavallo tra ottocento e novecento. D’altra parte le varie storie della letteratura italiana dedicano a Evelina Cattermole (il cognome è di origine inglese, come il padre) poche e sbrigative righe. È stata poetessa scrittrice, giornalista, meglio nota per il suo pseudonimo di Contessa Lara. Ha collaborato con diverse riviste letterarie dell’epoca e lasciato alcune raccolte di poesie e di novelle, anche per bambini, e un unico romanzo che è appunto L’innamorata. La Contessa Lara ha avuto una vita molto irrequieta, la sua stessa biografia potrebbe essere oggetto di un film. È curioso aver letto questo romanzo poche settimane dopo Il piacere di Gabriele D’Annunzio. Continua a leggere

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